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Catrame & Libertà · Apr 11, 2026

Molla sto c*zzo di telefono

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Paola Natalucci · Catrame & Libertà

Buongiorno Catramelle, Catramelli,

Questa settimana parliamo di sommersione digitale e di come smazzarsela, guerra dell’attenzione (la nostra) e come gestirla come piccol3 David contro il Golia dei tech bros che vogliono il nostro tempo, i nostri neuroni, e i nostri soldi; andiamo in Sudafrica e in Angola, poi in Bhutan; poi parliamo del dating dei neonazi, della hacker che li ha smutandati, di accorgimenti utili per le donne dopo i 35 anni, del parebruttismo intorno a un premio letterario da un milione di eurazzi, e delle dichiarazioni molto condivisibili di Samanta Schweblin sul prestare attenzione.

Dopo l’ultimo Diet Catrame, oggi il peso specifico è notevole perché l’Omino del Cervello ha accumulato cose da dire.

Mettetevi comode, e salvate il post su Substack per leggervelo con calma a pezzi, se leggete da app. Se leggete da mail, stellatemi.

Andiamo?

In questo numero:

  1. Controlla la tua dieta digitale, non lasciare che lei controlli te, perdiàna

  2. I libri del mese, da Cape Town e Luanda

  3. Altre cose: Tinder per Neonazi, Bhutan etnofascista, barbatrucchi per (peri)menopause

  4. Fuori da qui: perché lavoro come lavoro, la mia altra newsletter, programmi di language coaching; link vari

  5. Samanta Schweblin, un milione di euro, il parebruttismo, e i superpoteri

Tempo di lettura: 18 minuti circa, esclusi manifesto e malloppo lavorativo.

Spezzettate, andate, tornate. Liberamente, come Catrame che esce quando riesce.

Nella sommersione digitale ci servono pace e tempo.

Pace e bene alle nostre sinapsi strapazzate.

Se stai leggendo su Gmail, assicurati di cliccare su “scarica l’intero messaggio” per non perderti nemmeno un pezzo, ci sono tanti link e verrà certamente segato.

E: quando leggi affermazioni al plurale femminile, non parlo solo delle donne, ma delle genti umane tutte

Allora, intanto iniziamo con una notizia che magari non vi è arrivata, o vi è arrivata poco, dato che ci sono svariate guerre alquanto reali in corso, oltre a quella per la nostra attenzione: per la prima volta, Meta è stata condannata a pagare un risarcimento a una persona, per averla messa in pericolo quando era minore con le proprie app. Ovviamente, la questione soldi per Mark e compagnia bella sono bruscolini, ma la questione non è la sentenza in sé: è tutto quello che c’è intorno, e quello che potrebbe implicare per il futuro. Se volete, c’è questo episodio del podcast Offline con Jon Favreau che intervista sia l’Attorney General del New Mexico che ha portato avanti la causa, sia un giornalista, proprio su queste implicazioni, e perché potrebbero cambiare le cose in futuro come fecero le cause alle Big Tobacco quando eravamo moccios3 noi. Il link è in inglese, ma (Momento CatrameEdu ON: se vi interessa, c’è pure su YouTube, dove potete anche attivare i sottotitoli, e guardarlo (e vedere la gente parlare è più facile che ascoltarla e basta)

Detto questo, io sono al terzo mese senza Instagram né Facebook nel telefono, ed è un esperimento molto interessante. Vi racconto, perché magari interessa farlo anche a voi.

Da dove sono partita:

  1. TikTok non l’ho dovuto togliere perché mi sono guardata bene dall’aprirlo solo una volta anche per sbaglio, e non mi pento di niente, visto quel che leggo sul loro algoritmo e su cosa fa ai ragazzini. Peggio dell’eroina. No.

  2. Twitter (mi rifiuto di chiamarlo X) l’ho usato pochissimo una quindicina di anni fa, e per niente dopo il 2012. Quindi, nemmeno lui è parte della detox. Per fortuna, visto cosa è diventato.

