Questo è il #112 di Catenaccio - una newsletter che parla di sport, cultura e società.
Cari Catenacciari, buongiorno, buon fine settimana!
È finalmente arrivato l’ottavo Sportellate Magazine!
Il numero in questione esce nelle prime settimane del 2025, ma è interamente dedicato ad alcune delle più belle vicende sportive che hanno avuto luogo nel 2024.
Noterete che tra queste storie sportive che ci hanno accompagnato nel corso del 2024 ce n’è una che ci riguarda da vicino. Nel settembre scorso si è tenuta, nella splendida cornice del Cinema Fulgor di Rimini, la terza edizione del Festival della Cultura Sportiva.
Tra gli ospiti Gigi Datome, Flavio Tranquillo e Luca Ravenna. Tutto ciò, chiaramente, non sarebbe stato possibile senza l’impegno dei nostri collaboratori né senza il supporto della community che si è formata attorno a Sportellate. È per questo che, ancora una volta, vi ringraziamo per essere dalla nostra parte.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo alla lettura.
Per leggere il Magazine #8, non dovete fare altro che associarvi a Sportellate e scaricarlo!
Come al solito, ricordatevi che potete scriverci per fare domande a Matteo, per insultarci, farci i complimenti, criticarci o qualsiasi altra cosa vogliate comunicare a catenaccio.sportellate@gmail.com o su tutti i canali social di sportellate.it
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La sportellata settimanale di Gabriele Moretti
"A tutti i giocatori, allenatori e dirigenti maschi è vietato avere peli sul viso, ad eccezione dei baffi (salvo motivi religiosi). I capelli non devono oltrepassare il colletto della divisa".
Mariano Rivera, uno dei più forti closer della storia del baseball, quando a ventisei anni dalla Major League californiana è arrivato a New York City, si è dovuto radere a pelle. Lo stesso è successo a Bernabé “Bernie” Williams, Derek Jeter, Alex Rodriguez e chiunque altro abbia giocato nei New York Yankees, la squadra più iconica dell’MLB. Tuttavia, questo venerdì, questa storica (e anacronistica) regola di stile è stata abbandonata dopo quasi cinquant’anni, tra le esultanze di alcuni (molti, in primis i giocatori) e lo sconcerto di altri (pochi, molto legati alle tradizioni).
Racconta il New York Times in dagli anni Settanta infatti, gli Yankees hanno imposto ai giocatori e ai membri dello staff il divieto tassativo di farsi crescere la barba o di avere capelli lunghi. La decisione venne presa da George Steinbrenner, all’epoca proprietario della franchigia e padre di Hal, l’attuale proprietario, il quale riteneva che un aspetto ordinato favorisse professionalità: "Voglio infondere un senso di ordine e disciplina nel club, perché credo che la disciplina sia fondamentale per un atleta", disse nel 1976.. Lasciamo immaginare ai lettori quali fossero le sue posizioni in merito ai rivolgimenti politici di quegli anni.
Secondo un aneddoto Lou Piniella, ex giocatore degli Yankees tra il 1974 e il 1984, una volta contestò il divieto, facendo notare che anche Gesù aveva capelli lunghi e barba. La risposta di George Steinbrenner fu lapidaria: "Attraversa quel lago a piedi e potrai potrai portare anche tu barba e capelli lunghi".
Venerdì scorso la dirigenza ha annunciato un cambiamento nella sua storica politica e dunque dalla prossima settimana però Aaron Judge, Giancarlo Stanton e il resto dell'attuale roster degli Yankees potranno smettere di radersi quotidianamente. Attenzione, però, non si tratta di un via libera vero e proprio: la nuova regola, per quanto più morbida della precedente, consentirà solo di farsi crescere "barbe ben curate" se lo desiderano, ma niente barbe lunghe o capelli al vento.
"Dopo un'attenta riflessione, abbiamo deciso di modificare le nostre regole, permettendo ai giocatori e al personale in uniforme di portare barbe ben curate", ha dichiarato Steinbrenner. "È il momento giusto per andare oltre il confortante senso di familiarità della nostra precedente politica".
