SI chiamava Carl Sagan.
Sono cresciuto con questo nome nella testa, una sorta di guru, di vate, di idolo della mia adolescenza ma con una connotazione reale, tra il finito e l’infinito. Lui era lì, sulle pagine di una enciclopedia, di un giornale, negli articoli di una rivista. All’epoca non c’era internet, nemmeno la tv ne parlava.
Venne fuori per caso, dalla mia enciclopedia, quelle cose di carta che una volta i padri comperavano da lasciare ai figli. Lo scoprii da solo, con anni di ritardo dall’evento, e mi prese la testa, accese tutta la curiosità che può avere un bambino di 8-10 anni, per quella placca che misero prima sulla sonda Pioneer 10, nel caso in cui avesse incontrato civiltà extraterrestri e poi col disco che lasciarono sul Voyager. La storia dell’umanità in un disco.
Come Jack London o Edgar Rice Burroughs, come Salgari o gli atlanti pieni di mappe, Sagan era il mio link con la fantasia, con le cose che non conoscevo e con quelle che volevo conoscere. Nel suo caso con l’infinito, con le stelle, con gli omini verdi. Sagan fu quello del progetto SETI, uno dei più grandi divulgatori scientifici di sempre, quello della famosa foto “pale blue dot” (la trovate qui in pagina se cercate), quella di quel puntino fotografato da 6 miliardi di km nel nero profondo, quello che disse: “That’s here. That’s home. That’s us.” (“Ecco qui. Questa è casa. Questo siamo noi.”).
Lui è uno dei miei pozzi di conoscenza preferiti e c’è un filmato (il link in fondo) in cui 36 anni fa dice esattamente quello che sta succedendo ora.
Racconta che abbiamo speso fiumi di denaro per qualcosa che non è mai avvenuto.
E non spediamo per qualcosa che invece ormai è certo.
Oggi è esattamente la stessa cosa.
Spenderemo (e continuiamo a spendere) oceani di denaro e toglieremo soldi al metabolismo basale delle nazioni perché qualcuno (un pregiudicato e tutti quelli che gli vanno dietro) ci ha detto che dobbiamo comperare armi.
Ecco, già 36 anni fa, Sagan spiegava esattamente il concetto di rischio reale e rischio percepito, in riferimento al cambiamento climatico. Nel video, un breve estratto tratto dal suo celebre intervento del 9 febbraio 1990 presso l’Emerging Issues Forum (anche conosciuto come Sloan Symposium), Sagan chiese al pubblico se avessero idea del costo affrontato dagli USA durante la guerra fredda.
10 trilioni di dollari era il dato.
10 trilioni.
E precisò:
“You could buy everything in the United States except the land.” Disse che si poteva comperare tutto quello che gli USA contenevano, dalle auto, agli edifici, ai mobili, alle penne, ai pannolini. Tutto meno il terreno.
Seguì poi la sua domanda cruciale:
“Quanto eravamo sicuri che i russi stessero per invadere? Era una certezza al 100%? Direi di no, visto che non hanno mai invaso.”
Infine paragonò questa logica alla questione del cambiamento climatico:
“Perché quello stesso ragionamento non dovrebbe valere anche per il riscaldamento globale?”
Lo disse 36 anni fa.
Ecco.
Oggi, ci troviamo esattamente nella stessa situazione.
Spendiamo e corriamo ad armarci quando quello che è certo è che il mondo non sarà più idoneo ad essere abitato.
Mentre ipotesi di invasioni, a parte quella dei cretini, non sono certe.
E se guardate i media, il potere, quello fa.
Il dato certo lo cancella e propina distrattori. Crediamo a cialtroni e a personaggi immaginari che guidano altri cialtroni senza alcuna capacità di comprendere il reale pericolo che corriamo.
PS:
Carl Sagan testimoniò anche davanti al Senate Environment and Public Works Subcommittee il 10 dicembre 1985, discutendo di effetto serra e di cambiamento climatico. 41 anni fa.
Disse: "Il potere degli esseri umani di influenzare, controllare e cambiare l'ambiente sta crescendo man mano che la nostra tecnologia cresce e, al momento, abbiamo chiaramente raggiunto la fase in cui siamo in grado - sia intenzionalmente che inavvertitamente - di apportare cambiamenti significativi nel clima e nell'ecosistema globale."
Io una domanda mi faccio. Come siamo potuti cadere così in basso?
Qui trovate la sua testimonianza.
Questa la trascrizione:
«Quanti soldi pensate che gli Stati Uniti abbiano speso dal 1945 per la Guerra fredda?
A volte faccio questa domanda e dal fondo della sala arriva la risposta: “Miliardi e miliardi”.
Una enorme sottostima: miliardi e miliardi.
La cifra che gli Stati Uniti hanno speso per la Guerra fredda dal 1945 è di circa 10.000 miliardi di dollari.
10.000 miliardi. Quella è la cifra con la “T”.
Cosa si potrebbe comprare con 10.000 miliardi di dollari?
La risposta è: si potrebbe comprare tutto ciò che c'è negli Stati Uniti, esclusa la terra.
Tutto. Ogni edificio, camion, autobus, automobile, barca, aereo, matita, pannolino per bambini. Tutto ciò che c'è negli Stati Uniti, tranne la terra.
È questo ciò che abbiamo speso per la Guerra fredda.
Allora lasciatemi fare una domanda: quanto era sicuro che i russi avrebbero invaso gli Stati Uniti?
Era sicuro al 100%?
Direi di no, visto che non hanno mai invaso.
E se la probabilità fosse stata soltanto, diciamo, del 10%?
Cosa avrebbero detto i sostenitori di un grande rafforzamento militare?
Avrebbero detto: “Dobbiamo essere prudenti. Non è sufficiente basarsi soltanto sull'ipotesi più probabile. Se accade il peggio, e se è davvero estremamente pericoloso per noi, dobbiamo essere preparati”.
Anche le eventualità remote, se abbastanza gravi, devono essere prese in considerazione.
È il classico modo di ragionare dei militari: ci si prepara allo scenario peggiore.
E allora chiedo ai miei amici che sono a loro agio con questo ragionamento, compresa la pagina editoriale del Wall Street Journal:
perché lo stesso ragionamento non dovrebbe valere per il riscaldamento globale?
Non pensate che sia probabile al 100%? Va bene. Siete liberi di pensarlo.
Ma se esiste anche soltanto una piccola probabilità che accada, e considerando che le conseguenze sarebbero così gravi, non dobbiamo forse fare un investimento serio per prevenirlo o mitigarne gli effetti?
Io credo che qui ci sia un doppio standard nel modo di ragionare, e non credo che dovremmo permetterlo.»
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