  3. Facebook: ce l’avevo dal 2008 ma non lo usavo quasi più. Ogni tanto ci andavo, per accorgermi che un sacco di gente intorno a me lo continua ad usare. Su Facebook ho prevalentemente persone che conosco personalmente e un po’ di persone del mondo dei libri e della scrittura, che però loro stesse lo usano meno di prima. Le raccomandazioni algoritmiche, se ci entro, vertono principalmente su libri, cinema e femminismo, e di cose strane di AI, quelle di cui molt3 si lamentano, ne vedo poche.

  4. Instagram ce l’ho in realtà solo dal 2021, aperto tra la noia e l’ansia quando mi ero trovata a vivere a casa del mio nuovo compagno (lo stesso di oggi) da poche settimane, con lui dall’altra parte del mondo senza una data di ritorno prevista ad affrontare cose terribili, un lavoro che mi teneva chiusa in casa nove ore al giorno, e un coprifuoco che mi lasciava solo circa tre ore per vivere prima di dover tornare di nuovo in casa. In quella situazione lì, dopo anni di resistenza, nonostante anche un sacco di pressione da parte di gente che era intorno a me, tra l’altro, aprii Instagram.

  5. LinkedIn l’ho aperto un secolo fa e mai usato, poi l’ho usato molto per lavoro nei primi due anni di Flowing English, moltissimo fino a che è nato Catrame, e ho capito che forse il mio progetto con LinkedIn c’entrava come i cavoli a merenda, e ho deciso di passarci meno tempo perché mi sembrava un po’ tempo buttato (anche se c’è da dire che la gente lo usa un po’ come le Pagine Gialle dei vecchi tempi, quindi almeno il profilo aggiornato è il caso di averlo. Io posto a seconda del mood e dei periodi perché funziona veramente solo se tu stai lì e leggi e commenti le cose e io non ho più voglia di.)

Comunque.

A gennaio ho cambiato telefono, e ho deciso di installare solo due app più “social”: Substack, dove siamo ora, e Reddit, che uso principalmente come lettrice, senza quasi nemmeno rispondere ai commenti. Instagram, Facebook e LinkedIn sono sul Catorcio, il telefono vecchio di 7 anni che dovevo sostituire, che non esce mai di casa con me, e che è confinato nel cassetto del comodino: per accedervi, dunque, devo decidere deliberatamente che voglio andare sui social, cercare questo telefono, e accedere. Dopo 45 minuti, comunque, Instagram si blocca. Facebook e LinkedIn non hanno blocco ma è raro che arrivi a 45 minuti di fila di uso.

Quando devo pubblicizzare il podcast o l’uscita della newsletter spippolo un po’ di più, ovviamente, anche se ovviamente, serve meno perché se tu non usi la piattaforma, la piattaforma fa che non ti caga. Se prima, in una settimana, arrivavo anche a 80k persone che visitavano il mio profilo, oggi con questo uso a macchia di leopardo siamo a circa 7k. E vabbè.

Comunque, sia Reddit che Substack sono principalmente basati sul testo, e questa è una delle prime cose che ho notato in questi tre mesi, che già sapevo a livello istintuale: i social basati sul testo, con una struttura più da forum, insomma, ste robe da piccola Xennial quale sono, NON mi creano lo stesso livello di frittura mentale che mi crea(va)no Instagram o Facebook. Sarà la vecchiaia.

Detto questo, una osservazione su Substack: siccome le note sono principalmente testo e alcune immagini dei fotografi che seguo qui, non sembrano stressarmi, ma, continuo a pensare sia meglio avere la app settata sulle lettere in longform in apertura (lo potete scegliere nelle vostre impostazioni, ve lo consiglio, e spero che non tolgano ma questa opzione.)

La cosa che comunque mi faceva “perdere” più tempo e concentrazione era Instagram, quindi oggi vi racconto principalmente di quello.

Trattarlo come si frequentava un internet cafè del 2006, andandoci sporadicamente e per scelta cosciente, è cosa buona e giusta per rimetterlo al suo posto, prenderne il meglio (tipo un sacco di account di librerie, tipo la mia libreria del cuore a Marsiglia, l’Hydre aux Mille Têtes) e non rimanere fuori dal giro… Una cosa di cui ti accorgi è che c’è gente che veramente comunica solo lì: tipo appunto la libreria appena citata, ma non solo (qualcuno gli dica che non è una buona idea, mi è successo di recente con due esercizi commerciali diversi. Datemi una mail, un telefono, un piccione viaggiatore, non rinunciate ai soldi di chi Instagram non ce l’ha, o non lo vuole, o lo usa sporadicamente!)

