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Stefania Crepaldi · May 30, 2026

Il problema non è a chi inviare il romanzo per la pubblicazione

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Stefania Crepaldi · Stefania Crepaldi

Negli ultimi giorni mi sono trovata davanti a una situazione che, da editor, vedo sempre più spesso e che racconta molto bene il rapporto complicato che oggi molte persone hanno con la scrittura e con l’idea stessa di pubblicare. Perché a volte il problema non è il talento, non è nemmeno la mancanza di idee. Il problema è che il desiderio di arrivare all’editore arriva molto prima della disponibilità a lavorare davvero sul romanzo. E quando succede, il focus si sposta completamente: non si guarda più al testo, ma al traguardo finale. La domanda che mi è stata fatta dopo settimane di revisioni, però, mi ha fatto capire che ormai il problema è diventato molto più grande del singolo romanzo.

Negli ultimi giorni mi è successa una cosa che mi ha fatta riflettere moltissimo sul modo in cui oggi molte persone si approcciano alla scrittura e, soprattutto, alla pubblicazione.

Mi è infatti capitato di lavorare a un romanzo che aveva molti problemi e quando dico “molti”, non intendo piccoli dettagli stilistici o gusti personali, intendo problemi strutturali importanti.

E qui apro subito una parentesi, perché online circolano tantissime informazioni confuse su questo tema. Un romanzo molto lungo, soprattutto se scritto da un esordiente, è un problema editoriale reale.

Non perché gli editori “odino” i romanzi lunghi, ma perché pubblicare un libro ha un costo.

Più un romanzo è lungo, più costa lavorarlo editorialmente, stamparlo, distribuirlo e metterlo sul mercato e questo inevitabilmente influenza anche il prezzo di copertina.

Ora, prova a metterti nei panni di un lettore: spenderesti facilmente ventidue o ventiquattro euro per un autore che non hai mai letto prima?

È chiaro che una casa editrice, soprattutto di grande distribuzione, tenderà a essere più prudente.

Non perché il romanzo “non valga”, ma perché il mercato editoriale è anche sostenibilità economica.

E questa, purtroppo, è una cosa che vedo sempre più spesso, soprattutto oggi.

Molti autori sottovalutano completamente la gestione del punto di vista, oppure producono testi che sembrano narrativamente “sfocati”. Entrano nella testa di tutti, escono continuamente dalla focalizzazione, cambiano distanza narrativa senza controllo.

Uno dei problemi più diffusi nei testi generati - o anche solo pesantemente assistiti - dall’intelligenza artificiale è proprio questo.

Non sto dicendo che questo autore l’avesse utilizzata, ma il problema tecnico che emerge sempre più spesso è identico, una scrittura apparentemente fluida, ma narrativamente incoerente.

La narrativa non è soltanto “scrivere frasi”, è controllo. Controllo dello sguardo. Controllo della distanza emotiva. Controllo del narratore.

Ed erano problemi già segnalati durante il primo giro di revisione che però si erano ripresentati anche nel secondo.

A quel punto, da professionista, ho ribadito un concetto molto semplice: questi problemi vanno risolti, perché altrimenti nessuna casa editrice prenderà in considerazione il romanzo.

Dopo pagine e pagine di commenti editoriali, revisioni, spiegazioni tecniche e criticità evidenziate, la domanda principale che mi è stata fatta è stata:

“Secondo te, dopo il Salone del Libro, a quale casa editrice potresti proporlo?”

E io lì mi sono fermata, perché il problema non era più il romanzo, era il focus completamente spostato.

Se io ti sto dicendo che il testo è ancora pieno di problemi strutturali enormi…
Se ti sto spiegando che il romanzo, in questo stato, non è presentabile…
Se ti sto dicendo che quelle correzioni non sono facoltative ma necessarie…

Perché il tuo pensiero è già rivolto all’editore futuro?

È questo che mi colpisce sempre di più nel mondo della scrittura contemporanea: moltissime persone desiderano la pubblicazione più di quanto desiderino davvero lavorare sul romanzo. E invece la pubblicazione, quella vera, ne è una diretta conseguenza.

Il problema oggi è che internet ha trasformato la pubblicazione in una specie di traguardo identitario.

“Essere pubblicati” sembra più importante che diventare davvero scrittori.

Ma una casa editrice seria non ti pubblica perché hai entusiasmo. Non ti pubblica perché “ci credi tanto”. Non ti pubblica perché hai già immaginato la copertina.

Ti pubblica se il romanzo funziona. E se non funziona, il problema da affrontare non è “a chi mandarlo”. Il problema è sistemarlo, un passo alla volta.

Perché la scrittura non è la smania del futuro; non l’ansia di vedere il proprio nome stampato, ma la capacità di stare nel processo.

Di accettare che un romanzo possa avere difetti enormi. Di accettare di riscrivere. Di accettare che, a volte, servano mesi o anni per capire davvero cosa non sta funzionando.

È qui che si vede la differenza tra chi vuole semplicemente pubblicare e chi vuole davvero scrivere.

Perché chi vuole scrivere capisce una cosa fondamentale: l’editore giusto non arriva prima del romanzo giusto.

Se questo articolo ti ha fatto riflettere sul futuro editoriale del tuo romanzo, lascia un like o scrivimi nei commenti. A te non costa niente, mentre per me è molto importante, perché solo così riesco a capire se proseguire o meno con le newsletter del sabato. Grazie! ;)

A sabato prossimo,

Stefania

1) [LIBRO] Hai tante idee per un romanzo, ma ogni volta ti perdi e non sai come organizzarle nel modo giusto? Il problema non è la mancanza di talento, ma è l’assenza di un progetto narrativo chiaro. Con il manuale Progettazione su Misura impari a organizzare le tue idee, costruire una struttura solida e trasformare un’intuizione confusa in un romanzo originale, coerente e credibile —> https://www.labscrittore.it/progettazione-su-misura/

2) [EDITING] Hai completato la scrittura del tuo romanzo e vuoi lavorare con me all’editing per renderlo “pubblicabile”? Invia la tua richiesta da qui —> https://www.editorromanzi.it/scheda-di-valutazione-tecnica-2/

Read the original on editorromanzi.substack.com

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