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Catrame & Libertà · Mar 28, 2026

Finalmente, stare

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Paola Natalucci · Catrame & Libertà

Buongiorno Catramellɜ,

Sono a Barcellona, e c’è il sole fuori dalla finestra della camera da letto dove scrivo, perché è cambiata la stagione, e ora c’è il sole da questo lato, anche nel pomeriggio.

Ieri sono tornata dopo un breve viaggio — sì, un altro — che era stato programmato prima della guerra in Iran e del prolungarsi dell’Asia. Il mio aereo ha fatto 4 ore di ritardo per guasto. Volare ultimamente è un accollo incredibile.

Inutile dire che ora addirittura io sono contenta di non avere aerei prenotati fino a giugno, che comunque nemmeno sarà un viaggio, ma un andare a dare una mano dove serve.

Oggi sono a casa da sola, mi prendo cura di questo spazio che non vedo con calma dal grigio dell’inverno, osservo e assorbo la diversità di condizioni della luce, dell’esposizione, della maggiore penetrazione in casa di suoni di frasche e cinguettii qui sulla collina magica, mentre cucino, mangio uno degli ultimi mandarini della stagione; scrivo; mando una mail; mi appresto a svuotare gli zaini non di uno ma due viaggi, nel mio studio che sembra un magazzino dell’aeroporto, ormai.

Una annunciazio’ pratica prima di iniziare: il Joy Luck Café, il mio spazio bisettimanale di coaching di gruppo ed espressione in inglese ha compiuto un anno mentre ero in Asia.

Non è più un esperimento, da un pezzo, e abbiamo deciso anche di iniziare a implementare due incontri al mese in più in autogestione, raddoppiando le chance di incontro per chi non lavora 1:1 con me. Quindi, a breve alzerò i prezzi di accesso perché l’efficacia dello spazio è più che verificata. Se ci state pensando da un po’, ora è il vostro momento. Se conoscete qualcun3 che potrebbe trarne beneficio, metteteci in contatto, o inoltrategli le informazioni.

Il riassunto del tutto è qui. La pagina è in inglese perché lo spazio è pensato per chi già legge / guarda / ascolta / scrive in inglese di continuo, ma non si sente a suo agio a parlare, perché banalmente non lo fa mai, o perché lo fa solo in situazioni di alta pressione e alta aspettativa, come il lavoro, cosa che può aiutare il progresso linguistico, ma non quello emotivo che ci permette di parlare senza ansia o preoccupazione, e sentirci come noi stess3 per davvero.

Ma andiamo, che oggi vi parlo di poesia, pianure metafisiche, e isole vulcaniche.

In questo numero:

  1. è primavera: más poesía por favor

  2. Un libro e un documentario, questo mese, da Italia e Capo Verde

  3. Il Tinello di Perpignan è andato in Asia

  4. Fuori da qui: perché lavoro come lavoro, la mia altra newsletter, programmi di language coaching; link vari

  5. Sì, Shirin, questo esattamente

Tempo di lettura: 10 minuti circa, con manifesto e malloppo lavorativo.

La foto di copertina è Untitled, di Shirin Neshat, 1996.

Spezzettate, andate, tornate. Liberamente, come Catrame che esce quando riesce.

Nella sommersione digitale ci servono pace e tempo.

Pace e bene alle nostre sinapsi strapazzate.

Se stai leggendo su Gmail, assicurati di cliccare su “scarica l’intero messaggio” per non perderti nemmeno un pezzo, ci sono tanti link e verrà certamente segato.

E: quando leggi affermazioni al plurale femminile, non parlo solo delle donne, ma delle genti umane tutte

A quel tempo avevo vent’anni
ed ero pazzo.
Avevo perduto un paese
ma avevo guadagnato un sogno.
E se avevo un sogno
il resto non contava.
Né lavorare né pregare
né studiare di notte
assieme ai cani romantici.
Ed il sogno viveva nel vuoto del mio spirito.
Una casa di legno,
in penombra,
in uno dei polmoni del tropico.
E talvolta tornavo dentro di me
e visitavo il sogno: statua immortalata
in pensieri liquidi,
un verme bianco contorcendosi
nell’amore.
Un amore sboccato.
Un sogno dentro un altro sogno.
E l’incubo mi diceva: crescerai.
Ti lascerai alle spalle le immagini del dolore e del labirinto
e dimenticherai.
Ma a quel tempo crescere sarebbe stato un crimine.
Sono qui, dissi, coi cani romantici
e qui voglio restare.