Detto questo, se la mia libreria preferita mi dice vuoi iscriverti alla mia newsletter, la mia risposta sarà sempre sì, e alle ortiche Instagram (è il caso delle librerie Verso e Tempo Ritrovato, ma anche la libreria Alaska a Milano, ma anche delle librerie Finestres, la Central, Backstory e l’Occasion Rêvée a Barcellona, o la mitica Terranova di Tolosa. Anche senza Instagram, li leggo, c’è un rapporto, li cuoro, avviso la gente se leggo di cose belle da fare lì, leggo i loro eventi… E’ proprio un’altra roba.

Comunque, Instagram, se ci entri meno spesso… Quando lo fai, l’effetto centrifuga di guerrainIran - gattino - libro - illustrazione - l’Iran - ti vendo questo - migranti affogati - Palestina - Trump - post femminista - post sui diritti ______ in pericolo in ______ - ricetta di cucina - ti vendo questo - nuova libreria a Parigi - photo dump della mia gita - ti vendo questo, ti fa capire che è ovvio che sono dieci anni che abbiamo tuttɜ il cervello brasato, distratto, stanco... E più manipolabile? E sta roba ti investe come una valanga.

E dire che io Instagram ce l’ho avuto nel telefono solo per 4 anni. L’ho aperto solo nel 2021, come dicevo sopra. Fino ad allora avevo resistito, e forse, avevo fatto bene, perché almeno su Facebook perdevo tempo ma lo perdevo parlando con le persone che amo che sono lontane, che adesso, negli ultimi anni, senza Facebook o quasi, sento molto meno.

I minuti di giovedì sono quelli che ho passato a parlare con Rocío di Sudestada su Instagram, del premio di Samanta Schweblin. Mi è venuto di guardare questo grafico ora che scrivevo e ne sono contenta.

Però: non necessariamente sono più concentrata. Anche senza social.

Il problema forse è proprio avere accesso a internet in tasca per me, e poter controllare immediatamente dati tipo “ma che origine ha il cognome X” se sto guardando un dibattito politico argentino, come se non fosse già abbastanza difficile ascoltare la politica argentina, facciamoci pure le domande sull’araldica dei giornalisti, e così finiamo nella tana del bianconiglio della migrazione libano-siriana in Argentina. Buonissima idea.

Lo smartphone, comunque, è una specie di slot machine che, con ogni app, ti fa pensare: ma sarà successo qualcosa mentre non guardavo? Cioè, se non ci sono i social c’è il tuo profilo Vinted a farti pensare: ma qualcuno avrà dato un cuoricino a qualcosa? Avrò venduto qualcosa e OMMIODDIO devo preparare tutto immantinente? Sul telefono vecchio avevo segato pure Vinted, ma usarla da computer è troppo uno sbattimento per caricare le foto ogni volta… E quindi, eccoci. Ho minimizzato le notifiche al massimo perché se no pure quello diventava anticipazione tossica.

L’altro problema che non se n’è andato si chiama Whatsapp. Io sono una figlia all’estero, quindi Whatsapp è il legame quotidiano che ho con mia madre, che la faceva sentire molto meno lontana con Whatsapp da Bangkok che senza Whatsapp da Vienna, 8000km più vicina, e quindi, che fai, non le scrivi almeno una volta al giorno (o due, o dieci) un po’ per controllare che tuttappost, un po’ per sapere come va, un po’ perché guarda questo video di gattyny?

