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Eccezionalmente, l’episodio di oggi è aperto a tutti.
Cominciamo!
Prima di iniziare a leggere, facciamo un piccolo gioco di riscaldamento. Guarda l’immagine qui sopra e prova a pensare: quale parola useresti per definire questo gruppo di persone? “Ragazzi” o “Ragazze”? Scrivilo in un commento.
Ora ripassiamo come si formano i plurali delle parole italiane, con questo esercizio:
Da un po’ di tempo ho notato che ogni volta che mostro a mio figlio un’immagine che rappresenta un gruppo di persone, si verificano sempre delle incomprensioni tra noi.
Per esempio, quando gli leggo un albo illustrato in cui i protagonisti sono una bambina e un bambino e per procedere nella narrazione mi riferisco a loro come “i bambini” oppure “i fratelli”. Lui prontamente mi dice “no, mamma, una bambina e un bambino.”
L’ultimo episodio è accaduto proprio l’altro giorno. Stavamo rincasando dopo la scuola e ci siamo imbattuti in un poster alla parete che raffigurava moltissime persone diverse, sedute sugli spalti di uno stadio. “Hai visto quanti tifosi?” Gli ho chiesto. E lui ha ribattuto: “Ci sono tifosi e tifose, guarda!”.
All’inizio non capivo questa resistenza nel voler utilizzare una parola plurale sola. Poi, ho riflettuto sul fatto che lui è bilingue e la sua seconda lingua è l’inglese.
L’inglese è una lingua che ha pochissime parole connotate in base al genere biologico (mi viene in mente per esempio “boy” e “girl” oppure “mum” e “dad”), ma ricca di parole prive di genere grammaticale (”child”, “friend”, “teacher”).
E questo non vale solo per le persone, ma anche per tutto il resto (”dog”, “table”, “water”, “house”). In italiano “cane” e “tavolo” sono grammaticalmente maschili, mentre “acqua “ e “casa” sono femminili.
Per riassumere, la lingua inglese non ha genere grammaticale come la lingua italiana, però ha alcune parole che rispecchiano il genere biologico (”aunt” e “uncle”, come in italiano “zio” e “zia”).
Questo rende la lingua inglese molto più semplice a livello di regole grammaticali rispetto all’italiano, ma anche molto più ambigua. Dopo quattro anni che vivo a Londra è ancora frustrante per me rimanere nel dubbio che, quando un’amica mi dice “I am seeing a friend”, uscirà con un amico o con un’amica.
Perché è così importante per me questa informazione? Perché l’italiano non è solo la lingua con cui parlo, ma anche quella con cui penso e mi immagino il mondo.
Allo stesso modo, mio figlio trova frustrante il maschile sovraesteso. Avendo come riferimento la lingua inglese, seppure inconsapevole, non riesce evidentemente a comprenderlo.
Incomprensioni = Misunderstandings
Stavamo rincasando = We were heading home
Ci siamo imbattuti = We came across
Raffigurava = It depicted
Gli spalti =The stands
I tifosi = the fans
Ambigua = Ambiguous
Evidentemente = Apparently
L’Accademia della Crusca spiega così il concetto di maschile sovraesteso:
“In questi anni, stiamo assistendo a tentativi di riforma della lingua italiana relativi al cosiddetto maschile non marcato (...) nei casi in cui è usato per riferirsi a persone di qualunque genere, prese nelle loro caratteristiche o ruoli. In italiano vige al momento una regola che prescrive per questi ultimi casi l’impiego di un tale termine, determinando così quello che viene comunemente chiamato il maschile sovraesteso.”
In parole più semplici, quando in italiano si fa riferimento a un gruppo di persone composto sia da uomini che da donne, oppure sia da bambini che da bambine, si sceglie la forma maschile per identificare l’intero gruppo.
Prendiamo l’immagine che ti ho proposto all’inizio di questo pezzo, dove si possono chiaramente vedere sei ragazze sedute a un tavolo di un locale, con al centro un unico ragazzo. Ecco, per riferirci a questo gruppo di persone in italiano è corretto dire “i ragazzi”, non “le ragazze”, anche se la componente femminile è la maggioranza.
Se questa dominanza della forma maschile su quella femminile ti sembra un’ingiustizia, sappi che non sei l’unica persona a crederlo. Infatti, in questi ultimi anni - come dice l’Accademia della Crusca - il dibattito sulla lingua è uscito dall’ambito linguistico per entrare nel sociale.
Si può scegliere una lingua più equa e inclusiva?
Non solo a favore delle donne ma anche di tutte quelle persone che non si identificano con il proprio sesso biologico o che sentono di avere un’identità fluida.
E anche nei confronti di chi vede la sua professione reclusa in una parola che non ammette altro genere: pensa a “ingegnere” che solo ultimamente sta incontrando la sua versione femminile (fino a poco tempo fa, “ingegnera” non era contemplata) oppure pensa a “donna delle pulizie” (cleaning lady)... e se fosse un uomo?
Questo dibattito, al di là delle idee personali che tu possa avere, è indubbiamente interessante perché mostra come non solo la lingua crea il mondo, ma il mondo può creare la lingua.
Infatti, stanno nascendo nella lingua italiana delle tattiche anche grafiche per poter adottare un linguaggio più inclusivo. Una di queste è lo schwa (ə) che si usa in questo modo: invece di scrivere, per esempio, “i dottori” (per riferirsi a un gruppo misto, in cui ci sono sia dottori che dottoresse, cioè sia medici che mediche) allora si scrive “lə dottorə”. Un’altra tattica è la parafrasi, cioè provare a esprimere un concetto con altre parole. Per parafrasare per esempio la parola “i lavoratori” si può ad esempio usare un nome collettivo come “il gruppo di lavoro” e invece di dire “i manifestanti” si può dire “la folla”.
Se questo tema ti interessa, ti invito a dare un’occhiata al corso online di gruppo che ha organizzato Valentina per Online Italian Classes e che si chiama Words That Welcome: How to Be Inclusive in Italian.
E se ti va, dai un’occhiata anche a tutti gli altri corsi che abbiamo organizzato per l’estate:
Prova ad allenarti a usare il linguaggio inclusivo, valutando le frasi che ti propongo in questo esercizio:
Ti lascio con un video, un po’ datato (2018) ma sempre attuale, che ho usato tantissime volte a lezione e che per ora non smetterò di usare. Nel video, la sociolinguista Vera Gheno spiega in modo semplice quanto la lingua sia fondamentale nella nostra vita, anche se non ci pensiamo mai abbastanza:
Per oggi è tutto.
Every Week Italian ti aspetta venerdì prossimo con un nuovo contenuto. Ah, se pensi che possa piacere anche a qualcuno che conosci, puoi regalare l’abbonamento.
Grazie di cuore.
Barbara

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