Nel corso degli anni, il divieto ha suscitato malumori tra i giocatori. Uno degli episodi più celebri risale al 1991 quando Don Mattingly, all'epoca il miglior giocatore e capitano della squadra, fu escluso e multato per essersi rifiutato di tagliarsi i capelli. "Sono incredulo di fronte a questa meschinità", disse Mattingly ai giornalisti. Poco dopo, però, cedette e se li tagliò. Forse avrete presente l’episodio, che venne raccontato ironicamente in un celebre episodio del 1992 de I Simpson in cui Mattingly va a giocare nella squadra di proprietà di Mr. Burns, che lo tormenta per tagliarsi le basette che non ha e alla fine lo caccia dalla squadra.
Presentando la novità, il proprietario ha detto di essersi consultato con "un gran numero di ex e attuali giocatori degli Yankees, appartenenti a epoche diverse" prima di decidere di modificare il regolamento. Chissà se ha parlato anche con Mattingly.
Da anni c’è chi sostiene che questa regola un po’ retro degli Yankees abbia conseguenze sulle possibilità della franchigia di firmare alcuni giocatori di alto livello. Cameron Maybin, che ha giocato a New York nel 2019, ha apertamente dichiarato che i regolamenti su barba e capelli hanno reso gli Yankees molto meno attraenti per un sacco di suoi colleghi, che la ritengono una violazione assurda e inaccettabile della loro sfera privata. Anche alcuni ex allenatori hanno raccontato che sono stati costretti a discussioni imbarazzanti in cui dovevano chiedere a uomini adulti, campioni strapagati, di tagliarsi i capelli o farsi la barba perché il proprietario voleva così.
La discussione sul tema era tornata in auge giusto qualche settimana fa, quando Devin Williams - Rookie of the Year nel 2020 e due volte presente al Midsummer Classic - è arrivato agli Yankees e dopo un paio di mesi ha rasato a pelle la barba che faceva crescere da sei anni.
L'annuncio di venerdì, comunque, segna la fine - almeno parziale - di una regola che da un lato è assurda, fuori dal tempo e bigotta ma che, dall’altro, era diventata un simbolo, una parte dell’identità degli Yankees. Che piacesse o meno.
Sport e numerologia con Alessandro Ginelli
1 - Come il numero di squadre italiane rimaste in corsa per la Champions League dopo la tragica settimana europea appena conclusa. Ora c’è solo l’Inter, che per fortuna ha anche pescato bene nell’urna di Nyon. Il Feyenoord, pur avendo eliminato il Milan, è una squadra alla portata. E rimanere senza italiane nelle prime 8 sarebbe una tragedia.
3 - Come i mesi di squalifica che Jannik Sinner ha patteggiato con la WADA per porre fine al “caso Clostebol”, che ormai gli pendeva sul capo come una Spada di Damocle, seppur abbiamo visto che il campione sudtirolese abbia saputo fare scudo in termini di risultati. Jannik così tornerà a Roma e avrà una bella occasione per ricordare a tutti di essere il più forte.
4 - Il numero sulla maglia, la sua, che Edoardo Bove ha consegnato a Carlo Conti in uno dei rari momenti dedicati allo sport da una kermesse sanremese che, come scritto mirabilmente all’interno del nostro sito, ha lasciato veramente troppo poco spazio all’intrattenimento. Edoardo comunque se l’è cavata alla grande alla prima in tv.
1542 - Le gare NBA giocate in carriera da LeBron James, che nell’ultima di queste 1542 ne ha stampati 40, tanto per gradire. Questo numero pone LBJ al terzo posto della classifica all-time dietro a Robert Parish (1611) e Kareem Abdul-Jabbar (1560). Facile pensare che anche questa classifica a fine carriera, sarà guidata dal King.
2 - Come i gol messi a segno da Paulo Dybala contro il Porto nella sfida decisiva di Europa League. Ecco: in serate come quelle, viene proprio da pensare a che cosa sarebbe potuto essere Dybala con un fisico più integro e una mente più stabile. Il talento è quello di uno che passa veramente una volta ogni tanto.