Ci sono i gruppi con le amiche, e quelli della difesa del parco dal cantiere della metro, quelli degli attivisti nei periodi in cui attiveggi… Insomma. E’ tanto stimolo, pure Whatsapp, e la chiave per gestirlo è archiviare i gruppi e andare a vederli solo deliberatamente (grazie Alice Orrù di avermi ricordato questa opzione!) e fare training a chi ti sta intorno, e a te stessa:

  • Amico, amica, madre, zia, se non rispondo immediatamente, non è perché sono perita in maniera terribile

  • Se voi non lo fate, parimenti io non penserò subito che siete perite in maniera terribile, nonostante i traumi giovanili mi porterebbero a pensare altrimenti

  • Rispondere subito non è sinonimo di amore

  • Amore è lasciare respirare cervelli e neuroni

  • Se è urgente perché è molto bello o molto brutto che non può aspettare: ci si chiama (e a me verrà un coccolone sempre per i traumi giovanili di cui sopra, ma va bene)

Uno degli ultimi lavori di Paloma Rodriguez, artista che vive qui a Barcellona e che fa alcuni dei miei collage murali preferiti
  • togliere le notifiche a quasi tutto, ma questo lo sapevate già, dai, anche se io lo so, che avete la FOMO lo stesso come me

  • direttamente ogni tanto uscire senza telefono. Io lo faccio quando vado a bere il caffettino in piazza, o a prendere il sole a quello che chiamo Il Parco delle Cicale vicino a casa, esco solo col libro e/o il lettore, che ci porta a

  • i libri su carta o su lettore tipo Kindle o Kobo: salvifici perché possono diventare il default invece dello smartphone se sei in giro e qualcuno è in ritardo, o devi passare del tempo per i fatti tuoi, aspettare in coda dal medico dal dentista all’anagrafe in treno. NON conviene affidarsi alla app del lettore ebook per ovvie ragioni. Se stai leggendo un libro molto ingombrante, portati il lettore ebook o un libro magro in borsa per non avere scuse tipo non portare il libro che pesa

  • l’iPad (di Martín, solo a casa e non in giro.) se non è tua, meglio, perché non ci sono molte app tue tranne quelle che ti interessano per leggere. Anche lei salvifica perché c’è internet se vuoi scegliere di esplorare due ore di araldica dei cognomi dei giornalisti argentini di cui sopra, o altre domande similmente assurde, o leggere i giornali su uno schermo più grande del telefono ma non c’è WhatsApp, e nemmeno ci sono i social. Lo stesso vale per il computer, anche se dal browser nei social ci puoi entrare ed è meno maneggevole di una tablet. Non so. Per me il computer = principalmente lavoro, iPad = tempo mio di tranquillità e cazzeggio.

  • i cassetti di casa. Li uso per metterci il telefono e farlo sparire letteralmente alla vista: tenere il telefono sempre lontano da te, possibilmente nascosto alla vista, grande soluzione. Giuro: te ne dimentichi. Sempre ottimo, appunto, trattare lo smartphone come l’internet cafè del 2006, quando internet era la fuga dal mondo reale, e ora guardate come stiamo. Mi piaceva di più la versione di mondo precedente, per il mio cervello.

Due volte al mese (in genere), il mio obiettivo è aiutarvi ad aumentare la diversità culturale presente nelle vostre vite.

È un modo diverso e gioioso di fare politica.

Se il diverso lo ascolti, lo conosci, lo leggi, tenti di capirlo, da una posizione di apertura e curiosità, apprendendo dai e dei modi altrui di stare al mondo, è più difficile essere chiusi e bigotti. E non per forza questa apertura la si deve cercare attraverso il viaggio, che non è alla portata di tutti.

La cultura può permettere di aprirsi anche a chi non può o non vuole muoversi.

Se volete sostenere Catrame, dare valore al tempo che prendo per pensare, scrivere le mail e registrare ed editare gli episodi, qui e su Spotify, potete:

  • condividere Catrame, lasciandomi stellette su Spotify (per aiutare la diffusione del pod) cuoricini sulla Substack app (per aiutare la mia produzione di dopamina) rispondendo alle mie mail (per palesarvi e farmi sentire che non sto parlando col muro)

  • Sostenermi con una donazione libera una tantum, cliccando sul bottone qui sotto, come abbiamo sempre fatto! 3, 5, 10€: tutto genera gratitudine.

    Nel caso, grazie mille e salute a te per il mio prossimo กาแฟเย็น (il caffè freddo)

Anche io voglio sostenere Catrame!

