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Catenaccio - La newsletter di Sportellate.it · Mar 8, 2025

Catenaccio #113

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Catenaccio · Catenaccio - La newsletter di Sportellate.it

Questo è il #113 di Catenaccio - una newsletter che parla di sport, cultura e società.

Cari Catenacciari, buongiorno, buon fine settimana!

È finalmente arrivato l’ottavo Sportellate Magazine!

Il numero in questione esce nelle prime settimane del 2025, ma è interamente dedicato ad alcune delle più belle vicende sportive che hanno avuto luogo nel 2024.

Noterete che tra queste storie sportive che ci hanno accompagnato nel corso del 2024 ce n’è una che ci riguarda da vicino. Nel settembre scorso si è tenuta, nella splendida cornice del Cinema Fulgor di Rimini, la terza edizione del Festival della Cultura Sportiva.

Tra gli ospiti Gigi Datome, Flavio Tranquillo e Luca Ravenna. Tutto ciò, chiaramente, non sarebbe stato possibile senza l’impegno dei nostri collaboratori né senza il supporto della community che si è formata attorno a Sportellate. È per questo che, ancora una volta, vi ringraziamo per essere dalla nostra parte.

Non aggiungiamo altro, vi lasciamo alla lettura.

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La sportellata settimanale di Gabriele Moretti

Lo scorso mercoledì 5 marzo, dopo un’indagine iniziata iniziata a febbraio 2024, la 7ª Commissione permanente del Senato (di cui fanno parte, tra gli altri, Adriano Galliani e Liliana Segre) ha approvato la risoluzione per la riforma del calcio italiano proposta dal relatore Paolo Marcheschi, capogruppo di Fratelli d’Italia. Dallo scorso febbraio, la Commissione si è confrontata con diverse erspressioni del calcio professionistico italiano: Lega Serie A e Lega Serie B, alcune singole squadre, AIC e AIA. La cosiddetta riforma del calcio, tuttavia, per ora si limita a un intervento mirato e limitato, soprattutto tenendo conto del titolo altisonante: la cancellazione del divieto alla pubblicità del gioco d’azzardo, introdotto dal Decreto dignità approvato dal governo Conte I nell’estate 2018. Oltre a ciò, l’unico guizzo a cui la riforma prova a dare a spazio, è la possibile creazione di un fondo comune in cui far confluire l’1% dei proventi originati dalle sponsorizzazioni legate alle scommesse, da investire (sic!) nella ristrutturazione degli stadi e in nuovi progetti – forse (si spera) connessi all’educazione sulla ludopatia.

La risoluzione – che non è una legge, ma un documento che impegna il governo a legiferare sull’argomento tenendo in conto le linee guida contenute, per l’appunto, nella risoluzione. Il nuovo regolamento, dunque, non è ancora in vigore né lo sarà a brevissimo termine, ma con ogni probabilità verrà sviluppato e approvato nei prossimi mesi.

Nonostante non sia parte della 7ª Commissione permanente, si dice che Claudio Lotito - proprietario e presidente della Lazio nonché ex presidente della Lega Serie A e Senatore della Repubblica tra le fila di Forza Italia dal 2022 - abbia avuto un ruolo importante nel promuovere la riforma tra i colleghi. Sono diversi anni che Lotito si scaglia contro questa regola del Decreto dignità (e non solo) ma da quando ha dismesso i panni di Presidente della Lega Serie A la sua battaglia si è fatta ancora più serrata. Già lo scorso novembre si era attivato per cercare di far modificare la legge, senza però riuscire a portare a una vera e propria discussione parlamentare. “Dobbiamo avere il coraggio di fare una norma organica e complessiva che rivisita tutto quello che necessita del mondo del calcio, in cui inserire anche le sponsorizzazioni. È assurdo che, per demagogia, il Governo precedente ha tolto le sponsorizzazioni sulle scommesse. Poi accendiamo la tv e possiamo accedere a tutti i Campionati internazionali dove non vige questo divieto. Secondo la normativa italiana, non si può neanche mettere solamente il marchio perchè induce alla ludopatia. Si tratta solamente di cose strumentali che non hanno senso”. Per una volta nella vita, difficile dargli torto.