Matteo Orlandi ha 5 opinioni su tutto
Nemmeno fossimo alla Parigi Roubaix o al Giro delle Fiandre, il Benelux ha tritato l’Italia in una settimana dove il calcio tricolore si è improvvisamente scoperto piccolo piccolo. Tre eliminazioni sorprendentemente nette e senza troppo da recriminare, dove abbiamo avuto modo di vedere molti giocatori interessanti e dove le nostre squadre sono sembrate stranamente vecchie.
Noa Lang - PSV Eindhoven
Noa Lang ha la faccia di uno di cui onestamente non ci si può fidare. Troppo facile immaginarlo ubriaco dentro un pub, rispondere male all’allenatore, non ridarti mai quei venti euro che gli avevi prestato qualche settimana fa. Forse è proprio questa meravigliosa faccia da schiaffi che lo ha tenuto lontano dai top campionati europei? Il PSV lo ha preso per 15 milioni dal Bruges un paio di estati fa, un trasferimento made in Benelux. Qualche litigio, qualche momento di buio e poi attimi di luce accecante. Contro la Juventus, ad Eindhoven, una partita sesquipedale per quantità e qualità. Un’ ala che nella nostra Serie A farebbe presumibilmente sfracelli.Henri Vanaken
Henri Vanaken sembra rappresentare l’anima di Bruges. Una città crepuscolare, lenta, saggia, immersa in una pace di fondo che nemmeno il turismo mainstream riesce a superare. Vanaken dirige l’orchestra belga quasi con sufficienza. Centrocampista algido, dotato di acume tattico fuori dal comume, non ha mai visto altre piazze al di fuori di Bruges. All’alba dei 33 anni, un vero peccato. Uno dei centrocampisti europei più sottovalutati della sua generazione?David Hancko
Per usare un eufemismo, a Firenze non si hanno molti ricordi di David Hancko. Eppure il calcio a volte stupisce tutti e oggi non è utopistico indicare Hancko come uno dei centrali più interessanti d’Europa. Completo in ogni fondamentale, il Feyenoord lo ha blindato in inverno e il suo prezzo oscilla sui 40 milioni, come minimo. È pronto per spiccare il volo.Mauro Junior
Come i panda, i terzini ipertecnici brasiliani si avvicinano lentamente all’estinzione. Per questo ogni volta che ne compare uno, scappa un brividino. Mauro Junior perlustra da cinque anni la fascia sinistra del PSV e lo fa con tutti gli stereotipi del terzino brasiliano. Piccolino, tecnico, propenso al dribbling pazzo, proiezione costantemente offensiva, fase difensiva allegra. Teniamoceli stretti.Chemsdine Talbi
Talbi emana classe. Fluttuante sulla trequarti, sembra saper fare tutto per diventare un top player. Baricentro basso ma fisicamente già ben piazzato (2005), mercoledì ha fatto impazzire l’Atalanta. Base d’asta: 40 milioni. Vedremo dove finirà.
I momenti più imbarazzanti della settimana secondo Leonardo Salvato.
Settimana di verdetti europei quella appena trascorsa: settimana iniziata con uno "straordinario odore di campo", in cui "ci sentivamo a casa" nelle nostre belle competizioni europee in cui stavamo iniziando a fare nuovamente la voce grossa negli ultimi anni. Settimana conclusa con un perentorio ed inequivocabile "Andatevene affanculo tutti": nessun club nostrano infatti è uscito illeso da questi Spareggi, creati ad hoc quest'anno insieme al cervellotico nuovo format delle coppe europee. Cosa resta di questa tornata europea? Solo la fotografia di Toloi: volevamo essere duri, ma in realtà siamo infallibili nell'andare ad inciampare su ogni buccia di banana esistente sul nostro cammino.