  • abbonarvi alle notifiche di CatramePod attivando la campanellina di Spotify, e dandomi 5 stelline così arrivo a genti nuove.

  • Abbonarvi a Catrame, che comunque resterà senza paywall, perché l’Omino del Cervello ed io crediamo nella cultura accessibile. Unitevi alle Moschettiere di Catrame, Enrica, Marianna, Mavi, Chiara, Sonia, Mary, Tiziana e Cate, e l’amic3 di Davide che ha avuto Catrame in regalo, con una donazione mensile, trimestrale, o annuale. Ancora 3 abbonat3 e siamo pronte per fondare il Catrame Fútbol Club!

  • Moxyland, Lauren Beukes. Il titolo non cambia tra italiano (Fanucci) e inglese (Angry Robot, almeno la mia edizione, nome epico per una casa editrice.) Letto un secolo e mezzo fa, credo vivessi ancora a Vienna, quindi una botta di tempo, davvero.

    Distopia cyberpunk ambientata in una Cape Town fin troppo plausibile, dove tutto — accesso, movimento, sopravvivenza — passa dal telefono, che diventa strumento di controllo totale: se sei sconnessə, sei tagliatə fuori dal mondo. (Suona familiare?) La storia segue quattro personaggi con prospettive diverse. Costruisce il sistema prima dell’azione — ma è proprio lì che ti aggancia: nelle regole, nei dettagli, nel senso crescente di inquietudine. Il cuore del libro non è tanto la trama, quanto la domanda: quanto siamo disposti a barattare libertà e diritti per comodità e sicurezza? Beukes non spiega tutto, non ti consola, non ti porta per mano. Però questo a me piace. Se ti interessano tecnologia, potere, controllo e le loro derive… Va letto. Ed è pure vecchio, in teoria. Chissà come mai mi è venuto in mente mentre scrivevo questo numero.

  • Barocco Tropicale, Barroco Tropical, José Eduardo Agualusa, La Nuova Frontiera. Questo mi era capitato in mano nella sua traduzione francese, abbandonato da qualcun3 in una guesthouse in Sri Lanka. Grazie all’anima pia che lo aveva lasciato in giro, avevo scoperto questo scrittore, il primo (e finora unico) che ho letto dall’Angola — ho un paio di altri libri suoi in coda nel mio lettore, perché questo mi era piaciuto. Questo qui è un trip dentro una Luanda del futuro… che ora per noi è già passato, tra l’altro. Una donna cade dal cielo, e quello che sembra un giallo diventa in realtà un pretesto, per entrare in un’umanità multiforme e vivissima: amanti narcisisti, santi, truffatori, bambini accusati di stregoneria e città che sono personaggi. Storie, identità e lingue intraducibili, tra la tradizione orale africana e il caos urbano contemporaneo. Si parla di paura, potere, disuguaglianza. E’ forse più esperienza che trama, è sporco, vivido e caotico… E abbastanza memorabile da farmi essere qui a consigliartelo circa 14 anni dopo che l’ho letto. Qualcosa vorrà pur dire :)

    Non si dovrebbe giudicare un libro dalla copertina, ma a me questa copertina mi ha fatto subito raccattare e portare via questo libro dallo scambio libri della guesthouse, le ali d’angelo arruffate bellissime sono
  • Sapevate che esiste un Tinder per neonazi e suprematisti bianchi là fuori? Ecco, nemmeno io. E sono stati clamorosamente trollat3 da una hacker travestita da Pink Power Ranger all’ultima conferenza del Chaos Computer Club. Se ne parla in questo episodio di Today in Focus del Guardian, che è uscito piuttosto divertente, pure se l’idea che questa gente esista resta inquietante, e mi ha fatto abbracciare forte il mio compagno di un’altra etnia:

Perché so cos’è il CCC? Perché era una delle cose belle e di piena cultura hacker che faceva il mio Dickish Ex viennese da giovane, prima di decidere di fare il Bianco Ricco In Asia, quelle che mi hanno fatto conoscere tutto il fantastico mondo dell’internet vissuto in un certo modo e che un giorno vi vorrei raccontare, se non che mi servirebbe uno di questi soggetti a farmi da guida, per non dire minchiate.

