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Bar Palco · Aug 10, 2026

#17 - Agosto 2026

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Diluvio · Bar Palco

foto: Bianca Tantotero

Se avete dormito in campeggio durante il festival e non siete di quellǝ con il sonno troppo pesante ve ne sarete accortǝ: succedeva attorno alle sei, tutte le mattine. Era più facile sentirlo da questa parte del torrente.

Un picchio iniziava a lavorare sul suo tronco — che poi, è un lavoro, o solo il modo di un picchio di stare al mondo? Colpi sordi, regolari, un pattern fatto di grappoli di toc-toc-toc, poi silenzio; toc-toc-toc, silenzio; toc-toc-toc, silenzio. Così finché non ti rassegnavi a farti cullare dal becco sul legno e riuscivi a ritornare a dormire. Per poco eh, perché poi arrivava chi svuotava i bidoni pieni del vetro della sera prima.

Questo, dopo un’introduzione come quella sopra, dovrebbe essere un paragrafo dove si riflette sui tempi della natura e dell’esistenza umana che si dispiegano nello stesso spazio, ognuno secondo i suoi ritmi; si guardano, si incontrano, a volte si sfiorano, fino a quando uno prende il sopravvento. Dovremmo parlare del tempo che si avvolge e si srotola in cicli, intanto che tengono gli equilibri, prima che si accartocci su se stesso non appena è l’umano a imporsi sul tempo della natura.

Invece. Ci serviva solo dire che, per chi si è fermatǝ al Maglio i giorni del festival, è anche colpa di un picchio se abbiamo dormito poco.

foto: Elena Pagnoni

Come se fosse di per sé un problema, dormire poco.

Inizia a diventarlo in due occasioni: quando devi interagire con chi ti sta intorno tenendo sotto controllo l’irritabilità; e quando chiedi alla tua memoria di funzionare senza incepparsi, per piacere, perché non è possibile non riuscire a ricordarsi tutto quello che si è fatto, detto, pensato e visto — ti pare che della settimana più bella dell’anno si perdano pezzi solo perché si ha così tanto sonno accumulato da non riuscire a fissare le immagini e i suoni?

Toh, il festival in due righe.

Per la prima — l’irritabilità — ci si è abituatǝ col tempo: lo si mette in conto e si arriva preparatǝ con una riserva di pazienza e comprensione. Te le tieni lì a portata di mano insieme ai sali minerali da sciogliere nell’acqua per il giorno e la felpa per la sera.

La seconda — la memoria che gira più lenta del solito — è dove le cose si complicano un po’. Dove si fanno più interessanti, in realtà.

Serve partire da due presupposti, che a noi viene di dare per scontati: di quelli che non appena ti fermi a pensarci un attimo di là dalla soglia dell’abitudine, ti accorgi di come sono tutto tranne che naturali e inevitabili.

Diluvio non si fa da solǝ. E non esiste un Diluvio.

Sono questi due, i presupposti. Sono due, che forse è uno: non esiste solo un Diluvio perché Diluvio non si fa da solǝ.

Tradotto: eravamo in novantasette, forse novantotto, volontariǝ — tra chi se l’è inventato, il festival, chi c’è dal primo giorno, chi passa tutto l’anno a costruirlo, e chi l’ha visto per la prima volta da questo lato.

Troppo facile dire che esistono novantasette, forse novantotto, festival (Bar Palco è una pubblicazione che rifugge i cliché, tipo parlare direttamente al suo pubblico).

foto: Nicola Pezzoli

Però, bastava passare dal Maglio in una delle dieci giornate di festival — dal primo pomeriggio dell’allestimento fino all’ultimo sospiro dopo lo smontaggio — per accorgersi di come, per forza di cose, era impossibile trattenere in un tentativo tutto il racconto di quello che succedeva lì in mezzo al parco. Perché tante cose nemmeno le vedi, altre non sai che accadono fino a dopo che sono accadute, e di quelle che hai vissuto scopri più avanti che erano un pezzo di qualcosa iniziato prima che arrivasse a te e che di sicuro è continuato dopo.

Ogni racconto su Diluvio è incompleto. Chiunque vi parli di cosa è stato il festival quest’anno vi starà raccontando un frammento troppo piccolo per farvi un’idea per davvero. Inizia qui la parte più bella.

Ma prima tocca fermarsi un attimo, di nuovo. Portate pazienza.

foto: Claudio Zanchi

Ce l’avrete sentito ripetere qualche volta: Diluvio è un festival che si ispira all’idea di festival europeo. Un’altra cosa che ci scappa con la stessa frequenza — forse un po’ più spesso — è che Diluvio sta in provincia con un certo orgoglio. L’Europa per noi inizia a Orio al Serio, a venti minuti senza traffico dal Maglio (è vero, dovremmo viaggiare in treno). E proprio perché il confine è appena fuori la A4, non c’è motivo di scrollarci di dosso quel provincialismo che ci identifica ogni volta che ci spostiamo. E guai a toccarcelo, il provincialismo.

Le due cose insieme fanno sì che abbiamo un rapporto sano con il tratto più distintivo del provincialismo italiano: essere fastidiosamente esterofilǝ. Dell’invasione culturale anglosassone (perché di quella si parla, dai) teniamo solo le parti più sane: quelle che ti aiutano a guardarti da un’altra prospettiva, che ti arricchiscono, perché sono fatte di immagini che ti viene difficile, altrimenti, avere in testa e trasmettere.

