Questo è il numero #106 di Catenaccio, una newsletter che parla di sport, cultura e società.
Cari Catenacciari, buongiorno, buon fine settimana!
È finalmente arrivato il nuovo magazine (n. 7) di Sportellate!
Il numero nasce con l’esigenza di ripercorrere i cambiamenti più significativi nei principali sport.
È innegabile che i cambiamenti, che riguardino semplici modifiche regolamentari o l’introduzione di strumenti tecnologici di supporto, abbiano plasmato il modo di interpretare i vari sport, dando vita anche alla ricerca di determinate caratteristiche nei giocatori.
Questa riflessione ci ha posto nell’ottica del pre e del post cambiamento delle regole: non abbiamo voluto esprimere giudizi di valore sulle regole in sé, ma semplicemente misurare l’impatto che ha avuto sui singoli sport il cambiamento di alcune regole - più o meno complesse che fossero.
Pensate solo a quanto sarebbe strano vedere un portiere raccogliere con le mani un passaggio di piede fatto da un proprio compagno di squadra. Di più, se fosse rimasta intatta quella regola, avremmo avuto una scuola di portieri abili anche a costruire il gioco e non solo a fungere da guardiani della porta?
Per leggere il Magazine #7, non dovete fare altro che associarvi a Sportellate e scaricarlo!
Come al solito, ricordatevi che potete scriverci per fare domande a Matteo, per insultarci, farci i complimenti, criticarci o qualsiasi altra cosa vogliate comunicare a catenaccio.sportellate@gmail.com o su tutti i canali social di sportellate.it
Buona lettura e non dimenticate di condividere Catenaccio con i vostri amici!
La sportellata motociclistica di Luca Barbara
Pecco Bagnaia ha perso il mondiale
In questi giorni sono molto impegnato a studiare l’andamento dei test della MotoGP che verrà. Tante casacche cambiate anche solo rispetto a cinque giorni fa: Marc Marquez è un pilota Ducati ufficiale, Martínha portato il numero 1 al muretto Aprilia e Pedro Acosta è un nuovo pilota KTM. Ottimo l’andamento delle Ducati, buono quello di Aprilia, pessimo quello di Yamaha e Honda. Tutto secondo copione. La stagione è finita, guardo al futuro, ma c’è un pensiero che non riesco a togliermi dalla testa: Pecco ha perso il Mondiale. Ebbene sì, lo ha perso, lo sappiamo tutti. Quello che intendo è che lo ha perso lui, che è responsabile principale della sua sconfitta. Se mai qualcuno dovesse farmi la classica domanda, di solito utile solo a fare polemica: “ha vinto Martin o lo ha perso Bagnaia?”, io non avrei dubbi sulla risposta.
Benché, premetto, i meriti dello spagnolo siano eclatanti. Martin, infatti, nel Mondiale 2024 ha stabilito il record di punti da quando esiste il format sprint+gara. 508 punti in 40 tra gare corte e lunghe. Tantissimo. Tre vittorie in gara, sette sprint race e un’infinità di piazzamenti utili. Insomma, un campionato della Madonna. A Martín, davvero, non si può contestare nulla. Il suo mondiale è stato costellato da duelli testa a testa con Bagnaia, tutti affrontati con la massima sportività, trascinato dalla voglia di dimostrare di poter essere all’altezza di chi lo “[…] aveva sempre battuto”. Come durante la penultima gara in Malesia, quando a Martin sarebbe bastato un buon piazzamento, mentre insieme a Bagnaia, nei primi 6-7 giri, ha dato vita al duello forse più bello degli ultimi anni.
Però.
Però Bagnaia, in questo campionato della Madonna, ha vinto undici-gare-undici! Su venti complessive. Impressionante. Gare molto spesso senza storia, in cui il torinese si metteva in testa dall’inizio e tirava come un forsennato, fino a lasciare senza respiro gli avversari - e la sua moto. Uniche eccezioni, qualche duello rusticano con lo stesso Martín e con Marquez, i due che, per un breve periodo, si sono contesi il posto affianco al suo muretto. Il weekend conclusivo di Barcellona è lì a testimoniare la superiorità complessiva del ducatista: pole position, vittoria in sprint e vittoria in gara. Così anche a Motegi, al Red Bull Ring, ad Assen e al Mugello, se escludiamo la griglia di partenza talvolta diversa. Poi un periodo dal 25 maggio al 18 agosto in cui Pecco ha infilato 5 vittorie su 6, in cui il tri-campione era riuscito a recuperare il terreno perso in classifica generale portandosi in vantaggio di 10 lunghezze. Poi, 54 punti complessivi nelle successive 3 gare, contro gli 87 di Martin ad indirizzare il finale di stagione.