Per chi non se lo ricordasse, il “decreto dignità“, approvato dal Consiglio dei ministri in fretta e furia nel luglio 2018, fu il primo intervento politico (e mediatico, era quello di Di Maio che sosteneva di avere “sconfitto la povertà”) di un certo peso approvato dal Movimento 5 Stelle nella primissima fase del suo primo governo, quello in combutta con la Lega salviniana. Teoricamente, la riforma nasceva – o, quantomeno, era presentata – allo scopo combattere il precariato, ma al suo interno conteneva anche tutta una serie di leggi sul gioco d’azzardo. Ad esempio, ed è ciò che qui ci interessa, il decreto vietava di sottoscrivere nuovi contratti per fare pubblicità a certi tipi di gioco d’azzardo – chiaramente non quelli organizzati direttamente dallo stato. “Vietare la pubblicità al gioco d’azzardo è un passo storico di grande valore culturale”, aveva detto Luigi Di Maio, all’epoca capo politico del Movimento 5 Stelle nonché ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico. Senza entrare nel merito valoriale e culturale di questa affermazione, si può semplicemente affermare che questo passo storico non sia mai stato compiuto perché, de facto, la pubblicità al gioco d’azzardo non si è mai fermata.

Infatti, fin dall’introduzione del divieto i club, la Federcalcio e la Lega Serie A si sono dimostrati assolutamente contrari alla norma, come era chiaro dalle parole di Lotito citate sopra. La loro idea era – ed è tutt’ora – che questa limitazione avrebbe creato come esternalità negativa una grave concorrenza sleale a vantaggio dei club di altri paesi in cui questo divieto non sussisteva e che, dunque, avrebbero incassato molti soldi in più dalle sponsorizzazioni. Inoltre, le multe previste dal regolamento apparivano assurde e sproporzionate: 20% del valore del contratto pubblicitario, con un minimo di 50’000€ per ogni singola infrazione. Come si suol dire e come accennato sopra, però, fatta la legge, trovato l’inganno.

Guardando un evento sportivo, che sia in televisione o allo stadio, in effetti non si ha mai la sensazione che le sponsorizzazioni delle piattaforme di betting siano state vietate. Diverse squadre – nter, Parma, Torino e Lecce – indossano loghi legati alle scommesse e negli stadi, a bordo campo, sono spesso presenti pannelli pubblicitari con i nomi di siti collegati al gioco d’azzardo. In televisione non è raro, anzi è fastidiosamente comune ai limiti dell’ossessivo, essere “vittima” di pubblicità che offrono informazioni su attività varie ed eventuali legate al gioco d’azzardo e alle scommesse.

Tutto questo, ovviamente, non è illegale ma regolato dalle linea guida dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) – un’autorità indipendente per la tutela dei consumatori e della concorrenza nel mercato della comunicazione – introdotte con un decreto datato aprile 2019 che determina le modalità di attuazione dell’articolo 9 del decreto “Dignità”, quello relativo alle pubblicità dei giochi d’azzardo. Secondo questo documento le comunicazioni informative fornite dagli operatori di gioco d’azzardo legamente registrati – come quote, possibili vincite, bonus e “servizi informativi di comparazione di quote o offerte commerciali dei diversi competitor” – sono lecite “purché effettuate nel rispetto dei principi di continenza, non ingannevolezza e trasparenza”. Dunque, continuando a citare le linee guida di Agcom gli spazi quote, ovvero“le rubriche ospitate dai programmi televisivi o web sportivi che indicano le quote offerte dai bookmakers”, restano esclusi dal divieto perché considerati semplice informazione e non pubblicità.

Dando un’occhiata all’estero, a proposito dello svantaggio competitivo lamentato dal mondo deel calcio italiano, il panorama è variegato. Il regolamento FIFA non vieta né regola le sponsorizzazioni legate al gioco d’azzardo, lasciando alle federazioni continentali e nazionali libertà di scelta pressoché totale. In Europa, la UEFA chiaramente non ne fa divieto – se no non staremo nemmeno qui a parlarne – ma stabilisce regole piuttosto rigide di trasparenza finanziaria nei rapporti tra agenzie di scommesse e società sponsorizzate: gli accordi possono essere presi soltanto con agenzie con licenza, devono rispettare il principio del fair value (cioè essere in linea con il valore di mercato) ed essere resi pubblici. Per ottenere la licenza, gli operatori devono dimostrare la completa tracciabilità dei fondi e stare all’interno delle regole del Financial Fair Play.