Possiamo tornare ai racconti incompleti di cosa è stato Diluvio.

foto: Martina Cavalli

Con in mano un ricordo — il vostro, o quello di qualcun’altrǝ — iniziate a girare, raccoglietene un altro, confrontateli, scomponeteli e rimetteteli insieme: saranno simili, cambieranno un po’ i particolari, o non avranno niente in comune. Un racconto alla volta, un ricordo dopo l’altro, vi ritroverete con una piccola collezione. Collection, come dicono dopo il controllo passaporti di Orio al Serio. Perché raccogliere è collect.

Però recollect non è raccogliere di nuovo, ma è ricordare, rivivere. Ogni volta che si raccoglie un racconto, è come riportarlo in vita. Provate.

Andate a raccogliere la storia di Emma morsa da un serpente la domenica prima che il festival aprisse, e delle otto ore che ha passato in pronto soccorso senza un motivo vero perché il serpente (era un serpente?) non aveva bucato la pelle fino in fondo. O il racconto del dito nell’occhio di Nicola; della ferita in testa di Stefano (no, non ci facciamo solo male).

Raccogliete lo stage-dive di Davide; il carrello preso in prestito al market prima di finire a Pan Dan; la bruciatura in cucina dell’altro Stefano (sì, in effetti dovremmo stare più attentǝ); lo stage-dive di Minu — che c’entra con il dito nell’occhio di Nicola; la sfida di ginnastica di Giulia; i viaggi in furgone di Sara. E tutti quei ricordi che non conosciamo nemmeno noi che scriviamo perché non li abbiamo ancora incontrati. Cercateli, raccoglieteli e riviveteli.

foto: Arianna Andreis

Vi accorgerete di un’altra cosa. Collection, collect, e recollect hanno qualcos’altro a tenerli insieme: quel collect è lo stesso di collective.

Il racconto di Diluvio è un ricordo collettivo, perché tutto il festival è un lavoro collettivo.

Che poi, è davvero un lavoro, o solo il nostro modo di stare al mondo?

Quando ritorniamo, l’anno prossimo, aspetteremo la sveglia del picchio, stavolta per non riaddormentarci: cosa te ne fai di qualche ora di sonno in più quando puoi raccogliere i ricordi alla fine?

foto: cerchiamo chi l’ha scattata; questo è lo stage-dive di Davide

Da dove iniziare

Per raccogliere i ricordi e riviverli, si intende. Di sicuro da tutte le fotografie che accompagneranno i numeri di Bar Palco fino alla prossima estate. Poi potete recuperare le puntate di Gocce, il podcast del festival, e le dirette dalla radio di Diluvio sul nostro canale YouTube.

Sul profilo Instagram di Diluvio trovate carrellate foto e video, insieme alle interviste allǝ artistǝ raccolte da Filippo Colombo, che ci ha anche raccontato i live appena finivano in Ci sto ancora pensando, una sezione nuova di Bar Palco.

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NON PRENDETE IMPEGNI - gli eventi Diluvio da segnare in calendario

Vi vorremmo dire che proviamo a riposarci, ma no, perché stiamo preparando qualcosa per settembre e poi per tutto l’autunno e l’inverno. Aggiornamenti presto; intanto ci sono due date da segnare.

Sabato 5 settembre è giorno di Pride a Brescia! Ci troverete sempre al villaggio Pride, a Campo Marte, a fare cose nei bar, e se riusciamo a sgattaiolare via, in un pezzo di corteo. Qui tutte le info della giornata.

Domenica 13 settembre Progetto BAO, Diluvio e Festa della Musica portano di nuovo nel cortile di MO.CA Corte Aperta, il concorso per progetti musicali emergenti della provincia di Brescia. Qua tutte le info e qui il form per partecipare, se avete un progetto o conoscete qualcunǝ che potrebbe. A ridosso della data uscirà anche il programma della giornata.

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LA PLAYLIST DI BAR PALCO - lista curata di musica che suona bene questo mese

DA RECUPERARE - articoli, libri, film, serie tv, podcast che ci sono piaciuti

• È da qualche mese che seguiamo quello che sta accadendo a Spin Time, il palazzo occupato nel quartiere Esquilino, a Roma. Dopo lo sgombero e il presidio continuo dellǝ residentǝ, la notizia ha iniziato a girare anche sulla stampa internazionale.

• Valerio Mattioli è l’editor di NERO, casa editrice che abbiamo ospitato al festival e con cui abbiamo organizzato il talk del giovedì, per chiacchierare di Medusa e Futuro ancestrale con Nicolò Porcelluzzi. L’anno scorso per Einaudi è uscito il suo ultimo libro NOVANTA, una storia più o meno personale della controcultura in Italia alla fine del secolo, tra centri sociali, fanzine, musica, cinema e idee che sarebbero entrate nel mainstream solo oggi, trent’anni dopo. Non la più classica delle letture estive, ma la più necessaria, oggi.

• Un paio d’anni fa, Damir Ivic (altro ospite di un talk Diluvio, la domenica) ha scritto e narrato — insieme a Frankie hi-nrg mc e Marco Ferrarini — Cinecittadini, un podcast che racconta la vita passati i cancelli di Cineccità: le giornate di chi fa nascere film e serie TV negli studios dove si è fatta la storia della cinematografia in Italia.

• Se n’è andato Francesco Guccini. Qui ci piace andare i riprendere i suoi fumetti.

CI VEDIAMO IN GIRO - i concerti che andiamo a vedere questo mese

Praticamente tutte le sere @FestaRadio Brescia

19/8 Geese @CircoloMagnolia Milano

20-23/8 Perestrojka Fest @Castello sull’Acqua (SO)

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Dai che c’è ancora un po’ di estate da vivere :)

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Read the original on diluvio.substack.com

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