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Ensemble · Apr 18, 2025

Quando l'interesse è basso ci ignorano

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Ensemble · Ensemble

Che sia dolore mestruale, vivere la sessualità da persona disabile o la possibilità di decidere quando e come avere figli, le esigenze di molte persone vengono ignorate dalla società.

Fino al 1900 le donne andavano dal medico accompagnate dal padre, dal fratello, dal marito; fino a 50 anni fa le persone disabili venivano nascoste in casa, fino a 40 anni fa le persone omosessuali nascondevano il proprio orientamento.

Queste abitudini, unite a pregiudizi e bias, hanno portato a ignorare tanti diritti, all'ignoranza di esigenze reali.

Per approfondire questo argomento ho intervistato Violeta Benini.

Ciao! Sono Virginia Gandini e faccio parte del progetto Ensemble, uno spazio dove portiamo punti di vista e contenuti diversi uniti dallo scopo di rivelare il non detto della narrazione main stream sulla salute delle donne e sui diritti di chi è sottorappresentatɜ

Si definisce una ostetrica Ostetrica Divulvatrice che si prende cura soprattutto dei genitali femminili nella sua totalità, dal menarca alla menopausa.

Da anni è attiva sui social con l’obiettivo di Divulvare: informare le persone sui propri apparati genitali decostruendo stereotipi e disinformazione su tutto ciò che riguarda genitali maschili e femminili, aiutando le persone ad aumentare la consapevolezza di loro stesse.

Non ci avevo mai pensato ma sì, è possibile che il dolore sia stato usato per controllare le donne. Addirittura, fino a un certo periodo storico le donne per andare dal medico dovevano essere accompagnate dal padre, fratello, marito e gli accompagnatori parlavano per loro.

Il messaggio è molto forte: non mi importa di te, non ti riconosco neanche, il tuo dolore non è abbastanza importante per essere visto e riconosciuto, ecco che deve esserci un'altra persona, un uomo, insieme a te.

Se in passato il mancato ascolto era evidente, oggi è meno manifesto (non devi andare con tuo marito dal medico) eppure rimane ancora. Se ci pensiamo, culturalmente se una donna è nelle settimane prima delle mestruazioni e ha sbalzi d’umore è giustificata “dalle sue cose”.

Ecco che il mancato ascolto negli anni ha portato alla normalizzazione di alcuni tipi di dolori.

Partendo dagli squilibri mestruali, che possono presentarsi in tutte le fasi del ciclo mestruale e possono andare dal gonfiore, al dolore fino ad arrivare a sintomi più gravi: non so se dipenda dal fatto che siamo donne, che non ci ascoltano o se sia perché lə medichɜ stessɜ non ascoltano.

Ho sentito dire anche da chi si occupa di endometriosi che esiste un dolore mestruale “normale”, che poi è quella che viene chiamata dismenorrea primaria e spesso trovo scritto su alcune diagnosi, “dismenorrea primaria” senza cause, quando non è mai senza cause.

Se, ad esempio, consultiamo il manuale di Ginecologia e Ostetricia di Pescetto e De Cecco si parla di alterazioni di prostaglandine (molecole prodotte naturalmente dal corpo, la cui alterazione può portare a dismenorrea).

Nella mia esperienza con le mie pazienti se si vanno a ricercare le cause della dismenorrea e si curano, il dolore e altri sintomi spariscono.
Per questo motivo affermo che un dolore fisiologico nelle mestruazioni non esiste.

Ma non solo, trattare i sintomi mestruali come normali causa anche un ritardo nelle diagnosi di patologie come endometriosi, tra i 7 e i 15 anni.

Siamo ancora molto lontano.

