RSS Amplifier

Rights Now · Jun 19, 2026

Solo gli antifascisti possono leggere questa newsletter

0
Sign in to vote or save

Danilo De Biasio · Rights Now

Ciao, se ti sei perso l’ultima puntata on air di Rights Now ecco il podcast. Abbiamo affrontato il tema della criminalità organizzata come attentato ai nostri diritti con Pietro Basile di Libera. Non so se stai guardando i mondiali di calcio: noi li abbiamo trattati dal punto di vista della preoccupazione per i diritti umani con Guido Battaglia del Centre for Sport & Human Rights di Ginevra. Come saprai ci piace segnalare iniziative che valorizzino i diritti umani: abbiamo festeggiato il premio al Biografilm per Mamera, un podcast sulle violenze attuate dalla Svizzera sulla popolazione jenish; e abbiamo segnalato un convegno sulla legislazione anti-LGBTQ+ in Africa (qui sotto trovate anche la locandina). Buon ascolto!

0:00

-14:30

Ho appena saputo da RaiPlaySound che i 6 episodi del nostro podcast “Follow the money” saranno pubblicati da questa settimana anche su Spotify Spotify

e su Megaphone: https://feeds.megaphone.fm/RCSP6090196879

Ri-buon ascolto!

Potrei risolvere la questione dicendo no, non avrebbe senso, perché chi legge una newsletter non necessariamente aderisce, non la usa, a differenza di una fiera del libro dove gli organizzatori possono decidere in piena autonomia come gestire la manifestazione, lo spazio a disposizione, i servizi che offrono agli standisti, in poche parole la linea editoriale.

Però sarebbe una risposta un po’ paracula. Perché il criterio introdotto da “Più libri, più liberi” e le successive risposte sono intriganti e raccontano molto della politica e della comunicazione odierna.

Innanzitutto già in precedenza l’iscrizione alla kermesse libraria di Roma era condizionata dall’adesione ai principi costituzionali.

E ci mancherebbe!

La decisione di aggiungere esplicitamente l’adesione all’antifascismo dipende dal trambusto dell’anno scorso quando l’editore “Passaggio al bosco”, presente alla fiera, nostalgico di tutto ciò che è nazi-fascista DOC, era stato contestato dagli altri editori e dai visitatori.

Quindi c’era bisogno di aggiungere esplicitamente “riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana”? E - seconda domanda - quella clausola metterà al riparo “Più libri, più liberi” da editori estremisti di destra? Difficile rispondere con un semplice sì o no.

Per quel poco che so nella Costituzione italiana l’antifascismo è implicito (con l’eccezione esplicitata del divieto della ricostituzione del partito fascista). Non poteva essere differente, visto che quella Carta l’ha scritta il variegato mondo politico che - chi più, chi meno - aveva combattuto Mussolini.

Quindi automaticamente chi aderisce ai valori della Carta dovrebbe essere considerato antifascista.

Ma sappiamo che non è andata così. E non da Vannacci, da prima: da Almirante, dall’epurazione soft di tutto l’armamentario fascista nelle istituzioni repubblicane, dalle torbide manovre degli apparati di Stato infarciti di ex repubblichini.

Non abbiamo lo spazio per scrivere un libro di storia, ma è oramai definitivamente acclarato che - semplificando un po’ - la strategia della tensione era un insieme di azioni violente, provocazioni, depistaggi pensati per bloccare le riforme democratiche in nome dell’anticomunismo. Una strategia teorizzata al Viminale, a Forte Braschi, in viale Romania, a Langley e che prevedeva l’uso della manovalanza fascista.

Quindi no, scrivere su un foglietto di carta che si è fedeli alla Costituzione non vuole dire automaticamente essere antifascisti. Ma neppure firmare una dichiarazione di antifascismo lo è. Lo spergiuro, d’altronde, è peccato grave ma non rientra nei peccati capitali.

Poi c’è l’aspetto della polemica politica, sottoprodotto da discount della politica. La Presidente del Consiglio Meloni ha commentato la richiesta di “Più libri, più liberi” in questo modo: “la cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra [...] si chiama censura”. La dichiarazione è stata pubblicata lo stesso giorno in cui Vannacci trasformava il suo movimento in partito, un partito che elettoralmente può infastidire anche Fratelli d’Italia. La scelta dei tempi suggerisce che Meloni volesse rubare un poco la scena al generale.

Resta comunque un ragionamento zoppo, ma funzionale ad appiattire i valori costituzionali alla sinistra. Per proprietà transitiva essere anticostituzionali diventa sinonimo di anti-sinistra e dunque scende di livello, diventa lotta politica fra due alternative ugualmente legittime.

Nel nostro piccolo viviamo tutti i giorni questo slittamento semantico. Avere diritti diventa un privilegio, gira la fake-news che i miei diritti tolgono diritti ad altri, viene riproposta la dinamica “e ma in Iran le donne sono costrette a portare il velo, in Africa aumentano le nazioni che sbattono in prigione i gay…”. Sono accuse vere, documentate, ignobili ma la soluzione non è quella di Vannacci che invita le persone LGBTQ+ a non lamentarsi perché hanno il diritto di guidare. Voilà: la banalizzazione dei valori costituzionali e il rovesciamento logico sui diritti sono parte della strategia. Forse Vannacci e Meloni andranno separati alle elezioni ma la radice è comune.

P.S. A newsletter quasi chiusa ecco la notizia - pubblicata da il giornale “La Verità” -secondo la quale il presidente del Il Presidente del Centro per il Libro e la Letteratura ha paventato la fine dei finanziamenti a “Più libri, più liberi”, perché sono fondi che servono per “incentivare la bibliodiversità”. [Giuro che non l’ho mai sentito questo termine n.d.r]. Perfetto cortocircuito: una kermesse che chiede il rispetto dei valori costituzionali viene accusato di censura dai partiti al governo e un suo organismo - il Centro per il Libro e la Letteratura dipende dal Ministero della Cultura - manda a dire che taglierà i fondi. Chi censura chi?

Sarà la vicinanza al Pride, ma mi sono reso conto che questo numero della newsletter tocca più volte il tema LGBTQ+. Perché non completare in quadro con un reportage di arte.tv - che non smetteremo di ringraziare - che si domanda se anche nell’Europa di Farage e Bardella le diverse identità di genere rischino. Buona visione.

Read the original on danilodebiasio.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.