Se qualcosa o qualcuno ha avuto una grande rivincita nel post-covid quella è la mattina, e il mattiniero. Abbiamo lentamente abbandonato la notte e le “cattive abitudini”, così ci dicono. O forse siamo noi millennials che siamo semplicemente invecchiati.
Poi la morigeratezza nel no/low alcol e ci aggiungo in maniera non troppo arbitraria il soft clubbing, che piace a tutt*: coppie, single e famiglie giovani. Si fa la mattina in sicurezza, sorseggiando al massimo un Bloody Mary, ma meglio un Flat White. Niente taxi che arrivano a 35 euro per tornare a casa la sera, ma il caro e vecchio servizio pubblico.
E la verità è che ci si sente anche soli: quando i single spendono quanto una coppia per vivere nei contesti urbani, uscire la sera è impossibile e la socialità diventa proibitiva.
Se mischiamo tutto questo non sembra poi così strano assistere alla creazione di community a tavolino e i run club potrebbero non fare eccezione.
Parliamo di questo e molto altro sabato 9 maggio a BASE con l’evento Architecture Runs, running tour guidato da Bianca Felicori—la conoscerete senza dubbio per il progetto Forgotten Architectures.
Non solo corsetta e brunch, ma un momento per chi vuole osservare la città con uno sguardo diverso, tra architetture “minori” e spazi quotidiani. Il tour di 5–8 km si articola tra storie, dettagli e soste narrative insieme a Slipmode.
L’arrivo è poi alle 11.30 al bistroBASE, dove la run si trasforma in un brunch condiviso con Lavazza. Segue una tavola rotonda con Bianca Felicori, Slipmode e con me—Roberta Abate di Commestibile ;-)
Qui se volete iscrivervi (c’è la waiting list, ma provate lo stesso)
Mattina = Salubrità = Capitalismo?
Correre a fare colazione
Run club e community
I link più interessanti del periodo
Trovo il connubio “mattina = salubrità” piuttosto arbitrario: avere più tempo per fare cose durante la giornata nasconde manie di iper-performatività, che si tratti di lavoro o fitness.
I creator americani che si svegliano alle 4 del mattino per fare attività fisica creano in me ansia, a volte disagio. Il mio algoritmo di TikTok mi propone giovanissime mamme americane che dalle 5 alle 7.30 riescono a fare pilates, lavarsi i capelli, fare skincare e preparare la colazione per tutta la famiglia.
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Come racconta Vox in questo pezzo sull’ossessione per le morning routine: “il modo in cui iniziamo la giornata riflette ciò che valorizziamo davvero”. Oggi quel valore è ottimizzare: pratiche come meditazione o journaling vengono infiocchettate come strumenti per “migliorare concentrazione, energia e performance”. Anche il self-care diventa funzionale, perché “prendersi cura di sé serve a lavorare meglio, non solo a stare meglio”. Una routine che sulla carta porta all’equilibrio, ma che sotto sotto spinge a produrre di più.
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I running club nel mondo della ristorazione nascono in città come New York, San Francisco e Austin, spesso all’interno di team di ristoranti indipendenti, coffee shop e bakery, dove cuochi, camerieri e baristi iniziano a correre insieme prima del turno
E in questo loop di mattine organizzatissime e di morigeratezza, rientra anche il successo delle colazioni come momento di socialità; ne avevamo parlato in questa newsletter. Si divorano buoni carboidrati e non si cade nella tentazione di far tardi la sera per avere contatti umani. La colazione ha dalla sua che costa meno di una cena e ti costringe a svegliarti presto.
Alle 12 di una domenica mattina qualunque hai già fatto le chiacchiere con le amiche e hai tempo di fare il cambio stagione, o di cucinare facendo meal prep per la settimana successiva.
E non è raro vedere nelle bakery di ispirazione nordica,—quelle dove trovi caffè di grande qualità—, runner o ciclisti che smontano da una bici da corsa per fare una meritata colazione, anche tutti sudati. Mi fa riflettere su questo Chiara Buzzi, runner, ma soprattutto autrice gastronomica e co-proprietaria insieme a Edoardo Nono del Rita & Cocktails del Rita’s Tiki Room a Milano.
“Ci sono locali che si prestano più di altri a quel tipo di rituale della colazione dopo lo sport: spesso vedo tanti runner post allenamento da Nowhere Cafè o alla Bruma l’altro giorno c’erano molti ciclisti. Questi locali dall’aurea underground condividono evidentemente dei valori con questo tipo di pubblico. Se faccio pilates e poi voglio fare colazione vado a La Mary e non da Gattullo; in quei posti più classici ci vai per una colazione organizzata o un appuntamento più formale”.
Ho voluto fare due chiacchiere con Chiara Buzzi per questa newsletter perché Buzzi corre—io no, e quindi volevo capire meglio le logiche di chi lo fa— e mostra questa sua passione spesso sul suo profilo Instagram, fra una cena in un ristorante stellato e un viaggio per provare delle distillerie.
