Mentre scrivo questo numero ho ancora nello sguardo il Giappone (dove sono andata tra fine dicembre e inizio gennaio) con i suoi paesaggi, l'ordine e la pulizia. E l’immagine di un bambino di otto anni al massimo, in divisa scolastica, che si muove solo in una delle metro di Tokyo. Cosa permette che i loro bambini si muovano tranquillamente da soli in una metropoli? E qui cosa non sta funzionando? Come sopperire alla povertà di proposte educative della nostra società?
Oceani idee generative per una scuola che vuole ricominciare a nuotare in alto mare
Contro la povertà educativa
I numeri sono impietosi: nel 2023, in Italia risultano in povertà assoluta 1,29 milioni di minori, il 13,8% del totale, un valore in costante crescita dal 2019 e il più alto dal 2014. Ci sono ovviamente differenze significative a livello territoriale: la povertà assoluta colpisce maggiormente i minori che vivono nel Mezzogiorno rispetto a quelli del Nord e del Centro. Sono dati pubblicati da Save the children nel rapporto Doti. Le doti educative come strumento di contrasto alla povertà educativa (nov 2024).
Dal punto di vista educativo i dati sono, di conseguenza, drammatici: quasi un minore su 10 (il 9,4%) tra i 15 e i 16 anni vive in condizione di grave deprivazione materiale (il 30% non va in vacanza perché i genitori non possono permetterselo e il 16,2% rinuncia allo sport perché troppo costoso). Crescere in condizione di povertà significa non poter partecipare alle gite scolastiche (24%) o non avere tutti i materiali didattici (23,9%). Il 67,4% degli adolescenti in condizione di deprivazione teme che, se anche riuscirà a trovare un lavoro, non avrà abbastanza risorse economiche (a fronte del 25,9% dei coetanei in migliori condizioni economiche): è maggiore anche il timore di non trovare un lavoro dignitoso o di non riuscire a fare ciò che si desidera o per cui si è portati. Povertà educativa è proprio “l’impossibilità per i minori di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni”.
Molto interessante l'elenco dei fattori che aiutano a emanciparsi dalle situazioni di disagio: l’aver frequentato un asilo nido (+39% di probabilità), una scuola ricca di attività extracurriculari (+127%), dotata di infrastrutture adeguate (+167%) o caratterizzata da relazioni positive tra insegnanti e studenti (+100%), e il vivere in aree geografiche dove l’offerta culturale e ricreativa è maggiore della media nazionale (aumenta del triplo la probabilità di essere resilienti). Di contro, per i minori le probabilità di sviluppare percorsi di resilienza si riducono tra il 30% e il 70% se vivono in contesti segnati da alti tassi di criminalità minorile e dispersione scolastica e di quasi due volte se risiedono in aree dove la disoccupazione giovanile è più alta della media nazionale. L’aria che si respira, insomma, è determinante.
Save the children, in particolare, attraverso il Progetto DOTi, offre tre percorsi: primo, quello del sostegno al diritto allo studio (fornitura di beni essenziali come acquisto dei testi scolastici, kit scolastici, ticket mensa…); secondo, conoscere e sperimentare (opportunità di frequentare attività extra-scolastiche come attività sportive, artistiche, corsi di lingua o informatica); terzo, aprire i propri orizzonti (possibilità di conoscere altre realtà con cui confrontarsi, come partecipare ad un centro o campo estivo).
Toccanti le storie di chi ha già fruito del progetto:
“Il corso da saldatore è stato molto importante sia da un punto di vista umano che professionale”, dice B., a cui brillano gli occhi quando ripercorre i suoi passi. “Ho vissuto un’esperienza fantastica che mi ha portato a rivalutare la possibilità di iscrivermi all’università, per esempio alla facoltà di Biotecnologie. So che dovrò continuare a lavorare per mantenermi negli studi ma ho capito che la conoscenza permette di arrivare più lontano”. Da adolescente aggressivo qual era, B. oggi è diventato un ragazzo responsabile e maturo.
G. è un ragazzo di 14 anni e vive nel quartiere Zisa di Palermo con la sua famiglia. Sin da subito gli operatori del Punto Luce hanno notato una particolare propensione del ragazzo per la musica. La dote educativa attivata per lui gli ha permesso di acquistare i materiali necessari, tra cui il clarinetto, proseguire gli studi al Liceo musicale e coltivare la sua passione.
