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Dritti ai Diritti · Jun 13, 2026

“Dimmi che sto a fa bene” ma anche no!

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Cathy La Torre · Dritti ai Diritti

Ho guardato la serie di Zerocalcare. E a un certo punto lui dice questa frase:

“Non so come se campa senza qualcuno che mi rassicura e mi dice che sto a fa bene.”

Ecco.

Nemmeno io lo so.

E voi?

Da ragazza pensavo che crescere significasse smettere di aver bisogno di sentirmi dire che andavo bene. Che a un certo punto sarebbe arrivata una specie di pace, una sicurezza interiore, e che avrei smesso di guardare gli altri per capire se stavo facendo la cosa giusta.

Non è andata così. Sono solo cambiate le persone da cui aspetto la conferma.

Prima erano i miei genitori. Poi gli amici. Poi il mondo del lavoro.

E infine, è diventato chi amavo. La persona con cui stavo.

Ho passato interi pezzi di relazioni a misurare il mio valore sulla temperatura dell’altra persone: se era affettuosa stavo bene, se era distante crollava tutto.

Il mio umore è una stanza in cui qualcun altro tiene per le mani l’interruttore della luce!

Ma l’amore è per caso un esame?

Perché se quando entri in una relazione cerchi qualcuno che ti dica che vai bene, non stai cercando un compagno o una compagna.

Stai cercando un giudice!

E un giudice, prima o poi, finisci più o meno sempre a metterlo un piedistallo, fosse solo perché il mestiere del giudice è sentenziare e da quella sentenza dipendono le sorti di quello che è in ballo, in questo caso la tua stessa autostima.

E allora cominci a fare quella cosa terribile di leggere i suoi silenzi, di analizzare i suoi messaggi, di chiederti: “avrò detto qualcosa di sbagliato?”, “sto andando bene?”

Finisce col diventare un esame che dai ogni giorno, sperando in una promozione.

Peccato che il problema degli esami è che puoi anche passarli tutti, ma resti comunque qualcuno che ha bisogno di un voto per sapere quanto vale.

E ora vi starete chiedendo: ma poi tanto hai smesso di farlo, la morale è questa no?

E magari avessi una scena bella da raccontarvi, una svolta da film. Invece è un processo costante, che non ha una fine ma costa fatica giorno dopo giorno:

È farro di terapia, di amicizie che si sorbiscono tutti i miei patimenti, di scelte fatte con piglio drammatico e pensando di non sopravvivere manco 5 minuti che poi si sono rivelate salvifiche.

Però una piccola morale c’è.

Le relazioni che mi hanno fatto davvero bene davvero non erano quelle in cui qualcuno mi rassicurava di continuo. Erano quelle in cui qualcuno piuttosto che dirmi che andavo bene mi diceva che stava andando tutto bene.

Tipo Gian Maria,il mio migliore amico, che stamani mi ha detto: respira, sta andando tutto bene e anche se pensi che un pezzo della tua vita stia un tantino andando a rotoli, tutti gli altri pezzi ti stanno sorridendo.

Perché c’è sempre un quadro di insieme che trascuriamo crucciandoci sull’unica cosa che non fila come vorremmo…

E allora pensa all’ultima volta che hai cercato una conferma da chi ami. “Mi vuoi bene?”, “ti piaccio ancora?”, “vado bene così?”

Domande legittime, intendiamoci. Le facciamo tutti, e va bene così.

Ma se la risposta fosse un no o tentennante, quanto cambierebbe in quello che pensi di te?

Se la risposta è: andrei in frantumi allora anche tu sei nel magico mondo del “non so bene come si fa a campa se non me lo dice qualcuno”

La soluzione per imparare a campare senza dipendere totalmente dalle conferme altrui non è certo diventare di pietra.

Ma, ogni tanto, puoi essere tu la prima persona a dirti che stai andando bene.

Prima che lo faccia qualcun altro.

Anche solo per non delegare ad altri la cosa più importante che hai: l’idea che hai di te!

Quindi ripetiamolo insieme: sto andando bene :)

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Read the original on cathylatorre.substack.com

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