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Nuova Cartella - La newsletter di Deer Waves · May 30, 2025

Leggimi con calma durante il ponte ☀️ (però leggimi)

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Nuova Cartella - La newsletter di Deer Waves · Nuova Cartella - La newsletter di Deer Waves

Me lo avete chiesto in tant*” (spoiler: 4 persone). Quindi da oggi ci sarà una playlist a corredo della newsletter perché a volte è difficile star dietro a tutte le citazioni autoreferenziali che faccio. Così non vi perdete niente, vvb.

Recentemente Sufjan Stevens ha ri-valutato il suo capolavoro Carrie & Lowell dieci anni dopo, e non ne parla benissimo. Un disco amato da chiunque, nato dal dolore per la scomparsa della madre Carrie - figura complessa e assente, affetta da schizofrenia e dipendenze. All’epoca l’album sembrava un atto di guarigione per l’artista, oggi invece Sufjan lo definisce “un aborto di cattive intenzioni”. Non gli ha dato pace, né risposte. Solo altro dolore. Ci sono rimasto male? Sì, molto 😔.

Poi una notizia che mi ha fatto venire l’orticaria è quella sugli Oasis che, dopo aver recentemente pubblicato in formato vinile qualunque ri-edizione di album/canzoni della loro discografia, hanno messo direttamente su Amazon un tot di merchandising per voi nostalgici di merda. Dirty Cash.

I Royel Otis hanno pubblicato Moody, nuovo singolo già virale ma finito nella bufera per un verso discutibile: “My girl’s a bitch when she’s moody”. Accusati di sessismo (e di cancellare i commenti critici sui social), si sono difesi dicendo che il brano racconta solo “una prospettiva specifica” e non rappresenta una visione generale sulle donne. Beh, menomale, la prossima volta però evitiamo di chiamare “prospettiva” quello che suona come un insulto.

Passando a cose più belle: le care Wet Leg hanno droppato un nuovo singolo e annunciato il nuovo album Moisturizer, previsto in uscita il prossimo 11 luglio.

Ah, a proposito di nostalgia, eheh: In Colour, disco di esordio di Jamie xx, ha appena compiuto 10 anni. Se non lo avete mai ascoltato è il momento giusto per farlo. Oggi così come sempre.

  • Il nuovo singolo di Alex G - mai stato un suo grande fan, se non a tratti, ma con ‘sto pezzo ho volato altissimo

  • Dudu di yeule - non è il cane di Silvio, ma un pezzo bellissimo che starebbe benissimo come colonna sonora di una rom-com scritta e diretta dall’IA

  • Tonight di PinkPantheress - in realtà tutto il nuovo l’album Fancy That, miglior disco del mese, pieno di reference anni 2000 - che dura solo 20 minuti: SI GODE

Al di là di essere cool, con tanta aura, al passo coi tempi e facile da condividere nelle stories cosa pensate della musica di Lorde oggi?

Sono 8 anni (quando uscì Melodrama - indubbiamente uno dei punti più alti del pop anni ‘10) che non ne imbrocca mezza: Solar Power, l’album, è stato un dischetto tra i tantissimi - dimenticato pure dai fan più accaniti. What Was That, uscito qualche settimana fa, è stato un trabocchetto meschino per farci ricascare nella nostalgia di Melodrama. Man Of The Year, uscito ieri, non va da nessuna parte per tre minuti. E se ci aggiungiamo che dietro a entrambe le tracce c’è Jim-E Stack mi girano le balle doppiamente - controllate voi che capolavori pop ha creato negli ultimi anni.

Per non parlare poi di tutto quel credo euforico che sta prendendo piede “oddio questa sarà proprio la LORDE SUMMER”. Anche meno, raga. Di BRAT-era ce n’è stata una, che rimarrà scolpita nei secoli tra musica, marketing, social, branding, meme e tutto il resto. Figurati se il mondo si accolla qualcosa del genere neanche 12 mesi dopo, per di più con una brutta “copia”.

Nonostante tutto questo siamo ancora qua a romanticizzare la sua musica e il suo essere. Quindi voglio pure capire la vostra opinione, sincera.

Risp nei commenti, grazie.

E voi penserete: ma che cazzo è ‘sto Seona Daning?

Ebbene, quel giovane lì nell’anteprima del video, con la faccia alla Duran Duran versione Lidl, è nientemeno che Ricky Gervais. Sì, quel Ricky Gervais. Prima di diventare il padre fondatore di The Office (sì, l’originale è suo) cercava di sfondare nel mondo del synth-pop con una chiamata Seona Dancing.

Correva l’anno 1983, l’Inghilterra era in pieno boom new romantic, e lui, con capelli cotonati che sembra uscito da un’audizione scartata degli Spandau Ballet, se ne usciva con “More to Lose” e “Bitter Heart”: due ballad synth malinconiche, per nulla originale, ma comunque catchy.

In patria il pezzo non funzionò granché, ma – plot twist – la storia più assurda arriva dalle Filippine: nel 1985 una radio locale cominciò a mandare il pezzo in onda col titolo falso di Fade di una fantomatica band chiamata Medium, così da non far scoprire agli altri emittenti quale fosse la canzone. Per di più inserivano un jingle della radio a metà brano per impedire che venisse registrata e ritrasmessa (e Shazam MUTO). Solo un anno dopo un’altra stazione radio svelò il mistero: si trattava proprio di More to Lose dei Seona Dancing.

Forse autore e titolo vi dicono poco, ma c’è una canzone che appena parte ti fa venire voglia di spruzzarti addosso mezza boccetta di Acqua di Giò e uscire con magliettina tattica Sweet Years, felpa di Guru (anche se è agosto) e lettore mp3 con le cuffiette rotte e il jack piegato a metà: è The Radio di Get Far (aka Fargetta).

CHE VOGLIA DI PAPETE BEACH (mai stato).

Se volete altre canzoni sblocca ricordi di questo tipo e di quegli anni seguite Poi Migliora, che nella prossima puntata ve ne faccio ascoltare un po’.

La stagione musicale più bella è arrivata: quella dei festival all’aperto. Nota bene: con “festival” intendo ovviamente quegli eventi che si svolgono in 3-4-5 consecutivi con più palchi, non le rassegne con un singolo live ogni 15 giorni. Non fatevi ingannare.

A differenza dell’anno scorso quest’anno non faremo un dj set nostalgico al Sziget di Budapest, ma ci sono comunque altri 150+ motivi per andare. Oltre al fatto che è un festival per tutte le tasche, non troppo lontano, pieno di attività extra, vi potete beccare Charli, Chappel, FKA twigs; ci sono poi Caribou e i Justice per ballare e A$AP Rocky con Post Malone che in Italia ve li sognate. Più un’altra infinità di artisti fighi che potete vedere qua.

Gli altri invece che vi consiglio al volo (perché io o qualcun* della redazione c’è stat*) sono: l’Øyafestivalen di Oslo per stare al fresco (scrivetemi se andate), il Rock En Sein di Parigi, il Nos Alive di Lisbona e il Roskilde in Danimarca.

Se invece volete stare in Italia ce ne sono un bel po’, distribuiti equamente su su tutto il territorio. Qua trovate la guida dei 19 miglior festival italiani da qui alla fin dell’estate.

Nell’ultimo episodio (dal vivo) abbiamo discusso degli eventi più disastrosi della storia della musica, delle peggiori canzoni della storia, dei casini che stanno succedendo nell’organizzazione dei concerti in Italia e di cosa non dire durante i date.

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