Sono storie possibili anche nella realtà quotidiana delle nostre scuole: se ci si prende carico delle problematiche, come si può e sfruttando gli strumenti a disposizione, i ragazzi cambiano. G. è iperattivo, passa gli anni della scuola media tra un cazziatone e l’altro, più volte scontrandosi con il docente di turno. A gennaio, dopo 6 anni, si è presentato a scuola, per ritrovare la docente di italiano che, quando si sentiva particolarmente agitato, gli suggeriva di disegnare. Ora studia fumetto all’università e lo hanno chiamato da Milano per disegnare un manga: “devo ringraziare la professoressa perché mi ha dato uno strumento per contenere l’ADHD. E pensare che io non sapevo neanche di saper disegnare.” “Andiamo subito a raccontarlo alla III G di oggi”, gli dico: vi lascio immaginare i ragazzi quanto fossero attenti e interessati.
E mi chiedo: invece di parlare di programmi e annunciare novità già vecchie, non sarebbe più proficuo guardare alle esperienze positive già in atto e sostenerle (finanziandole, generalizzandole, facendone dei modelli replicabili)?
Isolotti libri, film, documenti come terre emerse dove riposare, interessanti per chi insegna, per chi desidera approfondire educazione, didattica, inclusione, apprendimenti
Wa, la via giapponese all'armonia. 72 parole per capire che la felicità più vera è quella condivisa di Laura Imai Messina
E in Giappone cosa c’è di diverso? Ce lo spiega Laura Imai Messina:
la collaborazione e il rispetto delle regole da parte della maggioranza dei giapponesi rendono più semplice instaurare un rapporto di fiducia innanzitutto con l’ambiente. Una serie di azioni elementari – dal lasciare lindi i bagni dopo l’utilizzo, all’attendere ordinatamente in fila prima di salire sui mezzi pubblici, fino al non conversare al cellulare in treno, o al fumare solo nelle isole stabilite – garantisce la preservazione di wa, dell’armonia.
I bambini così come le persone anziane o chi ha difficoltà motorie, si muovono quindi in una rete di attenzioni e di azioni positive che rendono amichevole l’ambiente. Tutto nasce dalla consapevolezza che adottando certi comportamenti se ne potrà anche godere personalmente:
Basta osservare la vita come scorre in un qualunque angolo di Giappone per rendersi conto di quanto pervasiva sia l’idea che ciò che è pubblico sia proprio e che l’«io» sia solo un’incidenza del «tutti» – nel senso cioè che una situazione che oggi riguarda un terzo toccherà prima o poi anche noi.
Questo modo di concepire il pubblico porta un benessere immediato e profondo:
camminare, per esempio, senza dover costantemente controllare quale rifiuto si rischi di pestare, permette di osservare un pezzo di cielo, di concentrarsi sui volti della gente; salire su un treno senza trovarsi nel fuoco incrociato di telefonate e conversazioni ad alta voce, consente di concentrarsi nel lavoro o nei propri pensieri; sapere che i mezzi di trasporto giungeranno esattamente nell’orario stabilito, aiuta a pianificare la propria routine senza inutili apprensioni.
Si tratta, in fondo, di un sano egoismo, che pensa a sé e al proprio singolare benessere, ma in modo previdente, tenendo bene tutta una casa, non curandosi soltanto di una stanza:
L’occidentale cresce convinto che la libertà sia il principio basilare dell’uomo, che è inseguendo la personale felicità che ci si realizza. Eppure in Giappone è possibile scoprire che la gioia, quella duratura, la fa soprattutto l’ambiente in cui si vive, la comunità sconosciuta ma complice che ci accoglie. (...) L’io occidentale è enorme e chi non pensa prima a sé è considerato un ingenuo, uno sciocco, qualcuno che è destinato colpevolmente a soccombere. Ma lo è davvero? Si è veramente felici a mettere l’«io» prima del «loro»?
Si capisce meglio perché bambini di sette-otto anni possono attraversare gli enormi viali di Tokyo o salire in metro da soli?
Possiamo, in sostanza, anche mettere in atto la nostra furbizia, arrivare prima superando una fila, lasciando una tavola ingombra dei nostri scarti per pura pigrizia, telefonare a bordo di un treno, costringendo così gli altri passeggeri a subire la nostra conversazione. Ma cosa ne resta? La prossima volta sarà qualcun altro a farlo al posto nostro e la nostra serenità svanirà.
