Cambiamo ogni giorno, ogni minuto, e questa cosa ci tengo a scriverla anche se può sembrare un mantra motivazionale ripetuto con distacco. Lo vedo, lo sento, non solo lo capisco, guardo la mia pelle, osservo le mie reazioni e mi piace coltivare questa attenzione sugli altri, scorgere espressioni nuove magari abbinate a parole vecchie. Ogni giorno è inevitabilmente nuovo e lo è anche per chi non se ne accorge.
I cambiamenti, quindi, ci appartengono nel quotidiano come il nostro respiro e le nostre emozioni. Poi ci sono i cambiamenti volontari.
Piccoli, grandi, più o meno significativi e quest’anno io ne ho portato uno nella mia vita professionale al quale mancano pochi giorni, in pratica qualche post e (forse) un’ultima call: ho deciso di chiudere la mia collaborazione per la gestione dei contenuti social con la rivista Interni. Il mio lavoro da giornalista proseguirà, ma lascio quel pezzo che ha dato un senso al mio cambiamento precedente, quello del 2013: uscire dalla redazione in cui lavoravo per tornare freelance e, da quel momento, allargare e arricchire la mia professionalità. Ho cominciato da allora a interessarmi di comunicazione digitale e l’ho fatto a modo mio, con tutti i limiti dati, anche, dall’età.
Dal 2021 ho creato e gestito (in solitaria) i contenuti social di Interni. Sempre a modo mio, ci sono riuscita, cercando di mantenere l’equilibrio sui cavalloni dei Fuorisaloni, navigando in acque a volte conosciute altre meno ogni tanto perdendomi in paludi di incomprensioni. È arrivato il 2026 e ho ascoltato una voce interna che si faceva via via più insistente e, insieme a Laura Traldi (editor del sito) abbiamo preso la decisione di lasciare la nostra collaborazione
“Ti sei liberata anche di Interni” mi ha detto mio figlio quando gli stavo raccontando di un’altra grossa deviazione avvenuta nella mia vita in questi mesi. E per un attimo mi ha fatto vedere una luce, mentre ero accecata dal buio.
In quel buio mi ci ritrovo anche oggi, ogni tanto illuminato da parole, momenti, carezze, sguardi delle persone intorno e da pensieri miei che sì, sono anche capaci di illuminare. Perché questo mio 2026 ha la voce grossa e oltre ai cambiamenti mi ha proposto deviazioni improvvise.
Oggi insisto sul cambiamento scelto, le deviazioni subite le tengo nel cassetto.
Pensando alla newsletter di Laura - dove anche lei racconta l’avvicinarsi di questo ultimo giorno imbarcate sul battello digitale di Interni - mi si chiarisce finalmente il nostro legame professionale. Quello affettivo si intuisce da sé; quello lavorativo, in questi anni, lo abbiamo più improvvisato che gestito.
Per chi osserva da fuori questo mondo, potremmo sembrare due persone che fanno lo stesso lavoro. La realtà è differente. Laura possiede una mente meravigliosa e supersonica: conosce il design e lo studia fin dalla radice, dalle origini del progetto, chiedendosi sempre perché un oggetto sia stato pensato proprio in quel modo. Io, invece, inizio a considerare un progetto esattamente dove lei smette di occuparsene. La domanda che mi pongo riguarda l'esperienza: come ci fa sentire quell’oggetto, quel luogo, quell’architettura? Quando lei è già andata oltre, io rimango, tocco, mi guardo intorno. Scriviamo del progetto in due fasi opposte della sua vita: lei ne indaga la nascita, io il senso del viverlo e frequentarlo.
Per Interni torniamo a essere “solo” scriventi e per altro chissà, forse questa complementarità - che solo oggi, staccandoci, mi è diventata così comprensibile - potrà tornare ancora una volta a immaginare progetti belli come la mostra “This is Denmark” alla Milano Design Week del 2023.
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