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L'editore indie · Feb 1, 2026

Da lettore a editore: il salto nel vuoto

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256 Edizioni · L'editore indie

Se non hai letto la prima parte puoi recuperarla da qui:

Il problema più grande è stata la paura di saltare nel vuoto, quella paura che effettivamente ti impedisce di iniziare perché tendi a sabotarti con infinite domande e problemi che, seppur reali, affronterai mano a mano un po’ alla volta, e altre volte li supererai senza rendertene conto.

La mia curiosità sul racconto e sul peso che avesse nella lettura di ognuno di noi era arrivata al punto che, un anno prima, avevo creato un sondaggio per sondare il terreno. Un sondaggio che ha raggiunto un migliaio di lettori e ha generato risposte utili. Il dato più significativo era che almeno la metà sapeva cosa fossero i racconti e anche li leggeva. Un dato positivo, e sorprendente per me, perché mi aspettavo una percentuale inferiore.

Con questo dato alla mano potevo muovermi più sicuro (oggi mi riguardo e vedo un me sprovveduto su ogni campo). Mentre iniziavo a informarmi su come aprire la casa editrice e a quali obblighi di legge stavo andando incontro, ho continuato a studiare e a sviluppare le prime bozze di progetto. Ho contattato persone per formare una squadra base, autori per sondare il terreno e ricevere manoscritti, bussato a porte di distributori, stampatori e agenti vari per preventivi.

E ho ricevuto molti rifiuti.

Sul momento li ho vissuti male, come qualsiasi rifiuto. Tuttavia ho saputo superarli subito capendo, dalle loro poche parole di diniego e dalle informazioni che avevo in mano, quale potesse essere il motivo: un nuovo editore senza storia e senza sicurezza economica rappresenta un rischio che pochi sono disposti a correre.

Per partire ho coinvolto Sara, già editor per la rivista Piegàmi. Sono partito solo con lei e ha svolto editing e correzione. Ha avuto un ruolo importante anche nel supportarmi con informazioni e consigli, forte della sua esperienza.

Aileen, invece, ha gestito i primi due anni la parte della rassegna stampa attraverso i comunicati dialogando con autori e testate giornalistiche.

A questo punto poteva partire abbastanza bene.

Verso l’inizio del 2023 ho coinvolto il commercialista, affidandogli tutto in quanto sono incompetente in materia. Abbiamo aperto una ditta individuale in regime speciale editoria – l’IVA è al 4% per i libri. I costi di avvio sono stati contenuti, comunque nella norma per un commercialista.

Abbiamo fatto diverse riunioni per aiutarmi a capire come dovevo comportarmi con le fatture e i registri delle vendite. Tutta quella parte burocratica che, se non sei del settore, rischia di sommergerti oltre che espletarla male.

Oltre ad avere manoscritti da pubblicare e almeno un editor con il quale partire, la sfida maggiore era trovare un distributore – colui che movimenta fisicamente i libri dal magazzino dell’editore alle librerie – che potesse coprire tutta l’Italia (avevo escluso l’idea di rimanere confinato a un’area) e che garantisse l’ordinabilità costante dei titoli.

Per me il distributore era fondamentale e pretendevo un minimo di requisiti oltre a quelli elencati sopra. Perciò, con una limitata conoscenza, leggendo pareri e ascoltando esperienze, la lista era molto ridotta. Il primo in lista era A.L.I. (non era ancora completamente acquisito da Messaggerie) e proseguiva con directBOOK per finire con Libri Co. e alcune opzioni che, onestamente, sì erano in lista ma volevo evitare.

Non nascondo che ho più volte verificato i requisiti e valutato Messaggerie e, col senno di poi, ritengo di aver fatto molto bene a escluderlo a priori.

Feci una breve lista anche per i promotori. I libri andavano promossi in qualche modo.

Il promotore è una figura diversa dal distributore: mentre il distributore si occupa della logistica fisica dei libri, il promotore è colui che entra nelle librerie, presenta i titoli ai librai, cerca di ottenere spazi espositivi e visibilità. In sostanza, è il rappresentante commerciale che costruisce le relazioni sul territorio.

Qui la situazione era più perigliosa, non solo per una questione di costi ma anche perché era una zona torbida della quale non avevo conoscenza e mi stavo informando molto a sentimento. I nomi che valutai al tempo furono PDE, MF Ingrosso e NW Consulenza e Marketing editoriale. Il primo mi rispose che aveva dismesso tale funzione, gli altri due che non accettavano nuovi contratti. Dietro a questi rifiuti lessi il non interesse – comprensibile – per un nuovo editore senza storia e sicurezza economica. Mi dispiacque, ma è andata meglio così.

Oggi ritengo superfluo per un micro editore, se non dannoso, affidarsi a un promotore se non si ha la possibilità di investire economicamente in modo significativo. Ma, cosa più importante, è doveroso conoscere meglio i promotori e assicurarsi che trattino i tuoi libri uno a uno, non come pacchetto, e che sappiano come e dove collocarli. Questo è il mio consiglio a chiunque abbia una nuova casa editrice e voglia affidarsi a qualcuno per la promozione.