Solo nutrendo e allevando un «io che cresce in mezzo al noi» si può raggiungere la gioia e la più generale armonia, che è terreno su cui si fonda tutto il resto.
Correnti lungo le quali anche i genitori potranno ricaricarsi, seguendo il flusso
Il modello occidentale è quello del genitore-elicottero. Forse per sopperire, da una parte, a un ambiente spregiudicato e individualista ma anche, a mio modo di vedere, per mascherare un’incapacità di entrare in una relazione sincera e veramente umana con i figli. Ne avete sentito parlare? Come accorgersi se lo si è? Si può smettere di esserlo? Qui qualche spunto di riflessione.
Scandagli citazioni alla ricerca di ispirazione
Per esperire pienamente questa vita come esseri umani tutti noi abbiamo bisogno di entrare in comunione con il nostro desiderio di realizzare qualcosa di più ampio del nostro sé individuale. Tich Nhat Hanh
Onde strategie, attività, progetti per movimentare la didattica
La biblioteca scolastica è un’alleata fondamentale del contrasto alla povertà educativa: se ne occupa l’ultimo numero di Liber (il 144). A questo proposito il Forum del Libro ha promosso l’ottima Guida pratica alla biblioteca scolastica, curata da Luisa Marquardt. Un utile documento si trova anche online: la guida dell’Ifla (International Federation of Library Associations). Per chi preferisce i webinar, molti materiali sul canale YouTube di SIBIS (Sistema integrato delle biblioteche scolastiche). E si può cominciare da un poco che però è molto: “leggere tutti i giorni a scuola, in totale libertà” (progetto Read more), anche in assenza di una biblioteca interna.
Mi è sembrato interessante, poi, il contributo di Emanuela Bandini su La letteratura e noi: si tratta di un piccolo breviario per interrogazioni brevi ma efficaci. Non è inutile ricordare che non esistono solo i test e le verifiche scritte, prassi a cui sembra essersi assuefatta la maggior parte dei docenti italiani (forse per mancanza di tempo, ma secondo me anche di fantasia).
E, infine, un affondo per riflettere sulla rappresentazione mediatica della scuola, che - a voler usare un eufemismo - è fuori dal mondo: Latino al classico, matematica allo scientifico e chi se ne importa di tutti gli altri?
Immersioni proposte e segnalazioni di iniziative e cose utili
Segnalo la sezione Risorse del sito di Discentis, a cui ho affidato il capitolo PNRR sulla formazione dei docenti della mia scuola. Si tratta di una selezione di risorse educative, pubblicazioni e illustrazioni suddivise in fascicoli tematici, idee di poster per le aule e schede didattiche, da utilizzare per trovare ispirazione per le lezioni, approfondire alcuni argomenti o decorare la classe.
Deviazioni digressioni, sconfinamenti, frivolezze; perché abbiamo bisogno di uscire fuori dai margini delle mappe, magari perdendoci, per poi ritrovare la rotta
Si esce sempre di fretta la mattina e ci si accorge di quanto possa aiutare avere uno “stile” che ci guidi nelle scelte di abbigliamento (per rispondere velocemente alla fatidica domanda: cosa mi metto? ma anche: cosa mi serve acquistare?). Questo articolo di Vanity Fair dà dei consigli sullo styling nella vita di tutti i giorni.
Infine volevo darvi qualche idea di città a breve raggio dall’Italia, forse un po’ underrated, dove passare qualche giorno, magari approfittando delle ottime occasioni di “ponte” tra Pasqua e il 1° maggio: Sofia (economica capitale slava dove è piacevole passeggiare, senza tralasciare una gita allo splendido Monastero di Rila, non vi pentirete della scelta); Bordeaux (la Francia è sempre una buona idea e questa città elegante e discreta non delude. Al Museo del vino passerete due ore piacevoli e istruttive); Lubiana (vicinissima e aggraziata, la capitale della Slovenia offre diverse occasioni per trascorrere piacevoli giornate).
prima foto da Unsplash (@note-thanun), seconda da Save the children, terza da IBS, quarta e quinta da Unsplash (@suzi-kim e @ishaq-robin)
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