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Rassegna Stanca · Jul 29, 2026

L'intelligenza artificiale di Elon Musk è un predatore sessuale

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Ce lo ricorda l’ennesima denuncia nei confronti del chatbot sviluppato dall’imprenditore. Tra pedopornografia, deepfake e cybermolestie, Grok è il figlio perfetto dei nostri tempi. E Musk lo difende.

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Negli ultimi tre mesi mi sono dedicata particolarmente ad approfondire le modalità con cui i tecnocrati facilitano la diffusione e il compimento della violenza maschile sulle donne.

Da Meta e i suoi occhiali alle piattaforme del porno che diffondono materiale intimo non consensuale, da Telegram e i suoi antri dove le donne vengono vendute come fossero bestiame ai forum dove si insegna a violentare le donne, passando per i techbros che hanno riabilitato la figura di Andrew Tate, ampliato e ammorbidito le restrizioni in modo da favorire i discorsi d’odio, diffuso gruppi apertamente misogini e incoronato la manosfera occidentale: i casi trattati in questa newsletter sono già molti.

A mio avviso ne mancava uno che osservo da tempo, ma una notizia diffusa nelle ultime ore mi ha dato la perfetta occasione per trattare di un caso di cui parlo spesso nelle lezioni e negli incontri offline, soprattutto con i genitori dei giovani adulti della generazione Alpha: la problematicità del mondo social creato da Elon Musk.

Capiamoci: “creato” è un parolone. Come ogni cosa di suo possesso, Musk non ha creato niente, semmai ha comprato qualcosa che era stata precedentemente ideata e costruita da qualcun altro.

Il suo social X era infatti noto come Twitter, ma il sudafricano lo ha acquistato e rebrandizzato il 27 ottobre del 2022 per la modica cifra di 44 miliardi di dollari.

Il cambio di rotta della piattaforma è però avvenuto nel 2023, anno in cui X è diventato quello che a tutti gli effetti è un posto meraviglioso se sei razzista, suprematista, misogino e… predatore sessuale.

Già, perché anche X, come Facebook e Instagram, ha una politica volutamente poco attenta ai diritti delle donne e alla loro sicurezza.

E da quando Elon Musk e la sua squadra hanno sviluppato Grok, ovvero un assistente IA integrato nella piattaforma X che interagisce con gli utenti e risponde ai loro comandi, le cose sono decisamente precipitate.

Oltre ai soliti, universali problemi delle IA legati alla privacy degli utenti (l’addestramento dei dati di Grok sarebbe stato fatto con i post degli utenti, cannibalizzandone i post pubblici e le interazioni sovvertendo ogni regolamento europeo), l’utilizzo stesso del chatbot avrebbe favorito un comportamento abusante e molesto su larghissima scala producendo per le vittime di questa violenza dei danni difficilmente riparabili.

Grok infatti per mesi ha risposto - e ancora risponde seppur, come vedremo più avanti, in modo minore - a comandi di utenti che chiedono di spogliare le foto di attrici, modelle, utenti, bambine, fidanzate altrui e via discorrendo.

Basta infatti pubblicare la foto su X e chiedere al chatbot di denudarla o ricreare un’immagine o un video pornografico con il suo volto e l’abuso è compiuto: milioni di utenti avranno tra le mani del materiale da diffondere, salvare o su cui commettere uno stupro digitale.

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