A livello di singoli paesi, la grande maggioranza delle federazioni europee consente queste sponsorizzazioni, sebbene non uniformemente. Oltre all’Italia, Danimarca e Spagna sono gli unici paese che hanno provato a vietare completamente le sponsorizzazioni. In Spagna sono state limitate anche le pubblicità di gioco d’azzardo in TV e in radio tra l’una e le cinque di mattina, è stato fatto divieto di utilizzare personaggi famosi negli spot, di farsi pubblicità sui social network e sui canali di informazione. Le limitazioni più severe sono state alleggerite dalla Corte Suprema con una sentenza di circa un anno fa, ma la situazione delle squadre di calcio non è cambiata di molto. Le squadre di Premier League inglese, invece, hanno deciso autonomamente di proibire le società di scommesse come main sponsor sulla maglia nel 2023, dandosi tre stagioni di tempo per l’applicazione definitiva della regola. In Francia, nonostante le prese di posizione di Mbappé - fortemente contrario al gioco d’azzardo - il divieto è relativo solo alle compagnie straniere, mentre in Portogallo la la Liga Portugal 1 è direttamente sponsorizzata da Betclic. In Belgio, il governo ha minacciato di voler prendere provvedimenti, i Paesi Bassi invece – con la loro proverbiale schiettezza – hanno ammesso che sarebbe una perdita economica troppo grave.

In generale, le sponsorizzazioni di giochi e scommesse sportive rappresentano il 19% del totale sulle maglie dei principali campionati, una percentuale che fa di questo settore il più grande investitore nel calcio in assoluto. È quanto emerge dalla tredicesima edizione del Rapporto Uefa “The European Club Footballing Landscape”, che sottolinea come il betting sia il principale sponsor nelle varie divisioni europee, con un incremento di 2 punti percentuali rispetto allo scorso anno, nonostante limitazioni e divieti. Su 183 squadre che hanno presentato un nuovo main sponsor quest’ultima stagione, il 25% aveva a che fare con le scommesse.

Sport e numerologia con Alessandro Ginelli  

50.000 - La quota di punti in NBA tra stagione regolare e playoff superata in settimana da LeBron James, l’unico nella storia del gioco a riuscirci. LBJ a 40 anni ha recentemente vinto il premio di giocatore del mese e con Doncic al suo fianco i Lakers hanno ritrovato competitività in un momento in cui il mondo sorride al Re.

7 - Come i gol segnati dall’Arsenal in casa del PSV Eindhoven nell’andata degli ottavi di finale di Champions League, in una prestazione al tiro davvero notevole che ha smentito il dato sugli xG fermo ad 1.91. C’è da dire che guardando alle prestazioni del portiere del PSV ci si risponde a tante domande.

5 - I km/h di differenza registrati nei rovesci di Stefanos Tsitsipas nel corso del torneo di Dubai - vinto dal greco - rispetto alle 52 settimane precedenti. No, non è frutto dell’allenamento in palestra, ma a quanto pare di una racchetta Babolat travestita da Wilson (brand con cui il tennista ha un contratto attivo). C’è un mistero nel tennis e Indian Wells e Miami forse ci daranno una soluzione.

447 - I giorni passati tra le ultime due vittorie di Dominik Paris in Coppa del Mondo. L’ultima è arrivata a Kvitfjell e ha aperto un weekend di sport invernali che ancora una volta promette grandi soddisfazioni ai colori azzurri. Per Domme si tratta del 19esimo successo in carriera in discesa. Che fenomeno assoluto!

93 - Il numero di Marc Marquez, che in Thailandia ha lanciato un messaggio forte e chiaro al Campionato MotoGP 2025, dominando sia la Sprint Race che la gara lunga sul circuito di Buriram. Il Cabroncito ora ha la moto migliore e sembra pronto per un anno di rivincita. L’unico che potrebbe tenergli testa è Pecco Bagnaia, che però è partito con il diesel.

Matteo Orlandi ha 5 opinioni su tutto, ma è in ferie e non ce le racconta.

I momenti più imbarazzanti della settimana secondo Leonardo Salvato.

Come la descrivereste una situazione di assoluta quiete su un campo da calcio? O quantomeno una assolutamente innocua, una di quelle che quando la vedete pensate tra voi che è proprio il momento adatto per andare a prendere altre birre dal frigo senza il rischio di doversi produrre corse forsennate alla TV perché i 60 secondi peggiori della vostra vita si stanno trasformando in apoteosi? Io personalmente identifico questo momento con la rimessa laterale. La rimessa laterale di una squadra appena prima della linea di metà campo, troppo lontano sia dalla porta avversaria per trovare un gol repentino, sia dalla propria porta per essere beffato in tempo zero. Una zona morta, insomma. Eppure, per Politano-Rrahmani-Meret nulla è impossibile...

