Chissà, chissà chi sei
chissà che sarai
chissà che sarà di noi
lo scopriremo solo vivendo
(Lucio Battisti, Con il nastro rosa)
L’ossessione per la trasparenza in The Drama si scontra con la funzione relazionale del segreto, trasformando la scoperta di un passato nascosto in un tribunale aperto, crudele. Il confine tra l’esigenza di svelarsi e il diritto alla riservatezza diventa una faglia in cui il regista Kristoffer Borgli chiede di stare (è possibile conoscere tutto dell’altro? È necessario?) dove il concetto di fiducia traballa, perché il non conoscibile è visto come una minaccia non solo al rapporto, ma alla propria esistenza.
Il regista aveva già lavorato sullo sguardo dell’altro su di sé, anche se con un taglio più grottesco, in Sick of myself. Lì rendeva l’ipocrisia sociale una manifestazione epidermica (le pieghe nella pelle, gli sfregamenti), mentre in The Drama la ritrae attraverso l’opprimente, continuo, giudizio collettivo. Le persone intorno alla coppia fanno più rumore della coppia, la fagocitano, e la trasparenza tanto decantata è in realtà un filtro bellezza, una costruzione in cui l’intimità viene sacrificata sull’altare della validazione. Serve per non sprofondare nel vuoto di un’esistenza che non tollera l’ignoto. Ed è un paradosso, perché è proprio in quel segreto che potrebbe formarsi la fiducia.
[SPOILER THE DRAMA E SOMETHING VERY BAD IS GOING TO HAPPEN]
Per i protagonisti di The drama, la soluzione è un cinismo romantico, spaventato ma tenace, mentre per quelli di Something very bad is going to happen non c’è via di fuga, se non quella verso l’autoconservazione. La miniserie, uscita proprio nelle stesse settimane del film, si traveste da horror manipolando i codici del genere (i presagi sinistri, i simboli e il fiato pesante, la telecamera a braccio) solo per rivelarsi un dramma sulla paralisi decisionale. Mentre il sospetto si insinua tra i preparativi di un matrimonio impeccabile, la serie proietta il dubbio come una forza che blocca i muscoli e prolifica le teorie. La cella di un inganno familiare appare preferibile alla vertigine che costringerebbe a misurarsi con l’inconoscibile, indispensabile per sperimentare fiducia verso l’altro.
Dimmi come ti senti/cosa cerchi e ti consiglio un film o una serie
Rispondo ad uno dei vostri messaggi (i mittenti resteranno anonimi).
« Sono ammalata, triste per aver cancellato un weekend di vacanza e rigenerazione di cui avevo bisogno tantissimo. Dimmi una serie leggera che mi faccia passare il tempo ti supplico »
Sono ancora mezza ammalata anch’io quindi vi consiglio quelle che stanno facendo compagnia a me :) una si intitola I love LA ed è creata e interpretata da Rachel Sennott, l’attrice di Shiva baby e Bottoms. Parla di una giovane manager e della sua eccentrica amica influencer, di scalate sociali ambite e drammi insulsi. È il trionfo della forma sul nulla, di una Los Angeles feticcio, dove il confine tra satira e celebrazione è così sottile da risultare invisibile e quindi magnetico. L’altra è Big mistakes, creata sempre da Sennott, stavolta insieme a Dan Levy, che interpreta anche uno dei protagonisti. Disavventure familiari, battute sferzanti, rocamboleschi modi di volersi bene. Spero non si fermi alla prima stagione.
Grazie e al prossimo martedì!
Elisa

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