Ciao, io sono Leonardo Mazzeo e questa è una puntata speciale di Bestiale, che parla di come un bruco diventi farfalla, nella pratica.
Tendo sempre a chiedermi cosa ci sia, dietro le cose. Mi reputo una persona curiosa, e forse è per questo che mi piacciono così tanto gli animali: a mio avviso, non c’è nulla di più curioso al mondo. Sin da bambino restavo affascinato di fronte ai disegni di queste creature così diverse da noi, con caratteristiche assurde, capacità incredibili, in grado di vivere sott’acqua o di volare in alto nel cielo. Ammettiamolo, dai: gli animali sono una figata pazzesca.
In questo senso, una delle robe più folli, che diamo per scontate come fosse normale, è la metamorfosi. Cioè: noi esseri umani cresciamo, mettiamo su chili, massa, diventiamo più alti, ma di base restiamo simili a com’eravamo da infanti (poi un giorno parleremo di neotenia, promesso). Discorso simile per i gatti, per i lupi, per un cavallo o per una balena, che seguono uno sviluppo diretto. Lo stesso non possiamo dire per le farfalle, che vivono una vita votata al cambiamento, fatta di stadi, di conquiste e di grandi trasformazioni. Una metamorfosi completa, dunque, che le fa rientrare di diritto tra gli insetti olometaboli.
Colgo l’occasione per sfatare un falso mito: non è vero che le farfalle vivono solo un giorno! Dipende tutto da specie a specie, ce ne sono alcune che tirano avanti per mesi, altre per settimane, insomma: c’è una grande varietà, come succede spesso nel micro-mondo degli insetti.
E allora non ci resta che seguire la straordinaria vita di una farfalla, passo dopo passo, per capire cosa avviene in ogni fase della sua metamorfosi. Forse, guardandola da vicino, potremmo riuscire meglio a renderci conto della follia a cui assistiamo ogni giorno, nel mondo.
Prima fase - Un uovo nascosto
Perché diamo per scontato che si parta dal bruco, ma in realtà il ciclo vitale di una farfalla parte da un momento precedente. E da una decisione presa con molta cura. Facciamo l’esempio della farfalla monarca (Danaus plexippus): nel momento in cui la mamma deve deporre le uova, non sceglie un punto a caso. Al contrario, spesso le posiziona nella parte inferiore delle foglie delle piante del genere Asclepias, conosciute anche come piante della seta.
Perché le mette proprio lì? Perché sono al riparo, certo (lei se ne andrà subito dopo); ma anche perché così, non appena uscirà dall’uovo, il bruco comincerà subito a mangiare proprio quelle foglie lì. In poche parole, divorerà voracemente quella che è stato il suo riparo fino a poco prima. Voi lo magnereste, il cartongesso di un reparto di ostetricia? Immagino di no.
Seconda fase - Un bruco vorace e in continua crescita
E poi eccolo lì, che spunta fuori con un solo scopo: mangiare, mangiare sempre, finché non si sente grande abbastanza. Il bruco (detto anche larva) si muove sulle croccanti foglie verdi e le divora triturandole con le sue mandibole potenti, seghettate, progettate appositamente per quello scopo lì.
Taglia, strappa e manda dentro lo stomaco le foglie a pezzetti. L’intestino, di conseguenza, è parecchio grande, dovendo accogliere tutto quel materiale vegetale ogni giorno. Il bruco può arrivare a crescere anche di decine o centinaia di volte rispetto alle dimensioni iniziali, e per questo deve effettuare diverse mute, cambiare pelle, visto che (letteralmente) non ci sta dentro. Fun fact: si mangia pure l’uovo dov’è cresciuto, se gli gira male. Voi la mangereste mai, la vostra culla? Immagino di no.
Qui un simpatico brucozzo di Vanessa del Cardo (Vanessa cardui), peloso e snodabile, del quale possiamo scorgere sia le zampette davanti che le “false zampe” lungo tutto il resto del corpo. Con quelle “vere” e anteriori si aggrappa e si tira avanti, il resto viene di conseguenza, generando la famosa onda brucosa.
Terza fase - La crisalide e la magia della metamorfosi
Ed eccoci qua al momento in cui il bruco decide che ok, basta mangiare. Grande a sufficienza, capisce che è il momento di coricarsi. E qui inizia la vera magia. Innanzitutto: come cavolo fa a passare da bruco morbidoso a “scatoletta” chiusa e appesa ad una foglia?
Spesso questa è una fase che “si salta” nel momento in cui si parla della vita di una farfalla, dando per scontato che si passi da uno stadio all’altro, come per magia. Invece a me interessa proprio il processo nella sua pratica. E allora riprendiamo l’esempio della Vanessa del cardo. Dunque, provando a spiegarlo in maniera semplice e andando con ordine:
🐛 Quando diventa grande abbastanza, il bruco non mangia più ed entra nella fase di “prepupa” → la sua unica preoccupazione a quel punto è quella di svuotare l’intestino e di trovare un posto sicuro (come il lato nascosto di un ramo o di una foglia).
