Buongiorno a tutti, sono Emanuele Corazzi, Direttore di Cronache di spogliatoio. Stiamo vivendo questo Mondiale particolare, il primo con 48 squadre, che crea molto dibattito. L’aspetto molto interessante, attorno al quale scaveremo, è il lavoro che la FIFA ha fatto con le varie federazioni per sviluppare progetti calcistici virtuosi. Faccio un esempio: Philippe Senderos, l’ex Arsenal e Milan, è uomo di Infantino dedicato ad un’area geografica. Riceve i progetti, li valuta, decide se investire e poi verifica che quei soldi vengano messi su infrastrutture, allenatori, ecc.
In questo modo crescono Nazionali e naturalmente mercati televisivi. Siamo alle prime informazioni, ma ci lavoreremo. Sarà per esempio interessante capire al passaggio del turno quanto guadagneranno le varie Nazionali e dunque quanto potranno re-investire per crescere ulteriormente.
Per quest’estate ho deciso di dare spazio ogni tanto dentro a Sciuscià ai giornalisti della nostra redazione, per farli conoscere ulteriormente e per mostrare quanta cura e profondità hanno. Cosimo Bartoloni, per tutti Bart, è il coordinatore di due live di Cronache ma anche un curioso cacciatore di storie… non solo francesi!
In questo episodio ci racconta Luis Enrique e Guardiola in modo laterale, originale.
«E ora scusatemi… la commozione ha prevalso… e io…». Quando Silvio Berlusconi pronuncia queste parole prima di fermarsi a causa di un malore che ha gelato gli spettatori del Pala Madigan di Montecatini, è l’ora di pranzo di domenica 26 novembre 2006. Quel pomeriggio di Serie A verrà ricordato per uno dei gol più belli di sempre segnati nel nostro campionato: quello di Francesco Totti, al volo, di sinistro, da posizione impossibile, contro la Samp, che permette alla Roma di mantenere ancora un po’ la scia dell’Inter dei record di Mancini. Quello che succede quella domenica in Spagna, ne LaLiga, invece, non rispolvererà nessun vostro ricordo, ne sono sicuro. Che ve ne importa, ad esempio, del risultato di Gimnástic de Tarragona-Maiorca (2-3, se proprio volete sapere). Eppure, per la storia di Luis Enrique e Pep Guardiola quella partita ha un ruolo importante.
Salve a tutte e a tutti, io sono Cosimo Bartoloni, ho 32 anni, sono un giornalista di Cronache di spogliatoio, e per questo episodio di Sciuscià ho l’onore di prendere lo spazio del direttore Emanuele Corazzi - che ringrazio! - per raccontarvi questa storia. Buona lettura.
Nelle ultime settimane, una delle domande che abbiamo sentito pronunciare più spesso nei programmi tv e nei dibattiti calcistici è: ora che ha vinto la sua terza Champions League da allenatore, si può dire che Luis Enrique abbia raggiunto Pep Guardiola nella classifica dei più grandi allenatori di sempre? La discussione, ovviamente, resta aperta e non la risolveremo certo qui. Quello che invece vi voglio raccontare è quando entrambi - Guardiola e Luis Enrique - erano arrivati a un passo dall’essere l’uno l’allenatore in seconda dell’altro.
Quella domenica 26 novembre 2006 il Gimnástic di Tarragona si trova all’ultimo posto de LaLiga. Non vince dalla prima giornata, giocata tre mesi prima. Quella che arriva contro il Maiorca è la sconfitta che causa l’esonero di Luis César Sampedro, l’allenatore che aveva riportato il club in prima divisione 56 anni dopo l’ultima volta. A questo punto, entra in scena un nuovo attore non protagonista di questa storia: José Sicart, il direttore sportivo del Nástic, che mentre sfoglia il catalogo dei ‘Davide Nicola’ de LaLiga per sperare nel miracolo salvezza, riceve una chiamata inaspettata.
È Luis Enrique.
È del tutto normale che Luis Enrique nel novembre 2006 si proponga all’ultima squadra de LaLiga: la sua carriera da calciatore era terminata due anni prima e quella da allenatore doveva, appunto, ancora cominciare. In attesa della giusta occasione, ‘Lucho’ sfogava il suo bisogno di sport andando incontro alla fatica.
Nel 2004, dopo aver salutato il calcio giocato, si era trasferito con la famiglia in Australia per surfare e allenarsi lontano dallo stress per qualche mese: in attesa di tornare nel calcio con nuove mansioni, il suo obiettivo era partecipare e concludere una maratona. Impresa completata il 6 novembre 2005, a New York. Luis Enrique concluse la corsa al 1345° posto su 36863 partecipanti, con un tempo di 3 ore, 14 minuti e 29 secondi.
Domenica 26 novembre 2006, la sera, per Luis Enrique il Gimnástic appare come la buona opportunità per iniziare la carriera da allenatore. E quindi chiama Sicart: «Se volete vengo io ad allenare la squadra. Non voglio soldi, lo faccio anche gratis». Sicart rimane spiazzato. «Ho anche un collaboratore, pronto a salire a bordo con me in questa avventura: è Pep Guardiola». Sicart si convince, chiama la proprietà ma il confronto non ha esito positivo. Il board del Gimnástic non è sicuro: la situazione è grave e non è il momento per sperimentare, con allenatori al debutto assoluto. Serve esperienza. E quindi: grazie, ma non se ne fa di niente.
Al posto di Sampedro arriva Francisco ‘Paco’ Flores, allenatore spagnolo che aveva vinto una Coppa del Re con l’Espanyol qualche anno prima, ma che non sarà in grado di risolvere i problemi di una squadra inadeguata per mantenere la categoria: la stagione del Nástic, infatti, con lui in panchina si concluderà all’ultimo posto.
Per Luis Enrique, il debutto in panchina, è rimandato di due anni. Quello di Guardiola di pochi mesi. Pep nel 2007 diventa l’allenatore del Barça B. Luis Enrique, invece, continua a trovare piacere sfidando la fatica: il 25 novembre 2007 chiude in 2 ore, 58 minuti e 8 secondi la Maratona di Firenze, rompendo il muro delle tre ore e sbloccando, a quel punto, un nuovo obiettivo: concludere l’Ironman, una prova sportiva estrema che comprende tre discipline, 3km di nuoto, 180 di bici e 42 di corsa. Più la sfida è difficile e più si diverte. Luis Enrique completa l’Ironman due volte: a Nizza e a Francoforte.
Lo voleva completare anche una terza, in Austria, a Klagenfurt, nel 2008. Però ci fu un imprevisto: «Salve Luis, sono il presidente Laporta. Vuoi prendere il posto di Guardiola e allenare il Barça B?». Da quel momento, ripensando a quel no, per il presidente del Gimnástic del 2006, Josep Maria Andreu i Prats, il sonno ha iniziato ad arrivare sempre con più fatica.
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