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Blu Mediterraneo · Aug 16, 2026

Trentatré gradi in mare e un giglio sulla duna

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Simone Pazzano · Blu Mediterraneo

Se quest’estate hai fatto o stai facendo un po’ di mare, come il sottoscritto, ti sei mess* esattamente in mezzo a due storie che parlano della stessa cosa.

Davanti a noi c’è infatti il mare più caldo mai misurato. Il bollettino climatico di luglio, uscito pochi giorni fa, ha registrato per la superficie degli oceani il valore più alto di sempre, e nel Mediterraneo occidentale temperature da primato accompagnate da ondate di calore marine.

Mentre - a seconda della spiaggia in cui siamo - dietro, a pochi metri dall’ombrellone, ci sono delle dune. E su quelle dune, proprio in questi giorni, sta fiorendo una pianta che se la cava con pochissimo: sabbia al posto della terra, sale addosso tutti i giorni, sole a picco e acqua che passa di rado.

Della scarsità, da queste parti, non ci si stupisce: il Mediterraneo è un mare povero di nutrienti (oligotrofico, in termine tecnico) e una costa povera di suolo, e tutto quello che ci vive lavora con poco da sempre. Il poco, però, aveva delle date, un calendario diciamo. Si sapeva quando smetteva di piovere e quando ricominciava, si sapeva che l’estate prosciugava e che l’inverno restituiva.

Quella pianta fiorisce oggi, e non un mese fa, perché quelle date le conosce a memoria. I bollettini di questi mesi raccontano però un calendario che si sta spostando.

Il luglio appena passato ha portato la temperatura media della superficie degli oceani, escluse le fasce polari, a 20,96 gradi. È il valore più alto mai registrato per questo mese e supera il record di 20,89 gradi che resisteva dal luglio 2023. Il dato arriva dal bollettino climatico del Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus, il C3S, curato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine.

Conviene capire cosa misura quel numero, perché racconta una cosa diversa da quella che sentiamo sulla pelle.

Le stime del bollettino descrivono la temperatura dell’acqua a circa dieci metri di profondità, mentre le boe costiere leggono la superficie e restituiscono valori più alti. Il primo numero dice quanto calore il mare ha immagazzinato davvero, il secondo dice quanto ne troviamo quando entriamo in acqua.

E la superficie, quest’estate, ha fatto notizia. Il 5 agosto la boa di Sa Dragonera, in mare aperto a ovest di Maiorca, ha misurato 33,02 gradi: il valore più alto mai registrato nelle acque spagnole. Negli stessi giorni, davanti alla costa di Valencia, l’acqua stava a 28,6 gradi, quattro sopra la media di agosto.

Nel Mediterraneo occidentale, insieme alla costa atlantica europea, le temperature superficiali hanno toccato livelli record per il mese di luglio, accompagnate da ondate di calore marine diffuse, di intensità forte o grave. Il bollettino le collega direttamente alle comunità e agli ecosistemi costieri, che sono poi le nostre spiagge, ma non solo. Anche i nostri porti e la nostra pesca.

Sulla terraferma il quadro è coerente. L'Europa occidentale ha vissuto il giugno-luglio più caldo mai osservato, con 2,79 gradi sopra la media del periodo 1991-2020 e un primato che scavalca quello del 2022, e solo a luglio ha contato la terza e la quarta ondata di caldo dall'inizio di maggio.

Il numero che pesa di più, però, riguarda l’acqua che è mancata: l’umidità del suolo superficiale è scesa sotto i valori del luglio 2022, l’ultima grande siccità del continente, mentre le portate di Senna, Reno e Danubio sono rimaste molto al di sotto della media, con conseguenze su approvvigionamento idrico, irrigazione e produzione di energia.

Caldo e siccità, in queste settimane, si sono alimentati a vicenda. Lo spiega Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima dell’ECMWF: «Man mano che i suoli si inaridiscono, perdono la capacità di fornire un raffreddamento naturale, consentendo al calore di accumularsi più facilmente». E che il calore si stia accumulando lo stiamo percependo molto bene sulla nostra pelle in questi mesi.

Su quei suoli sono arrivati gli incendi, con una stagione che il Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus definisce eccezionale per superficie bruciata ed emissioni in tutta l’Europa occidentale, e con il fumo spinto tanto in alto da viaggiare per migliaia di chilometri. Sullo sfondo, nel Pacifico equatoriale, si stanno rafforzando le condizioni di El Niño, che nei prossimi mesi dovrebbero intensificarsi ancora.