Solo una scelta di gomme sciagurata del madrileno a Misano ha poi consentito a Bagnaia di riavvicinarsi e continuare a sperare. Tuttavia, la costanza del rivale e soprattutto la caduta durante la sprint in Malesia lo hanno condannato ad una seconda posizione definitiva. In un mondiale deciso per dieci punti, a fare la differenza è stata, innanzitutto, la costanza. Mentre Martín ha praticamente portato sempre a casa almeno 15-20 punti a weekend, Bagnaia in ben due occasioni è andato sotto i 10, con i 6 del Portogallo e il misero punto del GP di Aragona. È stata questa la differenza. Martin ha avuto la maturità di ammettere a se stesso di non essere il più forte e ha fatto sempre più punti possibile. Bagnaia talvolta ha voluto strafare, sbagliando. È vero, i Márquez brothers ci hanno messo del loro, tra sportellate e scivolate, in particolare proprio ad Aragón. Però, non capitalizzare undici gran premi vinti su venti è stato un peccato mortale. Non è un caso, se oggi Bagnaia può vantare il non lusinghiero record di essere l’unico pilota ad essere arrivato primo in almeno undici gare di un mondiale - insieme a Márquez (13), Doohan (12), Agostini e Rossi (11) - e poi non averlo vinto.
Martìn è stato più forte, questo lo dicono i numeri finali. Chi vince ha ragione, non ci sono dibattiti né tantomeno alibi. Il più veloce dell’anno, però, era chiaramente un altro e non vincere quando potenzialmente si è così dominanti macchina la fedina. Ad aggravare il tutto, il passaggio di Márquez in Ducati ufficiale. Il cannibale ha ancora fame e Bagnaia, per vincere l’anno prossimo, dovrà sfoderare una maturità diversa rispetto alla stagione appena conclusa.
Special credits:
⁃ Il livello di signorilità con cui Bagnaia ha accettato la sconfitta, riconoscendo i meriti del rivale, è una cosa rara nel mondo dello sport. Non avrà più il numero 1 sul cupolino ma, in quanto ad atteggiamento, Pecco rimane sempre un fuoriclasse;
⁃ Applausi anche a Ducati che, nonostante il proprio pilota di vertice fosse in lotta per il titolo, non ha mai negato al team Pramac il supporto di cui avevano bisogno. Fatto non banale, specialmente in considerazione della transizione proprio di Pramac a moto satellite Yamaha dalla stagione 2025. In barba a chi, come Melandri nel 2023, dichiarava, anche con toni piuttosto polemici, che il team ufficiale, in qualche modo, penalizza sempre i team satelliti.
Sport e numerologia con Luca Barbara.
1 - È il numero appiccicato sul cupolino del campione del Mondo, quindi da qualche giorno sulla nuovissima Aprilia di Jorge Martin. Bella soddisfazione per il team di Noale, che per la prima volta “ospiterà” un campione in carica MotoGP all’interno del suo box. 1 è anche il mondiale vinto dallo spagnolo in classe regina. Dopo il secondo posto ottenuto lo scorso anno, Martin ha saputo immediatamente prendersi una bella rivincita.
11 - Sono le vittorie di Pecco Bagnaia quest’anno in gara lunga. 11 su 20 totali, contro le 3 del rivale e campione del Mondo. Basterebbe questo per evidenziare quanto potenziale sia stato dilapidato da parte del torinese.
8 - Invece sono gli “zeri” portati a casa dal ducatista in tutta la stagione. Zeri (cadute o ritiri) che, sommati ai peggiori piazzamenti nelle sprint race rispetto a Martin, hanno condannato Bagnaia ad un clamoroso secondo posto. Se c’è un aspetto su cui bisognerà migliorare è proprio questo, specialmente in vista del confronto con il cannibale Marc Marquez.
35 - I punti raccolti dai piloti Honda ufficiale in tutte e 40 le gare, tra mini e intere. Peggior casa costruttrice per distacco, perfino peggio della Honda LCR del team satellite di Lucio Cecchinello. Non bastasse a rendere l’idea, i 35 punti di Honda possono essere messi affianco agli 884 di Ducati ufficiale. Un divario che sembra francamente incolmabile.
8415 - giorni dal momento in cui un altro pilota su Moto “clienti” riuscì a vincere il titolo. Ultimo a vincere in sella ad una moto di un team satellite fu Valentino Rossi nel 2001, a bordo della sua Nastro Azzurro Honda. Ultimo campionato dell’era 500, prima dell’avvento delle MotoGP. I piloti Honda ufficiale all’epoca erano Alex Criville e Toru Ukawa.
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A mio modestissimo parere, uno dei content creator a tema calcistico più interessanti del mondo Tik Tok. Analisi tattiche e spunti sempre puntuali, grande conoscenza della materia - Nicolas è un Match Analyst SICS - e ottimi format anche su Instagram e qui su Substack. Consigliatissimo.Canzoni al telefono [PROGETTO ARTISTICO]
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La foto più bella della settimana secondo la redazione di Catenaccio
Barcellona, Spagna - 17 novembre 2024
Marc Márquez guarda il filmato a lui dedicato durante la festa di addio al team Gresini organizzato dai meccanici prima del passaggio in Ducati del pilota spagnolo.
(Gresini Racing / Motorsport.com)

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