🧶 Con la bocca produce una sorta di tampone di seta, che lo aiuta a restare attaccato alla superficie. Ma non basta…
🪝Per essere sicuro di restare agganciato, sfrutta il cremaster, una sorta di “uncino” che ha sull’addome e che lo ancora in maniera solida alla foglia o al ramo → a quel punto si sente al sicuro, si incurva e assume la posa a forma di lettera J.
🔄 Solo allora la pelle dietro la testa comincia ad aprirsi, ma nessun problema: è l’ennesima muta, quella decisiva. Il corpo del bruco si contrae per lasciar scivolare la vecchia pelle e… rimane la crisalide.
🍂 La crisalide prima è morbida, poi si indurisce, et voilà. Ora non resta che attendere, immobili e al sicuro da occhi indiscreti, dato che la pupa, vista da fuori, sembra una foglia secca, un rametto, tutto tranne una futura e coloratissima farfalla.
Quarta fase - Addio bruco: una farfalla spicca il volo
Se all’inizio, nei primi giorni, la crisalide è opaca, col passare del tempo si inscurisce. Più passa il tempo e più lo strato fuori diventa trasparente, e si inizia a intravedere il tutto. Ma come è stata possibile la trasformazione? Come si è passati, nei fatti, da un bruco strisciante ad una creatura con ali, colori, antenne? Ecco: dipende tutto dai dischi immaginali.
Per dirla semplice: nel corpo del bruco esistono delle cellule già predisposte a diventare le future ali, le future antenne e via dicendo. Queste si attivano solo nella fase della pupa, all’interno della quale. Il bruco disgrega tramite enzimi alcuni dei suoi tessuti corporei (mentre altri vengono riutilizzati) per lasciare spazio a quelli nuovi, che si sviluppano gradualmente. Esempio: quel grosso stomaco di prima non gli serve più, e nemmeno le mandibole: ora deve succhiare nettare, meglio una proboscide.
Insomma: il “progetto farfalla” era sempre stato lì, andava solo messo in pratica, al momento giusto.
E poi, eccola lì. Dalla stessa fessura vicino alla testa, la farfalla inizia a spaccare la crisalide con la pressione del suo corpo cresciuto e ormai formato. Un miracolo che si ripete: la vediamo emergere, prima la testa, poi il resto del corpo, ancora incerto e intorpidito. Chissà che quel piccolo bruco non faccia fatica a riconoscersi, ogni volta. Se solo avesse uno specchio per vedere quello che è diventato.
La farfalla resta un attimo lì, immobile, come se dovesse decidere sul da farsi. In realtà ha iniziato l’ultimo processo: il rifornimento. Prima di spiccare il volo, deve pompare emolinfa (il fluido corporeo degli insetti) nelle ali, che infatti iniziano a distendersi, a muoversi, ad asciugarsi per poi indurirsi, farsi forti e solide. La farfalla le muove avanti e indietro, le testa. Ecco: ora sono pronte.
La farfalla può spiccare il volo.
Vedere da vicino la metamorfosi di una farfalla: ecco come
Chi volesse vedere da vicino le fasi della metamorfosi, dal bruco alla forma finale, ha due possibilità davanti:
Può girare nei prati, scrutando con delicatezza contro le foglie, fino a trovare con la lente d’ingrandimento un uovo di farfalla; poi si può accampare lì per circa un mesetto in tutto, seguendo ogni fase, con molta, molta pazienza, tante provviste, un sacco a pelo, la possibilità di prendersi una pausa di un mese intero dalla vita. Ecco: una soluzione non proprio praticissima. Ve la sconsiglio.
In alternativa, può scegliere di affidarsi a Smart Bugs: si tratta di una start up italiana, fondata da biologi, che propone percorsi di osservazione attraverso dei kit educativi rivolti a tutte le età. Molto semplicemente, si ricevono direttamente a casa i bruchetti con le istruzioni necessarie e li si può vedere (e assistere) in tutte le loro fasi.
Io stesso ho provato i loro kit in prima persona e mi sono divertito molto, ho imparato tanto: è stata un’esperienza formativa curiosa e stimolante, al termine della quale, tra l’altro, si fa del bene all’ambiente, visto che si allevano e si liberano impollinatori importanti per la salute degli ecosistemi. Per saperne di più, basta cliccare sul bottone qua sotto.
Segui la metamorfosi da vicino 🦋
Per questa puntata è tutto, ringrazio Smart Bugs per aver deciso di supportare (in questa e in altre occasioni) il progetto Bestiale e vi invito a scoprire la loro offerta: si impara tanto, ci si diverte e si fa del bene.
Noi ci sentiamo come sempre giovedì prossimo. Ciao!
Per domande o segnalazioni, c’è l’indirizzo mail leonardomazzeo1@gmail.com, oppure i miei account social: @leon_mazz su Twitter e @leonardomazzeo su Instagram, dove si trova anche @bestiaaale.
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E grazie, come sempre.

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