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Bruno Pagnanelli · Aug 16, 2026

Cosa possiamo fare?

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Bruno Pagnanelli · Bruno Pagnanelli

Spesso, sotto questi post, compare la domanda: “ma noi cosa possiamo fare?”
E’ una domanda che spesso deriva dalla frustrazione, dalla rassegnazione, a volte dallo schiaffo che arriva leggendo i dati, le parole. E’ una costanza l amancanza di consapevolezza eppure quello che dovremmo fare è noto, per logica ci arriviamo tutti.
Tanto che i criminali che fanno contronarrazione sfruttano anche quello.

Quello che dobbiamo fare infatti, diventa “non lo dobbiamo fare noi”, “e allora ditelo a quelli”, o tutta quella serie infinita di cazzate che questi malviventi della manipolazione veicolano con tutta la potenza di fuoco di cui dispongono: social, tv, radio, giornali.
Quel fare diventa anche il fatalismo, la convinzione che lo debbano fare gli altri, l’insufficienza delle misure, lasciamo tutto com'è. Invece...

Invece tutti possiamo fare tutti. Da cosa mangiamo a come ci muoviamo, cosa compriamo, dove andiamo in vacanza, come vestiamo. Si, come vestiamo. L’avevo già scritto ma lo ripropongo, anche perché sarà difficile che ve lo dicano a chiare lettere ma il "fast fashion" ha un impatto significativo sulle emissioni di gas serra e sull'ambiente.

E’ uno di quei temi per cui nessuno dirà mai nulla, né un politico, né un programma TV, né uno di quei cazzo di influencer di instagram, che vanno a sbafo in hotel grazie a dei teenagers decorticati. Basterebbe guardare un teenager con le scarbe grandi un metro cubo per capire il danno che viene fatto.

Dire una cosa simile è altamente impopolare, e una cosa impopolare, lo sapete, fa perdere voti e perdere voti fa perdere il potere ma se voi comperate una maglietta che usate una volta sola, per avere il fondo tinta in tono, alimentate il potere di quest'oligarchia di miliardari che del futuro dei vostri figli se ne fottono semplicemente.

Comperare quella maglietta ha una serie di effetti devastanti:

1. La produzione di abbigliamento fast fashion genera circa il 10% delle emissioni globali di carbonio, più dell'intero settore dell'aviazione e del trasporto marittimo combinati. Questo deriva dalla produzione intensiva di tessuti (soprattutto poliestere, che richiede molta energia), dai processi di tintura e dalla logistica globale.

2. Gli indumenti fast fashion sono progettati per essere economici e di breve durata, portando a un rapido ricambio e a un aumento della produzione. Ciò implica maggiori emissioni per la continua fabbricazione e trasporto di nuovi capi.

3. La produzione di tessuti come il cotone richiede grandi quantità di acqua ed energia. Ad esempio, produrre una singola maglietta di cotone può generare fino a 2,7 kg di CO2, mentre un paio di jeans può arrivare a 33 kg di CO2.

4. Le catene di approvvigionamento del fast fashion si estendono su scala globale, con materiali e prodotti spediti ripetutamente tra continenti, aumentando le emissioni legate a trasporti aerei e marittimi.

5. L’obsolescenza programmata porta a milioni di tonnellate di vestiti scartati ogni anno (circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili globali), molti dei quali finiscono in discariche (sulle Ande i peggiori) o inceneritori, rilasciando ulteriori emissioni di metano o CO2.

6. I tessuti sintetici, predominanti nel fast fashion, rilasciano microplastiche durante il lavaggio, contribuendo all'inquinamento e indirettamente alle emissioni attraverso i processi di gestione dei rifiuti.

Ecco, pensavo…
Chi cazzo ve lo dice dirà mai di ridurre il consumo? Quelli che ogni giorni vi pompano per apparire? Quelli che vanno in tv con una mise da diecimila euro per cui voi, che non riuscite a pagare l’affitto, però siete disposti a fare debiti per avere?

Ridurre l'impatto richiede un passaggio a modelli di moda sostenibile, come il second-hand, il riciclo, l'uso di materiali a basso impatto e una riduzione del consumo. Alcuni marchi stanno adottando pratiche più sostenibili, ma il cambiamento sistemico è lento e dipende dai vostri ragazzi, dalla vostra cultura.
Da quell’ego che alimentate a puttanate.

Basterebbe leggere come scrivono i titoli legati al clima. Metto un esempio alla fine. E parlare di #clima in questi termini, cancella il vero problema e lo riduce a mera pietà per chi ci lavora o per chi lo sfrutta. Ma per chi vorrà vivere semplicemente è come dire "sti cazzi", in grassetto sottolineato.


Dai non vi preoccupate, che il prossimo weekend vedremo gli effetti del mare eccezionalmente caldo in combutta col fresco in entrata. Poi ridiamo.

Read the original on brunopagnanelli.substack.com

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