Mi piace andare al Pride? Uhm, Nì.
Ci vado? Sì, certo!
E forse ci dovresti andare anche tu.
Non solo perché ti divertiresti seriamente, ma soprattutto perché una marcia per i diritti non è mai una cattiva idea. Mai.
Pensavo fosse una cosa ovvia da capire, ma leggendo commenti e reazioni ai vari articoli sull’incredibile Pride di Roma, è chiaro che non lo è per niente.
Cominciamo dalla parola, che già lì si nasconde il trucco.
Diritto non vuol dire favore, non vuol dire che qualcuno un bel giorno si è svegliato generoso e ha deciso di darti qualcosa.
Non ci spetta perché esistiamo.
Esiste perché l’essere umano, per sua natura fa anche schifo e in quanto animale compete per risorse scarse.
So che non piace sentirlo dire in una società evoluta, ma nasciamo con un cervello che mette prima sé, poi il branco, poi nessun altro.
La cooperazione larga, la giustizia, l'empatia per lo sconosciuto sono conquiste culturali fragili, le paragono spesso ad una vernice fresca sopra il legno vecchio.
Sotto pressione la vernice salta e torna fuori il legno: prevaricazione, gerarchia, il forte che si prende quello che può.
L’uomo è un essere naturalmente prevaricante.
Quando parliamo di diritti, devi sempre tenere presente che stai dentro un patto che qualcuno prima di te ha conquistato pagandolo caro, a volte col sangue, quasi sempre marciando e spesso lottando.
E se sei nato che quel diritto esisteva già, te lo hanno consegnato già pronto e questo è esattamente il problema, perché quando riceviamo una cosa già fatta tendiamo a credere che sia naturale, eterna, garantita.
Magari! Ma non funziona così.
Non è come un oggetto che ce l’hai o non ce l’hai.
Un diritto invece è vivo e va tenuto in vita.
Ti assicuro che se smetti di guardarlo e prendertene cura comincia a marcire, ma piano, senza dare nell'occhio. Cede piano piano e ti lascia il tempo di abituarti a ogni pezzo che manca.
Questa cosa ti riguarda da vicinissimo.
Hai presente la teoria rana bollita? La storia della rana che metti nella pentola d'acqua fredda e la scaldi un grado per volta.
La rana non scappa, si abitua e si abitua sempre di più, e piano piano muore convinta che andasse tutto bene. Ecco, noi in mille cose siamo quella rana.
E l'acqua è calda, in quelle mille cose, lo è da un pezzo.
Prendi la sanità. Sulla carta c'è ancora tutto, poi provi a prenotare una visita col sistema sanitario nazionale ti dicono fra un anno, solo se paghi profumatamente la fai domani da un privato.
Non te l'hanno tolta, te l'hanno solo resa molto difficile e per molti impossibile, è una cosa molto furba perché non fa rumore e in pochi, davvero troppo pochi sono scesi in piazza per una lista d'attesa.
Il diritto alla casa? Qui c’è da ridere. Il diritto c'è, dicono. Poi io vivo a Roma e vedo cose incredibili, Un affitto medio basso qui in città è “paro paro” ad uno stipendio medio alto.
I giovani professionisti alto istruiti spesso sono costretti a condividere le abitazioni e siamo davanti ad una generazione intera che sta scoprendo che avere un tetto sopra la testa è diventato un privilegio e non più un punto di partenza.
L’istruzione pubblica? Idem. È lì, aperta, in piedi. Però le aule cadono a pezzi, i posti li tagliano, e non dirmi che non ti è passata l'idea silenziosa che se vuoi qualcosa di decente per i tuoi figli te lo devi comprare in una scuola privata.
Sembrano ancora esserci quei diritti, eppure ragiona.
Nessuno ti dice mai apertamente che da domani non hai più diritto a curarti, sarebbe troppo brutale e ci sarebbe la rivolta.
Si fa al contrario. Le cose, per un taglietto al bilancio un po’ alla volta si svuotano da dentro, si privatizza un pezzo per volta, e ti lasciano il guscio in piedi così tu puoi continuare a ripetere ma certo che ce l'abbiamo.
E intanto l'acqua sale e non ditemi che in generale in questo Paese non ce l’abbiamo alla gola. Perchè ormai stiamo diventando piano piano solo un bel guscio.
È per questo che marciamo e andiamo alle manifestazioni.
Non dobbiamo andarci quando un diritto ce l'hanno già strappato, o quando le cose scricchiolano. Ma anche quando abbiamo l'intelligenza di riconoscere quel diritto e quel privilegio.
Ma adesso, credetemi, sta scricchiolando tutto, e non solo per le categorie più “deboli”.
Basta togliersi le cuffie per sentirlo o quell’anestetico sociale sempre più inspiegabile.
Dovremmo marciare anche per diritti che non sono i nostri, ma basterebbe anche che non rompessimo le scatole con i nostri commenti.
Che basta un Q.I. sopra la decenza minima, per essere anche solo un alleato.
Puoi partecipare anche per qualcuno che non sei tu e non sarai mai, per alleanza e solidarietà ad una persona che hai vicino fa una vita che manco capisci e credimi, non capirai MAI.
E non lo devi fare mica per buonismo, ti tranquillizzo, ma per puro istinto di sopravvivenza.
Perché questo è un sistema in cui nessuno è davvero al sicuro, e il diritto che tolgono a un altro oggi è la prova generale di quello che toglieranno a te domani.
Quando arriverà il tuo turno l'argine deve esserci già, e l'argine lo costruisci ora, difendendo gli altri prima che tocchi a te.
Quindi sì. Invece di sparare cazzate dal divano, che ti dovrebbero togliere i social (ma in quel caso manifesterei per farteli riavere, giuro!), invece di commentare, invece di aspettare che ci pensi qualcun altro, scendi in piazza, scrivi, comprendi il privilegio che hai nel poterlo fare.
Anche solo al primo sospetto che qualcosa stia per essere toccato. Non quando il danno è fatto o quando è ancora soltanto un timore.
Pensate sia il carnevale a Giugno? Vi fa schifo il carnevale?
Dietro quei carri colorati e i coriandoli e i gadget, c'è gente che marcia per non tornare invisibile e facciamo bene a farlo, perchè i diritti, dovrebbero essere SEMPRE una festa.
È quando te li tolgono che ti accorgi che rischi di tornare in trincea e ricorda, per come ho già scritto sul funzionamento la natura umana, e su questo, permettimi ne sono almeno quanto te, forse un po' di più, uno dei prossimi diritti ad essere sotto attacco potrebbe essere il tuo.
Ecco perché una marcia per i diritti non è mai una cattiva idea.
Ecco perché il Pride mi piace Nì, ma ci vado Sì, senza se e senza ma.
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Stiamo sempre svegli, curiosi, inafferrabili.
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