Se prima l'autorete del Napoli è arrivata dalla più classica situazione di quiete prima della tempesta, è da un po' di tempo che al Milan la quiete non sanno più che cosa sia: complice una stagione complicata, una gestione societaria a tratti troppo distanza, un cambio di panchina burrascoso che non ha contribuito a infondere certezze in un gruppo di giocatori smarrito che ha visto pian piano minare le proprie certezze, e farlo soprattutto nelle figure di quelli che dovrebbero essere i suoi senatori; quella che si percepisce nel Milan è una fitta coltre di paura, come se qualcosa da un momento all'altro debba andare necessariamente storto, come se fosse insito nel fato di questa squadra. E dal fato, si sa, non si può sfuggire: in tutta la mitologia arrivatac i all'antichità, tutti gli eroi che hanno provato a sconfiggere il fato, allontanando da sé i pericoli profetizzato, sono usciti irrimediabilmente sconfitti. Così è stato per Laio, che avrebbe dovuto essere ucciso dal proprio figlio Edipo, così è stato per Maignan, che aveva previsto guai da un lancio lungo di Pedersen in quel di Torino...

Una cosa che ci ha insegnato il Milan quindi è di non sovrastimare i pericoli, perché il rischio di essere troppo apprensivi ed entrare in un loop di profezie autoavveranti è evidentemente alto. Non è però neppure saggio sottovalutare i pericoli esistenti: ad Eindhoven la squadra di casa, spogliate le vesti di giustiziere della Juventus, ospita un Arsenal falcidiato dagli infortuni specialmente in zona offensiva, tanto da costringere Arteta a una mossa abbastanza disperata come quella di schierare, come centravanti, Mikel Merino che di mestiere fa il centrocampista. E se dopo 15 minuti è la leggerezza di Saibari a tenere ancora invariata la situazione, col passare dei minuti l'Arsenal, attaccanti o meno, comincia a fidarsi delle proprie capacità. Se i primi due gol sono frutto della capacità dell'Arsenal di muovere la difesa avversaria, sul terzo gol dei gunners è proprio l'immobilità della retroguardia biancorossa la chiave del misfatto. Chissà, forse avevano sottovalutato il centravanti per una sera Merino, tanto da non attivare quel minimo di allarme necessario quantomeno per spazzare il pallone...

Cose da leggere, guardare e acoltare suggerite da Lorenzo Lari

  • Bruno Pizzul, il Virgilio del calcio italiano, di Giuseppe Allegrini [ARTICOLO]:

    Tributo obbligatorio dedicato a Bruno Pizzul, definito dal nostro Giuseppe Allegrini "l'uomo che ha accompagnato al calcio generazioni d'italiani". Perché dell'epoca d'oro del nostro calcio, Pizzul è stato protagonista tanto quanto i giocatori in campo e gli allenatori sulle panchine: come non si può immaginare il calcio italiano di quegli anni senza Ronaldo, Gullit, Trapattoni e Moratti, così non si può concepire una telecronaca di quel periodo senza il commento del grande Bruno. Mancherà.

  • Litania di un arbitro, di Thomas Brussig [LIBRO]

    Poco più di sessanta pagine di racconto, anzi, di litania, che capovolgono completamente la prospettiva da cui chiunque non sia stato un arbitro, guarda gli arbitri da tutta la vita. In poche pagine Thomas Brussig riesce a farci empatizzare - anzi, farci identificare - con la figura più odiata e bistrattata del calcio, facendoci comprendere profondamente le sue difficoltà, i problemi, le sofferenze, ma anche le straordinarie capacità e le doti di una figura senza la quale il calcio, semplicemente, non esisterebbe.

  • The Draymond Green Show, with Baron Davis [PODCAST]:
    Draymond Green ed il "Barone", ultimamente sono belli ispirati. Sarà per la venuta di Jimmy Butler ai Warriors, sarà per l'avvicinarsi dei playoff o sarà semplicemente per l'arrivo della primavera, i due ragazzoni stanno sfornando una serie di puntate consecutive dal contenuto imperdibile per ogni appassionato di basket NBA che si rispetti. Su tutte, imperdibile la puntata del 26 febbraio con ospite Kevin Durant, dove si è discusso - tra le tante - di un fantomatico torneo di 1 vs 1 tra le star NBA.

La foto più bella della settimana secondo la redazione di Catenaccioù

Taupo (Nuova Zelanda) - 1 marzo 2025

Nuotatori fotografati nel lago Taupo durante la prova di nuoto dell’Iron Man New Zealand.

(BBC In Picture)

Read the original on catenaccio.substack.com

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