A proposito di bucce di banana in cui inciampare, il Milan non solo è bravissimo a cercarsele da solo, ma se non le trova allora le crea dal nulla: quella del Meazza sembrava la classica partita che non poteva andare storta, e il gol agguantato dopo nemmeno un minuto di gioco, realizzato per una curiosa beffa del destino proprio da Gimenez, centravanti messicano che anche grazie ai suoi gol aveva permesso al Feyenoord di arrivare a giocare questa doppia sfida, sembrava confermare quello che si ventilava alla vigilia: per il Milan passare il turno era una pura formalità, ed era solo questione di minuti prima del secondo gol a certificare l'accesso tra le prime sedici del continente. Solo che i minuti passavano, e né Joao Felix, né Leao, né Hernandez riuscivano a trovare la buca d'angolo in cui depositare il pallone. Dieci, venti, cinquanta minuti, poi il fattaccio che tutti conosciamo: in epoca VAR, in cui ogni azione è visualizzata più volte nei minimi dettagli, il terzino sinistro del Milan Theo Hernandez (uno che, ricordiamo, in maglia rossonera ha segnato più di Maldini!) non trova idea migliore che simulare un fallo in area di rigore, rimediando nient'altro che un'espulsione, lasciando i suoi con un uomo in meno per tutto il secondo tempo.
Fortunatamente però c'è sempre il giovedì, giorno che da un paio d'anni a questa parte porta con sé le notizie migliori per le italiane in chiave europea, e neanche stavolta la regola presenta eccezioni: al termine di una doppia sfida combattuta, è la Roma ad accedere agli ottavi di finale di Europa League estromettendo un'altra presenza fissa delle coppe europee come il Porto. Una gara che, a dire il vero, è sempre stato nelle mani della Roma, che ha fatto il bello (Dybala) e il cattivo tempo, con uno Shomurodov che anche stavolta non si è smentito. Fortunatamente, dell'uzbeko ce ne ricorderemo solo per quello che è: un momento buffo delle nostre vite.
Cose da leggere, guardare e acoltare suggerite da Lorenzo Lari
Per il Manchester City è arrivata la fine di un'era, di Federico Sanseverino [ARTICOLO]
L'umiliazione subita in settimana al Bernabéu, ha segnato definitivamente la fine di un'era. Se ancora c'era qualche flebile speranza che il City di Guardiola potesse sognare un ultimo canto del cigno, quella speranza ora si è dissolta. La superiorità schiacciante del Real di Ancelotti è andata ben oltre il risultato finale: mercoledì abbiamo assistito senza mezzi termini ad un massacro. Federico Sanseverino ci spiega, nel pezzo consigliato, del perché dopo la debacle di Madrid il City e Pep siano arrivati alla fine della corsa. Una corsa bellissima, durata nove anni pieni di trionfi, ma che ora sembra veramente essere arrivata ad un punto morto.Court of Gold [SERIE TV/DOCUMENTARIO]:
Il dietro le quinte del torneo di basket di Parigi 2024 è finalmente disponibile su Netflix. Sì, parliamo proprio di quel torneo olimpico in cui la medaglia d'oro è stata vinta dagli Stati Uniti di Lebron James, Kevin Durant e Steph Curry, con quest'ultimo capace di giocare 3 tra i minuti finali più incredibili della storia del gioco, contro la Francia padrona di casa di Victor Wembayama. Serve vi ricordi altro per correre a vederlo?Friday Night Lights: una città, una squadra, un sogno, di Buzz Bissinger [LIBRO]:
Un grande classico della letteratura sportiva, che per un motivo o per l'altro non avevo ancora letto. Un libro capace di mettere in luce in maniera del tutto naturale, del perché sia impossibile raccontare lo sport senza capire cosa succede fuori dal rettangolo di gioco. "Friday Night Lights" - da cui è stato tratto un film ed una serie tv - ci narra le fatiche della squadra di football liceale di Odessa, Texas, dove il football liceale è una vera e propria religione. Trattasi di lettura obbligatoria per gli amanti di sport (meglio ancora se americani) ed America.
La foto più bella della settimana secondo la redazione di Catenaccio
New Orleans, Louisiana (USA) - 10 febbraio 2025
Jalen Hurts, quarterback dei Philadelphia Eagles, fotografato durante il riscaldamento prima del Super Bowl vinto 44-20 contro i Kansas City Chiefs.

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