Tu che leggi, vai alla conferenza del CCC? Sei iscritt3 alla Electronic Frontier Foundation? Manifestavi nel 2010 contro l’ACTA? Frequent(av)i qualche hacker space, tipo questo dove andavo io ad ascoltare dei fantastici nerd raccontare cose interessantissime una volta al mese? Se sì, fatti viv3, vieni al mio podcast, parliamo.

  • Ah, il Bhutan, che ameno luogo sul tetto del mondo, aah, quelli del PIL interno della Felicità, che puccezza… Puccezza una sega: hanno tendenze da etnostato fascista, e io non ne sapevo niente… Quindi forse magari nemmeno tu. Trovati anche tu a dire cosacazzo ogni due minuti con questo episodio di Altri Orienti del nostro amato Simone Pieranni.

  • 15 cose molto utili da sapere se sei una donna sopra i 35 anni. Integratori, il potere del canticchiare, consigli su come misurare la composizione corporea oltre il peso, il ferro basso, le erbe ayurvediche per dormire. Ovviamente è sempre bene parlare prima con un professionista; allo stesso tempo, spesso i professionisti ci danno appuntamento tra sei mesi, poi ci liquidano in cinque minuti, o ci dicono è tutto normale anche quando stiamo di merda con il cervello annebbiato, insonni, che contempliamo la nostra panza crescere anche se abbiamo avuto sempre un sacco di culo, ma la panzetta mai, e il nostro modo di mangiare non è cambiato forse è pure migliorato, eppure, e sappiamo che ella comporta rischio cardiovascolare, e checazzo, ecco. (Questo solo un compendio di alcuni dei sintomi di cui parliamo nelle nostre chat tra amiche.) Questo articolo (in inglese) è stata una delle cose più interessanti che ho letto nell’ultimo mese, onestamente. Anzi, già che ci siamo: se vi interessano e vi interpellano questi temi, leggete e seguite anche la Nina Gigante | Salute Olistica.

  1. Se a te, o a qualcuno che conosci, può servire far pratica e coltivare il proprio inglese e francese, in un luogo tranquillo libero dalla performance, un po’ di coaching linguistico con me potrebbe fare al caso tuo, ho UN posto 1:1 libero per il prossimo trimestre.

    Qui le esperienze di chi ha già lavorato con me, chi meglio di loro per raccontarvi tutto?

  2. Sarai tu a decidere i tuoi obiettivi, col mio aiuto. Completa questo modulo per dirmi che ti serve, ci troviamo e ti racconto come lavoro, e vediamo come ci sentiamo. 20 minuti per conoscersi: la relazione umana è fondamentale perché tutto funzioni. Qui tutte le le info sul lavoro 1:1. Se mi scrivi, sarà senza impegno né pressione di comprare NULLA — la odio su di me, non la farò certo al prossimo.

  3. Budget piccolo, ma vuoi agire comunque? BENISSIMO, grande! Vieni al bar, a The Joy Luck Café, dove rendiamo il parlare inglese accessibile, leggero, e buena onda. Tutte le info le qui. Ti stanchi meno che negli 1:1, conosci persone pucci, pratichi regolarmente, e impari con piacere. Ormai il mio compagno e mia madre, con cui condivido lo spazio a seconda di dove sono, riconoscono la Faccia da Joy Luck, perché fa così bene anche a me che esco con un sorriso così.

  4. Sì, ma perché non lavori a scuola come tutt3, Pa’? Il mio progetto di coaching linguistico è nato perché le scuole di lingue sottopagano e maltrattano chi insegna, mica perché il nomadismo digitale. Ho deciso di cambiare e passare al coaching per avere autonomia decisionale e didattica al 100%, per essere meglio preparata a gestire l'emotività di chi lavora con me, e per non essere più sfruttata. Certezze sempre zero, ma posso fare il mio lavoro in primis come serve davvero a chi mi sceglie, lasciando anche spazio alla mia vita improduttiva di studente, nerd, lettrice, flâneuse, scribacchina, yogina, podcastina.