Roberto Bolaño

Quasi esattamente sette anni fa, primavera era stato andare in Iran, a trovare un mio ex studente tornato a vivere a Teheran dopo vent’anni fuori. Qui ero a Shiraz, nel giro di due settimane che avevo fatto da sola partendo dal punto più a sud dove sarei andata, prima di andare da lui e da sua moglie. Poco dopo il mio ritorno qui, erano iniziate le proteste sul prezzo del carburante, una delle tante ondate di protesta nel paese, sempre più ravvicinate tra loro come lo sono le doglie, per dirlo con le parole di un’amica persiana.

Due volte al mese (in genere), il mio obiettivo è aiutarvi ad aumentare la diversità culturale presente nelle vostre vite.

È un modo diverso e gioioso di fare politica.

Se il diverso lo ascolti, lo conosci, lo leggi, tenti di capirlo, da una posizione di apertura e curiosità, apprendendo dai e dei modi altrui di stare al mondo, è più difficile essere chiusi e bigotti. E non per forza questa apertura la si deve cercare attraverso il viaggio, che non è alla portata di tutti.

La cultura può permettere di aprirsi anche a chi non può o non vuole muoversi.

Se volete sostenere Catrame, dare valore al tempo che prendo per pensare, scrivere le mail e registrare ed editare gli episodi, qui e su Spotify, o aiutarmi a pagare gli abbonamenti che pago per leggere e selezionare cose per voi, potete farlo così:

  • condividere Catrame, lasciandomi stellette su Spotify (per aiutare la diffusione del pod) cuoricini sulla Substack app (per aiutare la mia produzione di dopamina) rispondendo alle mie mail (per palesarvi e farmi sentire che non sto parlando col muro)

  • Sostenermi con una donazione libera una tantum, cliccando sul bottone qui sotto, come abbiamo sempre fatto! 3, 5, 10€: tutto genera gratitudine.

    Grazie mille e salute a te per il mio prossimo cortado

Anche io voglio sostenere Catrame!

  • abbonarvi alle notifiche di CatramePod attivando la campanellina di Spotify, e dandoci 5 stelline così arrivo a genti nuove.

  • Abbonarvi a Catrame, che comunque resterà senza paywall, perché l’Omino del Cervello ed io crediamo nella cultura accessibile. Unitevi alle Moschettiere di Catrame, Enrica, Marianna, Mavi, Chiara, Sonia, Mary, Tiziana e Cate, e l’amic3 di Davide che ha avuto Catrame in regalo, con una donazione mensile, trimestrale, o annuale. Ancora 3 abbonat3 e siamo pronte per fondare il Catrame Fútbol Club! Senza panchinare, però: per quello siamo in poche.

  • Il libro, breve e affascinante, che sto leggendo al momento, fresco di stampa, è La Radura di Alessandra Castellazzi, e/o. Quando l’ho visto è come se avesse fatto un saltello dalla massa degli altri libri esposti, e mi avesse detto prendimi subito. Io ho letto le prime due pagine, l’ho preso, e non ho fatto più domande. Dopo, ho scoperto che tra le ispirazioni di Alessandra ci sono Stephen King e Mariana Enriquez. Solo chi è cresciuto nella caldazza opprimente della pianura lontano dal mare può capirne la carica metafisica che porta quando fa un caldo della madonna, e siccome è il mio caso, che dire. Mi sta piacendo molto la lingua di questo libro, ed anche se io poi se mi perdevo finivo dentro la fabbrica abbandonata dell’Alfa Romeo e non in un campo di pannocchie, il mistero della pianura io lo sto sentendo tutto. Oltretutto è scritto da dea. Vi lascio un’intervista all’autrice.

  • Il documentario che vi consiglio è Waithood, di Paola Piscitelli, ed è la storia di Mauro, che cresce a Napoli, ma che è nato a São Vicente, a Capo Verde. E’ stupendo, poetico, tenero, umano. La storia di un ragazzo che si sente italiano e che però deve ancora chiedere il permesso di soggiorno per poter esistere pienamente nel nostro paese, del suo rapporto con se stesso, con la famiglia, con gli amici, con Napoli, con l’Italia e con Capo Verde, dove finalmente, dopo varie peripezie burocratiche in questura, riesce a tornare in visita intorno al Carnevale. Davvero da vedere, se lo proiettano da qualche parte vicino a voi. E’ passata quasi una settimana da che l’ho visto, e mi sta rimanendo molto nel cuore, tanto che proprio stamattina cercavo la mail della regista per scriverle. Se siete abbonat3 a My Movies, potete vedere il film online fino a domani sera come parte della selezione del FESCAAAL di Milano. Vi lascio il trailer.

E c’era un sacco da dire. Invece che tagliare le cose, Carola Moscatelli ed io abbiamo tenuto tutto e abbiamo pensato che se vi ascoltate due ore e mezza sui morti ammazzati con Stefano Nazzi, potete pure sentirvi due ore e mezza di noi sulle cazzate che fanno e dicono i vivi.

