Essere vivi non è scontato.
Non basta respirare, lavorare, dormire.
Essere vivi significa sentire, scegliere, esporsi.
Dire “sì” anche quando sarebbe più comodo dire “poi”.
Per molto tempo mi sono sentito in funzione: utile, attivo, produttivo.
Ma non vivo.
Poi sono arrivati tre momenti che hanno cambiato tutto.
Quel giorno ho fatto outing.
Non di immagine, ma di sostanza.
Ho raccontato pubblicamente la mia storia, le difficoltà, il percorso di cambiamento, la ricerca di equilibrio tra corpo e mente.
Non un gesto di comunicazione, ma un atto di liberazione.
Rimettere le carte sul tavolo, e tornare a respirare.
Da Oporto a Santiago de Compostela, passando per l’atlantico. 320 km in 10 giorni.
Dieci giorni di passi, dolore ai piedi, incontri veri, silenzi.
Camminare è un modo per svuotarsi e riempirsi allo stesso tempo.
Ogni chilometro toglie un peso e aggiunge un senso.
Lì ho capito che la vita non si misura in risultati, ma in presenza.
Negli ultimi mesi ho scelto di dedicarmi a Longaevitas, la campagna che promuove una legge per portare l’educazione alimentare e la longevità al centro del dibattito pubblico.
Un progetto collettivo, ma anche profondamente personale.
Perché longevità non è vivere più a lungo: è vivere meglio, ogni giorno.
E l’healthy non è un hashtag, è una scelta.
Tu hai firmato? Clicca qui
Oggi, se mi chiedi: sei vivo?
Ti rispondo: sì. Finalmente sì.
Vivo nel corpo che ascolto, nel lavoro che scelgo, nelle persone che incontro.
Vivo nei progetti che mi fanno alzare presto e nelle pause che mi concedo.
E tu?
Ti senti vivo, oggi?
Fermati un momento prima di rispondere.
Perché, forse, la risposta arriva proprio nel silenzio.
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