  5. Dove altro mi trovi: su The Mindful Speaker,. Fai pratica leggendo in inglese e impari già per i fatti tuoi, che poi è la cosa migliore che puoi fare. Se usi LinkedIn, qui, qui, e qui parlo di come funziona il coaching linguistico. Il mio Instagram personale di cazzeggio multilingue senza filtro, che uso pochino ultimamente, come hai potuto leggere, è @migrabonda. Se usi la app di Substack, possiamo seguirci anche su Notes. Le mie interviste su lingue e viaggio da sola in inglese, francese e italiano sono qui.

Lei ha appena vinto UN MILIONE DI EURO, ma noi sapevamo che Samanta Schweblin era saggia già prima che le dessero questa badilata di soldi.

Sono molto curiosa di:

a) sapere quanto se ne ciuccia Hacienda, la Agenzia delle Entrate di qui, e

b) sapere cosa ne farà. Secondo Gabriela Cabezón Cámara, dai risorse a una persona di Buenos Aires che scrive, e lei ne esce una micro casa editrice. Ma chissà. Magari forse si compra solo un appartamento della madonna a Berlino. O due appartamenti medi a Buenos Aires e a Berlino. Chi può dirlo. Buon per lei, comunque, francamente, e buon vento, sorella.

A quanto pare c’è stato molto scandalo sull’enormità di questo premio, nel mondo letterario ispanofono. Io ne ho letto solo dopo, captandolo solo lateralmente ascoltando un’altra scrittrice (che mi piace, eh!) in biblioteca questa settimana, Gabriela Wiener, fare riferimento al milione di euro con lo stesso tono che uso io parlando dei 49 milioni di Salvini e della Lega, e io nel pubblico lì a chiedermi silenziosamente, ma in che senso, ma chi, perché, di cosa stiamo parlando, un milione di euro per dire o per davvero? Poi il giorno dopo hanno assegnato sto premio, e ho capito. In biblioteca pensavo che la Gabriela parlasse per esagerazione, e invece no, era proprio una milionata di euri.

Di primo acchito a me sembra ci sia un po’ di parebruttismo in cachemire e/o quello di chi vede valore nel restare Povero e Puro di chi lavora nella cultura. Il tema di cui parlavamo con Carola Moscatelli in questo episodio del Tinello sul Parebruttismo, o in chat milioni di volte con Sudestada, parlando del vivere a Milano con gli stipendi di merda e la gloria del mondo (culturale) italiano; lo stesso di cui diceva Jonathan Bazzi col conto in banca vuoto qualche mese fa; lo stesso per il quale oggigiorno fare il giornalista è diventato un lusso per rampolli FigliDi. Questa roba qui, insomma, raga.

Ma chissà, forse è solo lo sfruttamento lavorativo che ho subito per decenni, a farmi pensare che io un premio da un milione di euro per il mio lavoro lo accetterei domani, e senza alcuna ombra di senso di colpa, proprio, considerato chi diventa ultraricco e potente oggi in genere (sociopatici e narcisisti, invece che io o molte persone valide intorno a me, proprio per come funziona il mondo oggi.) Al massimo mi prenderebbe un coccolone, come lo ha infatti quasi preso Samanta nostra, mi sa, ma so che ne farei ottimo uso, di un milione di euro.

Di secondo acchito, magari questi di sto premio Aena potevano fare non so, tre premi da 333.333 euro l’uno, o 4 da 250.000, o farne uno grande e altri più piccoli per finanziare il lavoro di più persone, quello sì, invece che UN milione di euro a UNA persona. Però boh. Hanno voluto fare gli sboroni, probabilmente, uscendo troppi soldi in un mondo dove già solo parlare di soldi è o da bottegaia, da tamarro, o entrambe le cose. Peccato mortale. Boh. Amici di Aena, se vi avanzano soldi, io li prendo senza problemi, comunque.

Ma, veniamo alle sagge parole di Samanta:

Prestare attenzione è il più grande superpotere che ci sia:

Non tutt3, ormai, sono capaci di farlo.

Samanta Schweblin

E niente: anche per sto giro, abbiamo finito.

Come sempre,

grazie del vostro tempo, e del vostro focus 🧿

Abbraccio,

Pao

La terapia è proprio scrivere SENZA usare Chat GPT.

Read the original on catrameeliberta.substack.com

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