Spesso essere sportivi e fare un lavoro nella ristorazione sembra inconciliabile, invece Buzzi racconta entrambi i mondi con molta naturalezza. “A me correre ha sempre fatto schifo”, le dico durante la nostra telefonata, lei mi racconta: “Anche a me, e ho fatto sempre molto fatica, però è un po’ una discriminante per chi vi si approccia. Bisogna superare una certa soglia per diventare un runner, superata quella hai fatto: allo stesso tempo correre è uno sport che puoi fare a costo zero, ovunque tu voglia, con grandissima libertà e, pensando un po’ alla mia vita, è una cosa che mi ha fatto riflettere. È un modo anche per conoscere i posti dove vado; se sono in una città per lavoro mi faccio il mio allenamento e ne approfitto anche per visitare dei posti che altrimenti non vedrei”.
Bere e mangiare per lavoro non sembra la base ideale per diventare dei maratoneti. Buzzi mi dice: “Io cerco di non bere durante la settimana. Ma il sonno può essere anche più problematico dell’alimentazione: dormo 5 ore a notte e il poco sonno a lungo andare sull’allenamento incide di più. Al mio livello—mi alleno almeno tre volte alla settimana—non devi seguire diete particolari; basta che prima delle gare arrivi un bel po’ idratata, bevendo molto, e avendo cura di caricare un po’ i carboidrati, che significa aumentare un po’ più di carboidrati su ogni pasto per i giorni precedenti.”
Buzzi mi dice che le piace correre da sola, che usa Strava, app per corridori e ciclisti, e che non ha mai fatto parte di un running club. “Io non amo correre con altre persone, penso però che se hai fra i 20 e i 35 anni è figo farne parte, piuttosto che andare in palestra e fare l’alienato.” Buzzi ha pensato spesso a creare dei running club legati alle sue tante attività, e presto potrebbe essercene uno legato proprio a un cocktail bar…
Perché anche il mondo della ristorazione sta cercando di abbandonare le vecchie abitudini e trova nei run club sembrano una chiave divertente. I running club nel mondo della ristorazione nascono in città come New York, San Francisco e Austin, spesso all’interno di team di ristoranti indipendenti, coffee shop e bakery, dove cuochi, camerieri e baristi iniziano a correre insieme prima del turno. Diventano rapidamente un’alternativa alla cultura post-shift generalmente piena di alcol e droghe. Come si racconta in questo pezzo di Bon Appétit in molti casi si consolidano in veri rituali collettivi —corsa seguita da caffè, colazione o tacos— ridefinendo la socialità nel settore hospitality.
In questo pezzo su luci e molte ombre dei running club di Marie Claire UK, l’autrice, una runner lei stessa, scrive:
“L’interesse a livello nazionale per la corsa è esploso durante i lockdown del 2020, quando le palestre hanno chiuso in tutto il Paese […] Le persone si sono rapidamente rivolte alla corsa come modo accessibile ed economico per muoversi, con l’app Runkeeper che ha registrato un aumento del 667% delle iscrizioni nel Regno Unito tra aprile 2019 e aprile 2020, mentre Strava ha riportato un incremento dell’82% su tutte le attività.”
Nel pezzo si parla anche di come i running club siano nati come spazi accessibili e sociali che rendono la corsa divertente e inclusiva. Ma oggi “il mercato” è sempre più saturo e standardizzato, e alla ricerca di un’estetica riconoscibile. Sempre nel pezzo si sottolinea come tra hype e brand si rischi di perdere il senso di community originario.
In questo pezzo di Rolling Stone del 2025, invece, si analizza il fenomeno nelle Filippine dei running club, che si stanno trasformando in “morning raves”: corse seguite da DJ set e caffè, a metà tra benessere e nightlife. Il format è nato per rafforzare la socialità, ma rischia una deriva hype e commerciale—mettendo in discussione il vero spirito delle community nate attorno alle crew che corrono.
Come si vede in questo video di VD News, i fenomeni di clubbing e corsa si stanno espandendo in tutto il mondo, e spesso nascono in modo assolutamente spontaneo.
In Italia gli esempi di run club organizzati dai brand sono molti: WeRoad organizza run club fra sconosciuti, inseguendo lo stesso filone e lo stesso target per i suoi viaggi. I maggiori brand di sportwear ovviamente hanno cavalcato l’onda, prima con le applicazioni per i runners e poi proprio con l’organizzazione di running club (Nike, adidas, Oysho).
In più le palestre, per tenere “ingaggiati” i loro iscritti, e farli socializzare fra loro, sporadicamente organizzano delle corse domenicali con colazione finale.
C’è di positivo, per noi che amiamo il cibo, che nella rincorsa allo stare bene e nel creare nuove connessioni, il cibo sia piano piano diventato il collante finale. I run club si concludono con colazioni e brunch, con a volte una genuina attenzione allo specialty coffee o ai lievitati fatti per bene.
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