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Nuova Cartella - La newsletter di Deer Waves · Nov 12, 2025

Dopo quanto tempo posso dire che un album è brutto?

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Deer Waves · Nuova Cartella - La newsletter di Deer Waves

Qua non si parla di politica, ma.

New York ha da poco eletto il suo nuovo sindaco, Zohran Mamdani. La notizia succosa per noi è che il blog Stereogum ha tirato fuori una mail del 2017 in cui Mamdani, allora rapper sconosciuto sotto lo pseudonimo di Mr. Cardamom (lol), chiedeva disperatamente al sito una recensione. Non gli hanno mai risposto. Fino a oggi.

Poooi: Danny Brown è tornato alla grandissima con Stardust, un disco rap-hyperpop. Completamente sobrio ci racconta di quanto sia felice oggi, rappando sulle basi prodotte della nuova e bellissima scena hyperpop - tra cui Underscores, Jane Remover e Frost Children. È l’album dello zio più cool della scena musicale che scopre l’energia zoomer e il risultato è un casino gioioso, caotico e sincero. Un must-listen per chi ama gli incroci estremi.

E a proposito di collaborazioni matte Charli XCX ha pubblicato “House” con John Cale dei Velvet Underground. Non aspettatevi le pippate di BRAT, perché questo brano farà parte della colonna sonora di Cime Tempestose (Wuthering Heights), il nuovo film di Emerald Fennell - in uscita a dicembre. E infine i Gorillaz con gli IDLES hanno pubblicato The God of Lying, brano che anticipa il nuovo album dei primi.

Le canzoni citate in apertura e tutte le altre sono disponibili nella playlist della newsletter: la trovate anche su TIDAL e Apple Music!

Qualche settimana fa ho parlato su Deer Waves di quanto fosse noioso e poco ispirato il nuovo album di Tame Impala, Deadbeat. L’ho fatto dopo sole 13 ore dalla release ufficiale, dopo che tre singoli erano fuori da mesi e dopo soli quattro ascolti interi dell’album.

Apriti cielo.

Tuttə a suggerirmi di restare calmo, di aspettare, di ascoltarlo “meglio”. Tuttə a dirmi che non ho capito che è un’esplorazione della paternità attraverso il prisma della rave culture e che questo è il suono della sua nuova identità. Tuttə a dirmi che NE RIPARLIAMO TRA UN MESE.

Insomma, la classica linea di difesa che viene data automaticamente ai dischi di quegli artisti consolidati che si rivelano tiepidi o a quelli che la fanbase vuole che siano capolavori a tutti i costi.

Un mese è passato: il disco è già finito nel dimenticatoio praticamente di chiunque, non è cresciuto con gli ascolti, ha preso insufficienze quasi ovunque sia dalla critica che dagli utenti. Ma comunque ho sbagliato a dire certe cose dopo sole 13 ore (al di là che si potesse essere d’accordo o meno).

Però poi è arrivato l’attesissimo nuovo album di Rosalía, osannato e over-hyppato grazie al singolo Berghain. E dopo cinque minuti scarsi dall’uscita, boom! Capolavoro. Mia Madre. Disco dell’anno. Disco del decennio. Disco della Vita. Incredibile. Una fila interminabile di condivisioni, di reel, di TikTok, di prime pagine, di voti altissimi nel giro poche ore.

Neanche il tempo di finirlo, neanche il tempo di capirlo (questo album è uno dei pochi da capire - non essendo né pop né di facile ascolto), neanche il tempo di tradurre i testi scritti in 15 lingue diverse. Tuttə presə dalla FOMO e dalla necessità di partecipare immediatamente al dibattito social, urlando al capolavoro per non essere gli ultimi a dirlo. Però va bene così.

Quando si può effettivamente giudicare un album? Perché su letterboxd mettete le stelline dopo aver visto i film una sola volta, perché su GoodReads fate le recensioni dopo aver letto i libri una sola volta, ma un disco (di merda) dobbiamo ascoltarlo 40 volte? È perché il film/il libro lo vivete concentrati e lo capite, invece la musica è diventata semplicemente un sottofondo al brainrot dell’ufficio e/o dei mestieri in casa - o ci sono altri motivi?

Parliamone, vi prego (nei commenti).

P.S. Bordone tvb

A proposito di politica (giuro non ne parlo più) la vera chicca arriva da Web Archive (sito che raccoglie dei ‘fermi immagine’ dei siti web) in cui è possibile accedere al sito Geocities del 1998 dove una giovane Giorgia Meloni creava la sua pagina personale.

Tra la passione per Tolkien, Nietzsche e Stephen King, spuntano i suoi gusti musicali: “complessi irlandesi, tipo i Chieftains, Loreena McKennitt, Sinéad O’Connor ed i Cranberries”.

Quindi possiamo dire che questa passione per la cultura celtica it was never a phase, it’s a lifestyle, no?

Si sta parlando un sacco di Lily Allen in questi giorni perché è uscito il nuovo album West End Girl, praticamente un’autopsia del suo matrimonio finito con David Harbour (Hopper di Stranger Things), tra tradimenti, gaslighting e la confessione di essere tornata sull’orlo della disperazione.

In tanti hanno realizzato solo oggi di quanto Lily sia stata un’artista sfacciata e onesta, ma in realtà tutto buzz mi ha fatto tornare al 2006 e al suo disco di debutto Alright, Still - che ancora oggi viene banalmente ricordato per “Smile”, quando tutto l’album era un manifesto.

Apparire come una figurina pop dolce e carina vestita a pois, ma cantare testi strafottenti su melodie bellissime e pure ricercate fu davvero una mossa clamorosa (perché sincera e non studiata). Cantava di casini quotidiani, sbronze e tizi inutili con un misto di cattiveria e ironia che nel pop mainstream di allora non si era mai sentito.

Ha preso il pop, gli ha tolto il vestito carino e l’ha portato al pub a fare a botte coi peggiori uomini - un po’ come ha fatto oggi con il nuovo album.

Recuperatelo.

Nell’ultimo episodio del podcast abbiamo parlato di morte: MTV ci ha lasciati, il nu-metal non è mai tornato, la svolta di Rosalia è una morte o una rinascita? Quali sono le canzoni più suonate ai funerali?

I like e i commenti fanno comodo, ma perché non segnali questa newsletter ad altre persone? Tò, c’è pure un link veloce qua per farlo.

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