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C'è Pizza · Oct 2, 2025

E niente, stiamo ancora a ghettizzare le donne nel mondo pizza

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Giuseppe A. D'Angelo · C'è Pizza

Lunedì scorso si sono tenuti a Roma i Pizza Awards, ennesima classifica con premi per pizzerie e pizzaioli, che a quanto pare non ne abbiamo mai abbastanza. Ma non è di questo quello di cui voglio parlare perché sticaxxi.

Quello che ho notato sono due categorie di un evento che si definisce con una bella ventata di modestia “gli Oscar della pizza”- tanto è vero che c’hanno pure l’Academy, come a Hollywood. Tra i premi da assegnare ci sono quello di “Miglior pizzaiolo” e “Miglior pizzaiola” con tanto di cinque nomination per categoria. Esatto, proprio come migliore attore e attrice.

Le cinque pizzaiole candidate ai Pizza Awards 2025: al centro, la vincitrice Roberta Esposito

Ora, viste le mie precedenti battaglie sul tema, quando mi sono trovato di fronte a una differenziazione del genere ho avuto sentimenti conflittuali, e ti spiego perché:

  • da un lato la vedo come una fesseria enorme separare i generi come se appartenessero a due categorie ben distinte, manco fossero per l’appunto attori e attrici che per forza di cose il loro genere li porta anche a interpretare la professione in modi differenti e complementari; ma un pizzaiolo è un pizzaiolo a prescindere che abbia il pene o la vagina, e questa cosa di dover rimarcarne il genere mi sa tanto di “categoria protetta” che non fa certo bene all’affermazione delle donne in questa professione;

  • dall’altro lato torna sempre il discorso che, nel momento in cui gli uomini sono ancora di più, è statisticamente anche molto più probabile che in una rosa di finalisti sia un uomo ad avere la meglio, e in questo modo si darebbero invece pari opportunità ai generi; soprattutto proprio in virtù del fatto che oggi ci sono abbastanza donne tra cui fare una selezione, e non si debba pescare solo tra quelle tre o quattro già note (in linea teorica, in pratica anche qui le nomination hanno visto le solite note).

Quindi sì, di fronte a questa conflittualità non sapevo proprio dove piazzare il mio giudizio: paraculata ghettizzante o opportunità paritaria?

Il mio lato candido e ottimista mi stava per far propendere per la seconda ipotesi e dare i meriti all’organizzazione per la lungimiranza.

Ma il mio io polemico ha notato una cosa che non poteva non sfuggirgli.

Durante l’evento erano previste due pause mangerecce, un pranzo e una cena di gala, in cui otto pizzaioli si sarebbero esibiti per il pubblico. Vado a vedere l’elenco dei nomi previsti e NON C’ERA UNA DONNA CHE FOSSE UNA! Cos’è, vanno bene per prendere un premio e fare la foto ma non per far mangiare le persone?

A onor del vero, ho saputo poi che Roberta Esposito (tra l’altro vincitrice come miglior pizzaiola), era stata invitata a cucinare. Ma si trattava di una sola donna su ben otto totali. Non dico che dovesse essere per forza una percentuale paritaria, ma non si è fatto nemmeno il minimo sforzo di sostituirla con un’altra professionista: eppure ne avevano almeno altre quattro che si sarebbero presentate perché nominate, possibile mai che nessuna di loro fosse disponibile?

Ma va bene, volevo ancora dare loro il beneficio del dubbio: d’altronde possiamo ancora ragionare sull’assunto che dare un premio a parte alle donne evita che in una classica il pensiero dei votanti vada in automatico rivolto ai soli uomini. Questo perché il sistema di votazioni non prevede visite a pizzerie o altro, ma solo un panel di esperti a cui viene richiesto di esprimere delle preferenze, quindi il rischio che le donne vengano dimenticate è alto.

Eppure c’era un ulteriore occasione di dare loro spazio. Durante l’evento si sono tenuti anche ben sette (7) talk, in cui sono intervenuti 29 partecipanti, tra cui 14 pizzaioli, panificatori o titolari di pizzeria. Sai quanti di questi erano donne? Neanche una. Lo ripeto: 14 rappresentanti di pizzerie e 0 donne (e, per la cronaca, 4 donne in totale tra tutti gli speaker).

Le prime dieci pizzerie classificate? Tutti uomini, con forse l’eccezione che la pizzeria SEU Illuminati risulta una co-gestione tra Pier Daniele Seu e la sua compagna Valeria Zuppardo. I premi speciali? Tutte pizzerie gestite da uomini. Ah, e c’era anche la categoria “miglior fornaio” ma non “miglior fornaia”, come a ‘sto punto avremmo dovuto avere a rigor di logica.

Ora, se hai letto altre mie newsletter sul tema (di cui ti lascio un paio di link) saprai che io non sono assolutamente uno di quelli che cerca la parità di genere a tutti i costi, ma punto sulla meritocrazia delle persone. Soprattutto oggi che il bacino femminile è bello ampio, e ce ne sarebbero di professioniste meritevoli di essere selezionate.

Ma il punto è quello di partenza: qual è il senso di aprire una categoria relegata al solo genere femminile, se poi il resto della manifestazione non ne prevede la presenza in nessun ambito?

E allora niente, il conflitto intellettuale che avevo si è risolto da solo, e questa cosa del premio diviso tra generi mi sembra una paraculata bell’e buona che dimostra ancora una volta il provincialismo di un sistema che non riesce in nessun modo a scrollarsi di dosso il suo retaggio novecentesco.

Tu cosa ne pensi? Meglio creare spazi di visibilità potenzialmente ghettizzanti, o ignorare il tutto e incrociare le dita che la prossima volta il pool di esperti pensi anche alle donne? Fammi sapere la tua.

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ALTRO DA ME
  • Sul profilo Instagram di Euronews.tv si parla della candidatura della cucina italiana a Patrimonio Orale e Immateriale UNESCO e si parla del precedente dell’arte del pizzaiuolo napoletano. La speaker dice “un’arte che include un movimento rotatorio dell’impasto” mostrando immagini di pizzaioli negli Stati Uniti che lanciano enormi dischi di pasta in aria. Indovina chi ha rotto le scatole nei commenti per spiegargli per quale motivo reale l’arte è patrimonio dell’umanità (e perché quelle immagini non c’entrassero niente)?

  • Sai che svolgo anche food tour e pizza tour sul territorio di Napoli? Sono accompagnatore turistico certificato, di solito lavoro principalmente con turisti nordamericani, come il magnifico gruppo dal South Carolina che ho portato in giro per le strade del centro storico di Napoli lo scorso sabato, concludendo ovviamente con una pizzata. Se anche a te interessa partecipare a un tour tematico sulla pizza che non si limita a qualche assaggio qua e là, ma entra in profondità nella storia, nella cultura e nella diffusione globale del nostro piatto iconico, contattami.

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Mi chiamo Giuseppe A. D’Angelo, ma puoi chiamarmi Peppe: scrivo di pizza dal 2015 sul mio blog Pizza DIXIT e anche altrove. Dal 2021 conduco un podcast chiamato Che Pizza. Non faccio talk, non pubblico libri, non offro consulenze, non insegno in nessuna accademia: insomma, LinkedIn mi odierebbe.

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