Io faccio corsi di formazione dal 2012 e in tutto avrò visto 2/3 medicɜ e basta. Non che debbano per forza venire da me, però io come professionista faccio corsi di formazione a diversi specialistɜ, vado da ostetrichɜ, fisioterapistɜ e anche medicɜ se me lo permettono. Cerco di aprirmi a più punti di vista, anche per comprendere i vari approcci e le relative esigenze che hanno le donne che si rivolgono a loro. Questo approccio non lo noto in altri professionistɜ.

Intanto, purtroppo, non possiamo più contare sull'educazione sessuale a scuola, tantomeno - soprattutto dopo la morte di Michela Murgia - su giornali e quotidiani.

Sul social, tra Tik Tok, Instagram eccetera, i temi che “arrivano di più” all utenti sono quelli sulla questione di genere: vediamo diverse prospettive di attivistɜ su questi temi, ma non sulla sessualità. Perché le persone non si mettono a fare educazione sessuale su un social dove censurano tutto, io ad esempio ho pubblicato i titoli dei miei corsi dimenticando di modificarli per evitare la “censura” e ora ho un anno di blocco su tutte le dirette.

Dallo scorso marzo negli USA stanno eliminando l’utilizzo di centinaia di parole, censura che temo presto arriverà anche sui social, aumentando ancora di più le difficoltà di comunicazione.

É difficile fare informazione, sì.

E anche se gli adolescenti sembrano molto più aperti per quanto riguarda le questioni di genere, di orientamento sessuale e le disabilità, purtroppo su altri temi come il consenso i dati sono ancora allarmanti.

Sì, riprendendo Michela Murgia, una sua particolarità era essere molto diretta, ma non è mai stata aggressiva, per questo il suo messaggio riesce ad arrivare a tantɜ, purtroppo è morta troppo presto.

In questo la rabbia è lecita, ma è molto difficile esprimerla senza che venga percepita come violenta, inoltre, quando la narrazione diventa violenta si rischia di veicolare male i messaggi.

Anche se siamo nel 2025 e sui social ci sono parecchiɜ attivistɜ che parlano di tematiche femministe, non tuttɜ abbiamo gli strumenti de-costruirci. Le “bolle” di professionistɜ e attivistɜ che forniscono strumenti utili sono ancora poche e non coprono tutta la popolazione.

A maggior ragione, il nostro compito è portare avanti una comunicazione sana, che arrivi a tuttɜ.

Io quando parlo di sessualità nella mia testa parlo a tuttɜ.

Ma è vero anche che ci sono esigenze molto diverse. Ad esempio, c'è quest'idea che le persone con disabilità non abbiano una vita sessuale, vuoi per i corpi “non conformi”, vuoi perché associamo sempre a una disabilità fisica una disabilità mentale.

In generale, di sessualità e disabilità si parla ancora troppo poco, forse adesso c’è un po’ più rappresentazione, ad esempio si sta muovendo qualcosa anche nei porno, ma solo se parliamo di film di nicchia non nel mainstream.

Secondo me il tabù è legato innanzitutto al corpo “non conforme”: ad esempio anche un corpo obeso si pensa che non possa avere rapporti.

E poi c’entra il tema dell’invisibilità: fino a poco tempo fa le persone con disabilità sono state rinchiuse in “gabbie”, fisiche e mentali, senza avere possibilità di esprimersi.

Infine, c’è anche tanta infantilizzazione e visione paternalistica: si dà per scontato che queste persone debbano essere aiutate da altrɜ sempre, e che quindi non potranno svolgere attività varie, tra cui la sessualità.

Partiamo dal presupposto che i sex toys sono tantissimi e bisogna innanzitutto conoscerli, alcuni si possono ben adattare a esigenze specifiche altri no.
Io spesso faccio ricerche di questo tipo, perché le disabilità sono tante e anche la stessa disabilità ha manifestazioni diverse: ci sono persone che hanno la mobilità delle mani ma magari non possono prendere, afferrare.

