Nel 1878, nella sua tenuta di Palo Alto, Leland Stanford fece costruire una pista ovale più piccola del normale. La chiamò kindergarten track, pista dell’asilo, prendendo il nome a prestito dal movimento pedagogico tedesco che proprio in quegli anni attraversava l’Atlantico. Sull’anello correvano puledri di cinque mesi. Le dimensioni ridotte non erano un vezzo architettonico: permettevano a due addestratori, collocati nei due fuochi dell’ellisse, di raggiungere con la frusta ogni punto del tracciato senza doversi mai spostare. L’idea era che non fosse necessario attendere la maturità dell’animale per sapere quanto valesse, che si potesse invece estrarre subito, dal corpo ancora incompiuto di un cucciolo, un’informazione sul suo valore futuro, e che quell’informazione fosse il vero prodotto della fattoria. Il metodo prescriveva di sviluppare prima la velocità pura e solo dopo la resistenza necessaria a portarla.
Gli osservatori dell’epoca annotavano, senza particolare turbamento, che facendo trottare puledri di un anno a quelle andature qualche tendine finiva per spezzarsi, e che del buon materiale era andato perduto. Il manuale della fattoria rispondeva con una contabilità limpida: se un animale deve rivelarsi un fallimento, è preferibile che lo faccia a due anni piuttosto che a dieci, perché il fallimento precoce costa meno. Fallire in fretta era già allora un risparmio, non una sconfitta. Il lessico non è mio e non l’ho preso dall’informatica: è il lessico della zootecnica californiana dell’Ottocento, e ciò che l’informatica ne ha fatto è una citazione, non una metafora.
Malcolm Harris, in Palo Alto. A History of California, Capitalism, and the World, chiama tutto questo il Palo Alto System, riprendendo il nome che gli diedero i suoi inventori, e dedica settecento pagine a mostrare che quel metodo non è mai rimasto nelle stalle. Harris è nato lì, e ha visto morire dei compagni di scuola sui binari della Caltrain, la stessa linea ferroviaria da cui Stanford aveva tratto la fortuna con cui comprò la tenuta. Per raccontare la propria città sceglie una parola che un materialista non dovrebbe usare e che invece usa dalla prima pagina: Palo Alto è infestata. Non dai fantasmi, precisa, ma da un passato che non riesce a passare, da un delitto d’origine che continua a produrre effetti su chi ne è soltanto l’erede innocente. Conviene tenerlo a mente fino in fondo, perché è il punto in cui il libro, quasi suo malgrado, diventa un testo teologico.
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