Scrivere una newsletter sull’ADHD quando hai l’ADHD è un’esperienza metafisica. A posteriori, non so se la consiglierei. È come scrivere un manuale di istruzioni senza un indice. E senza istruzioni.
Ogni settimana mi riprometto di non arrivare lunga e di organizzarmi prima. Mi dico che non arriverò all’ultimo con ventisette idee, tuttte buone, tutte urgenti e – naturalmente – tutte incompiute. Salvo poi arrivare il giorno prima – quando va bene – con il numero da sottoporre all’editing di quel povero neurodivergente di mio marito. Che non vede l’ora di lavorare in emergenza a causa mia e che, infatti, adesso sta facendo l’editing dallo scompartimento di un treno.
Scrivere una newsletter sull’ADHD quando hai l’ADHD significa domandarsi ogni settimana se ha più senso dire “avere l’ADHD” o “essere ADHD”, perché sembra una sfumatura ma è una differenza sostanziale. E ogni settimana mi rispondo che mi ci sento al 100% ADHD, certo, ma pure un po’ ce l’ho, perché mica ho chiesto io di averla.
Scrivere di ADHD quando sei ADHD significa questo: raccontare il funzionamento mentre ci stai funzionando dentro. Significa parlare di procrastinazione mentre stai procrastinando e di gestione del tempo mentre i minuti ti scivolano addosso.
Naturalmente vuol dire avere la sindrome dell’impostora perenne, perché chi sono io per dare consigli se sono la prima a non seguirli? A mia discolpa, posso dire di aver letto buona parte dei libri che ho consigliato e di aver provato molte delle tecniche che ho suggerito. Se avessi seguito tutti i Tips Wow! di Atipiche, probabilmente sarei neurotipica.
E poi c’è la questione della responsabilità nei vostri confronti, perché ogni giorno siete sempre di più e so che c’è chi mi cerca su Instagram e aspetta che io mi palesi con stories o reel: sappiate che prima o poi arriverò anche a una presenza social decente. Atipiche, la mia vita da diagnosticata – come immagino la vita di molte persone neurodivergenti – è un processo. Un viaggio che ricalcola il percorso strada facendo.
In fondo, questa newsletter è nata proprio per questo: per dare uno spazio e un nome a qualcosa che per troppo tempo è stata solo un’idea – spesso sbagliata – o una definizione da manuale diagnostico. Non è l’unico spazio esistente dedicato alla neurodivergenza (e meno male, mi verrebbe da dire), ma per me è una roccaforte.
Ci sono, e continueranno a esserci, numeri scritti col fiato corto, altri scritti in anticipo, che hanno un respiro ampio e rilassato. Ci sono e ci saranno pezzi incendiari e altri più quieti. Anche quando penso di non avere nulla di nuovo o di intelligente da scrivere – cioè più o meno ogni settimana – ci sarà un vostro commento o un messaggio che mi fa pensare che non sto parlando solo a me stessa. Quei “allora non sono solo io!” sono molte volte il solo sprone ad essere costante nella scrittura.
Scrivere di ADHD mentre sei ADHD significa stare in perenne equilibrio tra desiderio di essere utile e necessità di essere onesta. E in tutta sincerità, posso dire di scrivere Atipiche non perché ho capito tutto di ADHD, ma perché ci sono dentro come voi. E perché, nel frattempo, abbiamo costruito qualcosa che non è solo mio.
Se a volte arrivo lunga, se mi contraddico o cambio idea, non è incoerenza: è il processo di una diagnosi che continua a ridefinirmi.
E se anche per voi questa newsletter è diventata una piccola roccaforte, allora forse stiamo facendo la cosa giusta. Anche quando la facciamo all’ultimo.
Sapere che il problema dell’attenzione non riguarda solo noi ADHD, un po’ mi rincuora. Non che ci volesse una luminare delle neuroscienze per capire che stiamo vivendo nell’epoca della distrazione perenne, eh. Però, se ne scrive persino il New York Times, allora la faccenda è proprio seria (premetto che molti di questi consigli non richiesti li trovate nei numeri passati di Atipiche, ma sicuro ci sarà qualcosa da imparare anche qui).
Quello che suggeriscono le specialiste interpellate dal giornalista Simar Bajaj si riassume in tre azioni:
Fai un’analisi della tua attenzione
Riduci le distrazioni in modo strategico
Allenati a periodi più lunghi di concentrazione
Non so voi, ma quando ho letto l’articolo il primo pensiero è stato: “graziea*****”. Scetticismo cinico a parte, ecco i suggerimenti utili che ho estratto:
segnati i pensieri intrusivi. Prendi una piccola agenda cartacea e scrivi tutto quello che interrompe la tua concentrazione. Basta farlo per 24 ore per capire cosa e quanto ci distrae durante la giornata.
Metti delle barriere efficaci alle distrazioni. Qui stiamo parlando principalmente di device: disattiva le notifiche, cambia posto al telefono per disincentivarne l’uso, disattiva le app perditempo, togli l’inserimento automatico delle password. In altre parole: inganna il cervello.
Domandati se stai facendo una pausa o se hai bisogno di distrazioni. Nel primo caso fatti una passeggiata, nel secondo puoi anche scrollare i social all’infinito. L’importante è capire se il tuo cervello ha bisogno di una o dell’altra, perché riempire le pause con stimoli digitali non ga che sovraccaricare il cervello.
Allenati alla concentrazione e alla consapevolezza in modo graduale. Con mindfullness, pasti senza schermi, podcast o libri. Lascia le cuffie a casa quando fai commissioni. Ps: questi ultimi due consigli per me sono impraticabili, li riporto per dovere di cronaca.
Ogni settimana scegliamo una parola che racconta il mondo Atipiche
Inerzia attentiva: Difficoltà ad avviare, interrompere o spostare l’attenzione da un’attività all’altra, anche quando si è consapevoli della necessità di farlo. Non è semplice distrazione o mancanza di volontà, ma un attrito nelle transizioni cognitive, spesso associato all’ADHD e alle difficoltà di regolazione delle funzioni esecutive.
Grazie per aver letto anche oggi Atipiche!
A venerdì prossimo, un abbraccio
Anna

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.