Fin qui i numeri. Ma un’estate senza acqua, su questa costa, non sorprende tutti: c’è chi la mette in conto da sempre. Vivere con poco, però, funziona a una condizione: sapere esattamente quando arriva quel poco.

Per notare certe cose ogni tanto bisogna dare le spalle al mare e lo dico sapendo che suona strano in una newsletter su questo tema. Ma dopo un po’ che guardo l’orizzonte mi viene sempre voglia di voltarmi.

Il confine del mare, del resto, sta molto più indietro di quanto sembri. Passa per la sabbia asciutta dove il sole picchia tutto il giorno e per i cespugli bassi che il vento ha pettinato tutti nella stessa direzione. Ma anche per quelle dune che a molti possono sembrare solo ulteriori distese di sabbia e che in realtà sono veri e propri ecosistemi. Tutta quella “roba” lì vive di mare: del sale che arriva con gli spruzzi, del vento che sposta la sabbia e dell’acqua che non arriva quasi mai. E allo stesso tempo protegge il mare, perché una duna viva è la cosa che tiene insieme una spiaggia. Guardare solo l’acqua è come andare ad ascoltare un’orchestra e concentrarsi sull’ascolto di un solo strumento.

Dietro di me, in questi giorni di vacanza in Sardegna, c’è un giglio di mare (Pancratium maritimum) fiorito.

È un fiore bianco, grande, con una corona a campana e un profumo che si sente soprattutto la sera. Cresce sulla sabbia, sotto la luce diretta del sole, dove la pioggia arriva poche volte l’anno e quasi sempre fuori stagione. E sceglie di fiorire proprio adesso, ad agosto, nel mese più secco. Quando i fiori si aprono, le sue foglie sono già quasi tutte disseccate: si presenta al mondo senza niente addosso.

Il suo corpo vero, infatti, sta sotto. Il bulbo è sepolto in profondità, dove la sabbia resta più fresca e non si asciuga come quella di superficie, e lì dentro il giglio custodisce acqua e riserve. Quello che spende ad agosto se l’è messo via nei mesi di pioggia. Sopra lascia solo quello che serve per farsi trovare. C’è anche una piccola giustizia in questo. La sabbia rovente che ci fa correre a saltelli verso l’acqua è la stessa che fa da tappo e rallenta l’evaporazione di quella che sta sotto, dove il bulbo aspetta.

Farsi trovare, per lui, è una faccenda notturna. I fiori si aprono verso il tramonto e aspettano le falene, che passano a visitarli soltanto quando il vento si calma. E l’appuntamento non è rimandabile: il giglio ha bisogno del polline di un’altra pianta, quindi senza quella visita non fa semi.

Quando la fioritura finisce, il giglio produce semi neri e spugnosi che galleggiano, e alle prime mareggiate d’autunno se li lascia portare via. Il vento e il mare li prendono, li fanno viaggiare e li depositano su un’altra spiaggia, magari lontanissima. Approdati altrove, però, devono aspettare ancora: il sale blocca la germinazione, e quei semi partono solo dopo che la pioggia li ha risciacquati. Un altro appuntamento, un’altra data.

Una pianta di terra che affida i figli alle correnti, e che il mare ce l’ha davanti, dietro e dentro.

Il Mediterraneo è pieno di soluzioni come questa, con ciascuna specie che trova la sua strada per lo stesso problema: come si fa a vivere dove l’acqua è poca, il sale è tanto e la terra è ancora meno.

C’è chi immagazzina e aspetta, come il giglio. E poi c’è chi va a prendere l’acqua dove nessuno la vede, come l’ulivo con le sue radici, (guardiano silenzioso delle coste di cui ti ho parlato qui), o come il cappero, che si infila in una fessura di un muro a secco e ci resta per decenni senza un pugno di terra.

Ma c’è anche chi si difende irrigidendosi, non a caso gran parte della macchia mediterranea è fatta di foglie dure, piccole, cerose, grigie di riflesso, costruite per perdere il meno possibile, e chi si ferma del tutto: le piante a bulbo e molte erbacee vanno in riposo d’estate anziché d’inverno, all’incontrario del resto d’Europa, mentre alberi e arbusti si limitano a rallentare, chiudendo gli stomi e smettendo di crescere fino alle prime piogge. Senza dimenticare che c’è chi ha smesso di considerare il sale un nemico e se lo tiene chiuso dentro le cellule, come il finocchio marino sulle rocce battute dagli spruzzi.