Di solito quando pensiamo alle disabilità ci concentriamo solo su quelle più visibili ma ci sono anche alcune malattie “invisibili” come l'artrite (è il caso della serie TV Grace and Frankie, in cui le protagoniste, affette da artrite non riescono a impugnare i sex toys tradizionali, quindi ne progettano uno leggero con impugnatura morbida che si adatti al loro problema): ecco che di forme ne andrebbero studiate tante, in base alle esigenze diverse.

Oppure possono esserci persone con un corpo non conforme ma abile e che però non riescono ad arrivare facilmente ai genitali quindi servono oggetti più lunghi.

O ancora, alcune persone possono riuscire a mastubarsi in autonomia ma poi aver bisogno di aiuto per cambiarsi: per loro sarebbe utile inventare una soluzione utilizzabile completamente in autonomia.

Uno dei miei sogni è inventare dei sex toys apposta per queste esigenze.

Hai mai visto attivistɜ che parlano del piacere maschile? Sono pochɜ.

Proprio in questi giorni ho tenuto una masterclass dedicata alla sessualità maschile e si parlava degli stereotipi che abbiamo sul piacere maschile, che sono tanti.

Anche in questo caso il problema è che gli uomini non parlano apertamente della loro sessualità e dei loro desideri, problemi o mancanze, e questo alimenta la cultura del tabù in merito. Inoltre, se anche volessero parlarne, spesso non lo fanno perché rischiano di scivolare su un crinale pericoloso: rifacendoci all’aggressività di cui sopra, rischiano di venire etichettati come sessisti o di non essere compresi e nel dubbio non affrontano proprio il tema.

Penso al concetto di “pubblico” e quindi a “uso dello Stato”.

Qui l'etica si mescola con l’esigenza di normare la società. Il tema è delicato perché da un lato lo Stato deve decidere cosa è lecito o meno nell’emanare una legge; dall’altro come può il concetto di “pubblico” essere associato a un corpo? Mi chiedo come può decidere per noi uno Stato fino a quante settimane è lecito un aborto e chi può accedervi.

E poi c’è la contraddizione. Da un lato si parla di emergenza perché in Italia ci sono poche nascite, ma poi non si permette o si rende difficile a coloro che vorrebbero avere figli di accedere a pratiche come PMA - Procreazione Medicalmente Assistita - o GPA - Gestazione Per Altrɜ. Perché non supportare queste pratiche proprio per permettere a chi vuole avere figli, di averli?

A me sembra che ci sia un filone ideologico, che vorrebbe vederci come una proprietà, come una cosa pubblica. Dato che tuttɜ noi paghiamo le tasse, ci interessiamo alla società e soprattutto la portiamo avanti, sarebbe l’ora, finalmente di darci ascolto. Quello che fino in fondo non abbiamo mai avuto.

Il problema principale che emerge da questa intervista, che appartiene a tutte le categorie sottorappresentate, anche se con manifestazioni diverse, è la mancanza di ascolto. È un poco interesse di base che classifica le persone come poco importanti per la società.

Da qui la necessità di questo progetto, Ensemble, che ha l’ambizione di portare consapevolezza nelle persone, oltrepassando le derive ideologiche e le bolle di informazione.
Perché l’ascolto dell’altrə si allena attraverso la lettura di ciò che non siamo abituatɜ a leggere e ponendo domande che non siamo abituatɜ a porci.

Come Violeta ci ha fatto notare non riconoscere un problema comporta poi un ritardo nella diagnosi di patologie gravi tanto che le donne trascorrono il 25% della loro vita in condizioni di salute debilitanti, ma ricevono in media meno trattamenti rispetto agli uomini (The Lancet, 2023).

In questo scenario nasce Tech4Fem, la prima associazione no-profit italiana dedicata al FemTech e all’innovazione nella salute delle donne.

Il 7 maggio 2025, in occasione dei SaniDays, ci sarà Tech4Fem ADVANCE, evento che racchiude dibattiti, startup pitch, networking tra innovatori, aziende, istituzioni e investitori.

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