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La Newsletter di DLSO.IT · Jun 3, 2026

Puntine - Le canzoni della settimana

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DLSO, Vali · La Newsletter di DLSO.IT

La prima volta che ho sentito i Death Cab for Cutie era il mio sedicesimo compleanno, seduta davati, dentro la macchina gelida del mio ragazzo ancora vivo, vent’anni fa. “Transatlanticism” era il mio regalo, già nell’autoradio, per essere sicuri di ascoltarlo insieme almeno la prima volta. Corvo nero, filo rosso. Tiny Vessel finisce in un modo tristissimo, you are beautiful, but you don’t mean a thing to me, l’inglese neanche lo sapevamo, il mondo era tutto cuori rotti dalle note del piano. E me ne stavo lì con la guancia appoggiata al sedile, immeritatamente felice, e Nicolò ha alzato il volume per Transatlanticism, senti che bella Vale, chiudi gli occhi, I need you so much closer ripetuto cento volte, e mentre tenevo gli occhi chiusi una macchina è entrata a tutta velocità nella nostra.

Ho riascoltato per la seconda volta Transatlanticism nel 2022, con un coraggio che non so da dove è arrivato. È bellissima, mi sembra ingiusto che sia così bella, vorrei cancellarla dal mondo, assieme a quella sera d’inverno e a tutte le sere del mondo in cui sono stata felice e dopo un attimo ho avuto paura che succedesse qualcosa di terribile. Ma sono passati vent’anni, ho riascoltato Transatlanticism cinquecento volte e per cinquecento volte non è successo niente, sono ancora viva.

Ieri è uscita una nuova canzone dei Death Cab for Cutie, Stone Over Water, ultimo singolo prima dell’album “I Built You A Tower” che arriverà venerdì (conto alla rovescia). È bella, ti piacerebbe tantissimo, parla di me. Every day I awake like a stone over water / skipping across the lake before I sink to the bottom - ma sto cercando di resistere, di rompere tutte le maledizioni, stavolta guido io, chiudi gli occhi, ti porto a vedere la torre che ti ho costuito.

Death Cab for Cutie su instagram / bandcamp

Hillsboro è una band un po’ emo e un po’ shoegaze di Vancouver, e venerdì è uscito il loro nuovo ep “A Party in Your Name”, con il titolo e la copertina che ricordano un libricino di Miffy. Il disco racconta una resa dei conti, una vita nuova e spaventata senza dipendenza dalle sostanze, una vita con un piano A ma senza piani B, con un piede ancora nel passato e una mano tesa versa il futuro. Depressione, accettazione, rimpianti, due anni passati a letto, il desiderio di scomparire: “A Party in Your Name” fa il rumore di una testa che non funziona ma che prova a resistere.

ACAB è l’unico pezzo strumentale, a metà, una pausa per respirare e per farsi asciugare il sangue dalla faccia dopo aver preso quattro pugni da quattro direzioni diverse nelle prime tracce, e prima di prenderne ancora. (ma ce la fai, certo che ce la fai).

È un disco disgraziato, lo-fi, ricco di campionamenti di film e di canzoni, di urla, di distorsioni, di violenza senza rabbia. C’è dentro la paura di morire di uno che ha toccato il muro alla fine e non sa la strada per tornare indietro. Il 2026 è l’anno del cavallo, ma forse il cavallo degli Hillsboro (e forse anche il mio) è Bojack Horseman.

“what if this is all we get?”.

Hillsboro su instagram / bandcamp

Phoenix James, una delle artiste più interessanti emerse quest’anno dalla scena newyorkese, ha pubblicato lo scorso venerdì per +1 Records il suo ep di debutto, “Teeth”. L’album è prodotto assieme a Abner Dennis, e parla del segno lasciato da un amore perduto, più una cicatrice che un’abbronzatura. Un amore disperato che non ti lascia dormire la notte, ti divora, ti fa bruciare, tira e stringe i tuoi organi interni con morse e corde.

Sul comodino ho incorniciato un ritaglio di giornale in bianco e nero che non piace a nessuno, solo a me. Un leone è messo a zampe aperte sopra il corpo di una zebra, la azzanna sul collo. Non si vede niente, solo i due corpi vicinissimi, uno sull’altro. Sopra le teste ho incollato un cuore rosso di carta, per ricordarmi che l’amore è quella cosa lì, la tensione tra un morso e un bacio, non sapere se dopo esserci avvicinati si vive o si muore; l’imprevedibilità, la sorpresa, la scommessa, il mistero del futuro dopo ogni gesto che supera il confine. Il dolore di voler essere scelti, il calore sul collo, il sangue in bocca, il silenzio dopo un addio, le parole violente che spingono dietro i denti, vuoi toccare le mie cicatrici? Dammi la mano e dimmi di sì.

Phoenix James su instagram

Horatio Luna è un bassista, produttore e compositore di Melbourne. Il suo album “ACTION REACTION” è uscito il 22 maggio, a sei anni di distanza da “Yes Doctor”. Ci sono tanti strumenti e tanti musicisti, si balla con la mente in un’altra dimensione, astratta, in cui jazz e house non fanno da sottofondo a un aperitivo sulla spiaggia ma mettono in ordine i pensieri della giornata e li colorano di azzurro.

I suoni sono parole, i titoli le indicazioni per muoversi. Il mondo smette di essere un mistero, e noi con le nostre nuove verità in tasca, ci destreggiamo. Registrato tra il 2022 e il 2025 in tre studi diversi, l’album ripercorre le esperienze di composizione e improvvisazione di quegli anni, i messaggi vocali che ogni tanto compaiono sono un diario sonoro indimenticabile.

Ascoltatelo che vi fa bene!

Horatio Luna su instagram / bandcamp

Ascolta la playlist con le Puntine della settimana:

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