Rimasto senza un’agenzia di promozione, ho cercato qualcuno che potesse occuparsene. Alla fine mi sono affidato ad Aileen di cui ho parlato sopra.

Nel frattempo avevo ottenuto e sottoscritto un contratto di distribuzione con directBOOK. Ne avevo sentito parlare durante una loro presentazione al Salone del Libro. L’investimento ammontava a 480€ più il 2,4% a copia venduta. Non era poco, ma sicuramente nemmeno alto, e mi parve il giusto compromesso per la casa editrice.

Avviai le prime richieste anche con una stamperia, la Geca, e inviai richiesta di iscrizione ad ADEI (Associazione degli Editori Indipendenti).

Queste due scelte sono in parte correlate tra loro. Per un editore che entra in questo settore, conoscere le associazioni che uniscono i vari editori e quali sono i loro obiettivi e aiuti è l’ABC. Esistono AIE (Associazione Italiana Editori) e ADEI. Ci sono differenze significative tra le due e, per un piccolo editore indie come me, è stato facile identificarsi nella seconda.

Ho avuto modo di ascoltare dal vivo i loro discorsi, ho visto quali editori seguono, come entrambe si muovono e cosa promuovono. Dal mio punto di vista, benché AIE risulti la più forte istituzionalmente, la più citata e conosciuta, ADEI è quella che ha più cura degli indipendenti, dei piccoli e medi, che fa più rete e che, dal niente, passo dopo passo, sta cercando di costruire un ecosistema che permetta a tutti i suoi associati (e indirettamente non) di sopravvivere alla grande editoria.

Diciamo che, di base, è una scelta ideologica.

Insieme ad ADEI arrivano una serie di agevolazioni, tra cui convenzioni con diversi partner. Geca è uno di questi. Di Geca ho avuto modo di ascoltarli durante la presentazione di Rotobook al Salone del Libro di Torino: una rotativa a prezzi competitivi con risultati di ottima qualità. È stato questo il motivo della scelta.

Ed è stata un’ottima scelta perché in fatto di suggerimenti e di cura sono stati indispensabili per soddisfare le mie richieste e per rendere tangibile il prodotto finale che volevo.

Settembre si stava avvicinando e dopo gli ultimi accordi stipulati ero in dirittura d’arrivo anche per le prime pubblicazioni, i primi due titoli di quest’avventura.

Più che dei titoli vorrei parlare degli autori. I libri, con le loro trame e recensioni, e le informazioni si trovano sul sito o nelle varie piattaforme online. Ma degli autori e delle scelte che li hanno portati a pubblicare con 256 Edizioni non si sa molto.

Laura Scaramozzino, che oggi è un editor aggiunto e scout per la casa editrice, la conobbi durante un Salone del Libro (la magia dei rapporti che si instaura durante questa fiera è incredibile). Per puro caso. Perché andai ad ascoltare la presentazione di un’altra autrice (che pubblicai su Piegàmi), mentre la stessa Laura venne addirittura rifiutata per la rivista. Ma quando ci parlai ci capimmo subito. Si capiva che la persona di fronte condivideva i miei stessi principi e che al tempo stesso era una mente arguta e ne sapeva molto più di me sul racconto. Fu questa scintilla che mi permise di ricontattarla tempo prima per proporle di scrivere un racconto per la casa editrice. Entusiasta, dopo aver ascoltato il mio progetto, dandomi fiducia a occhi chiusi potrei dire, mi consegnò quello che oggi è J-Card.

Tancredi Marini invece era una vecchia conoscenza di Piegàmi. Con la rivista ci era piaciuto così tanto che pubblicammo tre suoi racconti. Quando lo contattai per vedere se voleva espandere il suo mondo e iniziare un’avventura con la casa editrice, ottenni un riscontro positivo anche con lui. Lessi due racconti e ne scelsi uno, quello che oggi è La caccia.

Di Tancredi mi è piaciuto da subito il suo sguardo sul territorio in cui vive, il suo modo di portare alla luce quella peculiarità e quella conoscenza che solo chi conosce bene la sua terra sa fare.

Questi due autori siglarono l’inizio della casa editrice di racconti italiani 256 Edizioni.

Devo a loro, e ad altri autori successivamente pubblicati, la nascita della casa editrice. Hanno dato fiducia a un progetto difficile sapendo sin da subito che non sarebbe stato facile promuoverli in mezzo a un mare di libri.

Settembre 2023. Due racconti. Una scommessa.

Gestisco la casa editrice la sera, i giorni liberi, il weekend. Praticamente ogni minuto libero che ho, mentre mantengo un lavoro a tempo pieno. Comporta un grande sacrificio di tempo, di relazioni, di salute, di sforzo mentale.

Ne vale la pena? Se ci credi e se ti piace, sì. Ma a un certo punto dovrai sempre fare i conti con i risultati tangibili.

Questo è ciò che raramente si dice quando si parla di aprire una piccola casa editrice. Non è un percorso romantico. È faticoso, solitario, e richiede una determinazione che va ben oltre l’amore per i libri.

Se stai pensando di aprire una casa editrice, o se hai domande su qualche passaggio di questo percorso, scrivimi pure. Sono disponibile al dialogo e a condividere ciò che ho imparato, errori compresi.

Read the original on editoreindie.substack.com

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