Seduti tutti assieme nel grande cerchio del nostro corso di formazione per Assistenti Spirituali può saltare fuori che il termine impermanenza non sia chiaro.
In questo particolare corso dove la morte è il tema centrale “impermanenza” è una parola che ha per noi un immediato significato di provvisorietà della vita e di tutto ciò che fa parte della nostra esperienza terrena.
Nell’accezione comune della parola significa transitorietà e provvisorietà dei fenomeni terreni: tutto è passeggero, tutto muta, niente è eterno. La stabilità è un miraggio mentale, Essere consapevoli che tutto ciò che abbiamo attorno è una nostra personale interpretazione ci avvicina alla comprensione e accettazione del fluire delle cose.
Nella filosofia buddista c’è però qualcosa di più.
Si tratta di una realtà più ampia ed estesa che sottintende i principi fondamentali del buddismo come il continuo divenire, l’origine della sofferenza, sino alla comprensione della realtà ultima. L’impermanenza scende così in profondità da essere talvolta motivo di disorientamento.
Per aiutarci guardiamo allora alla nostra cultura classica e rinascimentale con due esempi classici
Panta Rei è forse la citazione più famosa di Eraclito che guarda caso è un contemporaneo di Gautama il Buddha.
Per Eraclito, la realtà è in perenne divenire: al giorno segue la notte, alla nascita succede la morte, alla sazietà la fame e così via. E questo principio supremo regola il mondo senza produrre contraddizioni, esattamente come un fiume scorre incessantemente e riceve acque sempre nuove senza per questo smettere di essere un fiume.
Come afferma Eraclito in uno dei suoi frammenti più famosi «acque sempre diverse scorrono per coloro che s’immergono negli stessi fiumi» (Diels-Kranz 12).
Facendo un salto di circa 2000 anni l’idea del fluire impermanente è ben presente in Leonardo da Vinci che sembra abbia avuto questa intuizione in età giovanile mentre osservava assorto lo scorrere dei torrenti nella sua toscana.
Leonardo aggiunge però un fatidico ”Così è il tempo presente" Chiarissimo riferimento alla istantaneità dei singoli momenti del nostro vivere
Ed allora una volta intuito che l’ impermanenza è permanente nel tempo e nello spazio…
Qual’è l’interpretazione che ti risulta più congeniale?
E’ sopratutto come è dove percepisci l’impermanenza nel tuo mondo quotidiano?

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