Il prossimo Tinello? Parlerà in maniera più specifica sempre di rattusi, sviluppando la questione Fr3gna Giovane che menzionavamo parlando della comune predilezione di molti uomini occidentali per le Docili e Minute Donne Asiatiche, che secondo me molto ha a che fare con quello di cui parlava qui Stella Pulpo, che l’ho letto settimane fa e ci sto ancora pensando.

Se siete maschi e state pensando gesuccheppalle queste tre (ci includo Stella), potreste essere parte del problema, e mi farei due domande. Però confido che tra chi legge Catrame ci siano molti di quegli uomini tipo Pietro Izzo e martino/pietropoli che fanno sì che la speranza dentro di me sia flebile e fragile, ma non ancora del tutto defunta.

Qui il link alla doppia puntata: la prima su Orientalismo, Terzani, Rampini, cinema, e molto altro; la seconda su sesso, potere, colonialismo, e me che cerco di scorgere qualcosa di sensato in una cosa detta da Rampini — che conosco pochissimo — senza successo, perché ho il difetto di cercare di imparare sempre qualcosa. Poi magari scopri che impari qualcosa di tremendo, ma tant’è.

Se a te, o a qualcuno che conosci, può servire far pratica e coltivare il proprio inglese e francese, ci sono due modi di farlo con me. Vien, che ti dico.

  1. Se leggi, scrivi, e guardi cose senza fatica, ma ti manca uno spazio ove parlare inglese regolarmente e senza pressioni, The Joy Luck Café, il mio spazio di language coaching di gruppo. Rendiamo il parlare inglese accessibile, leggero, e buena onda, con pratica di public speaking e molto altro. Tutte le info le qui. Ti stanchi meno che negli 1:1, conosci persone pucci, pratichi regolarmente, e impari con piacere. Ormai il mio compagno e mia madre, con cui condivido lo spazio a seconda di dove sono, riconoscono la Faccia da Joy Luck, perché fa così bene anche a me che esco con un sorriso così.

  2. Se vuoi lavorare in un spazio più intimo da sol4 con me, in un luogo tranquillo dove non devi performare, un po’ di coaching linguistico 1:1 con me potrebbe fare al caso tuo. Se ci stai pensando, contattami pure, senza impegno né pressione di comprare NULLA — la odio su di me, non la farò certo al prossimo. Qui le esperienze di chi ha già lavorato con me, chi meglio di loro per raccontarvi tutto?

  3. Sarai tu a decidere i tuoi obiettivi, col mio aiuto. Completa questo modulo per dirmi che ti serve, ci troviamo e ti racconto come lavoro, e vediamo come ci sentiamo. 20 minuti per conoscersi: la relazione umana è fondamentale perché tutto funzioni. Qui tutte le le info sul language coaching 1:1 con me.

  4. Sì, ma perché non lavori a scuola come tutt3, Pa’? Il mio progetto di coaching linguistico è nato perché le scuole di lingue sottopagano e maltrattano chi insegna, mica perché il nomadismo digitale. Ho deciso di cambiare e passare al coaching per avere autonomia decisionale e didattica al 100%, per essere meglio preparata a gestire l'emotività di chi lavora con me, e per non essere più sfruttata. Certezze sempre zero, ma posso fare il mio lavoro in primis come serve davvero a chi mi sceglie, e poi come piace a me, lasciando spazio anche alle clienti per cui scrivo, poche ma buone, e alla mia vita improduttiva di studente, nerd, lettrice, flâneuse, scribacchina, yogina, podcastina wannabe Joe Rogan, ma femmina e pucciosa.

  5. Dove altro mi trovi: su The Mindful Speaker. Fai pratica leggendo in inglese e impari già per i fatti tuoi, che poi è la cosa migliore che puoi fare. Se usi LinkedIn, qui, qui, e qui parlo di come funziona il coaching linguistico. Il mio Instagram personale di cazzeggio multilingue senza filtro, che uso pochino ultimamente è @migrabonda. Se usi la app di Substack, possiamo seguirci anche su Notes che è ormai il mio spazio social principale. Le mie interviste su lingue e viaggio da sola in inglese, francese e italiano sono qui.

L’arte è la nostra arma.

La cultura è una forma di resistenza.

Shirin Neshat,

che ridendo e scherzando, mi sono accorta che è quasi coetanea di Madre, e che amo dai tempi turchi grazie alla mia amica Paola che ha studiato il persiano, e che me la fece scoprire all’epoca.

E anche per sto giro, abbiamo finito.

Io vado a ritirare una scatola di medialunas argentine per il weekend, per tornare nel barrio latino del mundo (cit.) con più dolcezza.

Come sempre,

grazie del vostro tempo, e del vostro focus 🧿

Abbraccio,

Pao

La terapia è proprio scrivere SENZA usare Chat GPT.

Read the original on catrameeliberta.substack.com

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