Poi ci siamo noi, che le abbiamo copiate tutte quante. Perché insegnante migliore della natura non esiste.

I muretti a secco trattengono terra e umidità su pendii che da soli non ne avrebbero. Il giardino pantesco costruisce un muro circolare di pietra attorno a un solo agrume, per raccogliere la rugiada su un’isola senza fiumi. La vite ad alberello di Pantelleria, ad esempio, cresce dentro una conca scavata nel terreno, al riparo dal vento. E in cucina abbiamo imparato a conservare senza acqua e senza freddo, con il sale, il sole e il tempo: le acciughe sotto sale e i pomodori seccati sui tetti sono la stessa identica idea di quel bulbo sotto la sabbia.

Predrag Matvejević, nel suo Breviario mediterraneo, scrive che avvicinandosi a questo mare i popoli si chiedevano «come creare una patria là dove c’è poca terra, dove ci sono più pietraie che campi». Tutto quello che oggi troviamo bello di questo paesaggio, e buono nei suoi piatti, è la risposta che si sono dati.

Tutta questa bravura (naturale e umana), però, si paga. Sono soluzioni di precisione, tarate su una sequenza che si ripete sempre uguale, e chi si specializza diventa efficientissimo rinunciando alle alternative. Il giglio ha una fioritura all’anno e un solo modo di far viaggiare i semi. Se le date si spostano, non ha un piano di riserva nel cassetto.

A tutto questo si aggiunge il resto, che con la siccità non c’entra niente: dune spianate per fare spazio agli ombrelloni e mezzi meccanici che puliscono la sabbia, oltre al calpestio di chi non sa. Alla siccità queste piante sono attrezzate. Il resto arriva tutto in più e tutto nello stesso momento.

Ed è qui che mi ricollego al bollettino di luglio da cui è partita questa puntata: ciò che misura è un calendario che si sta allargando ai bordi e dando spazio a eventi estremi. Cosa succeda agli appuntamenti del giglio quando l’estate comincia prima e finisce dopo, per ora, non l’ha misurato nessuno. È però la domanda che dobbiamo portarci dietro, d’ora in poi. Estate, dopo estate.

Stasera, per nostra fortuna, al tramonto quel fiore si aprirà di nuovo e resterà aperto tutta la notte. Se in questi giorni sei su una spiaggia del Mediterraneo, prima di andare via prova a voltarti e a guardare la bellezza che c’è dietro di te.

Qualcuno che conosci è in spiaggia? Mandagli questa puntata adesso: i gigli fioriscono fino a settembre, poi bisogna aspettare un altro anno!

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PS: E se sulla spiaggia dove sei le dune sono protette oppure spianate per fare spazio agli ombrelloni, scrivimelo rispondendo a questa mail. Mi interessa capire qual è la situazione.

  • Il Mediterraneo sta cambiando inquilini. Nel bacino sono state censite circa mille specie aliene, e ottocento hanno ormai messo su casa. Il dato che fa più impressione arriva dalle acque basse del Mediterraneo orientale, dove è sparito il 93% dei molluschi.

  • Sette film per immergersi nel Mediterraneo senza muoversi. Da Pantelleria a Skiathos, una lista per chi le ferie le ha già finite, per chi non le ha ancora cominciate e per chi ad agosto preferisce il divano.

  • La spiaggia non è il nostro negozio di souvenir. Un post di One Ocean Foundation che c'entra parecchio con questa puntata: sabbia, conchiglie e tutto il resto “funzionano” finché restano dove stanno. In fondo c'è anche una nota che mi è piaciuta, cioè che le immagini sono generate con l'AI per non disturbare nessun animale, mentre le situazioni che mostrano sono purtroppo verissime.

  • L'Odissea, cominciando dal testo. Quest'estate se ne parla dappertutto per via del film di Nolan. Il Post ha realizzato un podcast bellissimo in cui Luca Misculin legge e racconta l'Odissea partendo dal primo libro, con una puntata bonus che è la lettura integrale. Un altro modo per viaggiare lungo il Mediterraneo.

  • Ancora questo viziaccio? Sono senza parole.

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