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SPAM 🗑 · Jan 29, 2023

SPAM: episodio 7

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SPAM 🗑 · SPAM 🗑

Ciao!

In questo nuovo episodio di SPAM, Ilaria ci porta al fianco dei giovani attivisti per il clima in Germania mentre Giada ci parla di cosa sta succedendo in Israele e Lorenzo della presenza dei giovani portavoce africani al Forum di Davos. Con Francesco torniamo di nuovo sulle manifestazioni in Perù, prima di chiudere con una riflessione di Sara sulla diffusione delle armi da fuoco e sulle loro vittime negli Stati Uniti.

Iniziamo.

Durante le scorse settimane, in Germania, centinaia di attivisti hanno protestato contro la trasformazione del villaggio di Lützerath in una miniera di lignite. Tantissime le tensioni con le forze dell’ordine, con molti giovani attivisti ambientali e climatici che si sono opposti con decisione ai lavori di estrazione del carbone da parte della società energetica RWE.

A seguito delle proteste, la polizia ha dato avvio allo sgombero degli attivisti a cui sono seguite aspre critiche per l’uso sproporzionato della forza impiegata contro i manifestanti. Tra gli attivisti, anche la stessa Greta Thunberg, presente sul luogo, è stata allontanata forzatamente dalla polizia. L’attivista svedese si è rivolta ai tantissimi giovani presenti alle proteste: «voi siete la dimostrazione che i cambiamenti non arriveranno da coloro che stanno al potere, i leader sono qui. Sono le persone che difendono Lützerath», ha detto. Il vero cambiamento siamo noi giovani. 

Per saperne di più, puoi leggere questo articolo o guardare questo video

Qui invece trovi un breve recap della storia di Lützerath.

X avatar for @GretaThunberg

Greta Thunberg@GretaThunberg

Climate strike week 230. We are currently in Lützerath, a German village threatened to be demolished for an expansion of a coal mine. People have been resisting for years. Join us here at 12 or a local protest tomorrow to demand that #LützerathBleibt !#ClimateStrike

2:34 PM · Jan 13, 2023

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di Ilaria Sacco

Lo scorso 21 gennaio, oltre 100 mila israeliani hanno manifestato contro il nuovo Governo di Benjamin Netanyahu, il Governo più a destra della storia di Israele. Al centro della protesta, tra le più grandi mai organizzate negli ultimi anni, c’è soprattutto la contestata riforma della giustizia che il Governo ha proposto a inizio gennaio per limitare i poteri della Corte Suprema e sancire così un forte controllo politico sulla Corte (Puoi approfondire la notizia qui). 

È la terza settimana di seguito che i cittadini israeliani manifestano in nome della democrazia e tra i partecipanti i giovani sono quelli che si sono fatti sentire di più. La scorsa settimana, infatti, hanno attirato molta attenzione le manifestazioni organizzate in diverse università del Paese in segno di protesta contro le politiche del Governo. Alle manifestazioni hanno partecipato centinaia di studenti e anche alcuni professori. Uno di loro ha detto: «Sono qui per sostenere gli studenti. Sono loro la nostra forza, nessuno è più importante di loro nella battaglia per la democrazia».

Se sei interessato puoi leggere questo articolo e questo

di Giada Zagnoni

La Nigeria, come molti altri Paesi in Africa, subisce da anni gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici. Nonostante la maggior parte del continente abbia contribuito poco o niente all’inquinamento del pianeta dall’inizio della rivoluzione industriale, la sua fragilità climatica ha portato a un inasprimento dei conflitti, con tutte le conseguenze che questi portano. In Nigeria però i giovani hanno cominciato a interessarsi e vogliono tentare di cambiare le cose. Clicca qui per saperne di più.

Inoltre pochi giorni fa si è svolto il World Economic Forum di Davos, il più importante forse tra i fora a tema economico che si svolgono annualmente e che vedono partecipare le persone più ricche e importanti del mondo finanziario, sociale, e politico. Questa volta però si sono presentati anche molti giovani, ai quali è stata data una piattaforma importante dalla quale esprimere le proprie aspirazioni. Dall’Etiopia è arrivata per rappresentare i suoi coetanei africani Miriam Nourya Koné. Clicca qui per scoprire cos’ha detto.

di Lorenzo Vertemati

«Quanto sarebbe triste la gioventù di un Paese che non protestasse per i propri morti?». Così si apre l’articolo de El País che riporta l’intervista al Rettore de la Universidad Nacional de Ingeniería (UNI), Alfonso López Chau, che nel corso delle proteste antigovernative che nei giorni scorsi hanno raggiunto anche la capitale peruviana, Lima, ha deciso di aprire le porte del campus alle migliaia di giovani manifestanti per proteggerli dalla violenza delle forze dell’ordine. Nell’ultima settimana, di fatto, le università del Paese sono diventati i punti caldi delle proteste e i giovani i protagonisti.

Avevamo già raccolto le storie di alcuni di loro nel precedente episodio di SPAM: puoi recuperarlo qui.

di Francesco Tabarrini

«Cosa dire di una società che sacrifica i propri figli sull’altare delle armi?», scrive Jill Filipovic sul Guardian. Da inizio 2023 sono ben 39 le sparatorie di massa avvenute negli Stati Uniti (e magari nel frattempo saranno aumentate) Una in particolare ha scosso le coscienze degli Americani: in una scuola elementare della Virginia un bambino di sei anni ha sparato intenzionalmente alla propria maestra. 

Questa diffusione estrema e generalizzata delle armi ci porta a chiederci: che futuro si prospetta ai giovani in un Paese in cui ci sono più armi che persone ? 

I giovani americani sono maggiormente esposti alla violenza causata dalle armi da fuoco. Ben un terzo degli adulti compresi fra i 18 e i 34 anni ha dichiarato che loro stessi, un loro familiare o amico stretto ha avuto esperienze di violenza armata negli ultimi 5 anni. Questa percentuale sale se parliamo di persone che subiscono discriminazioni razziali. Il tasso più alto di omicidio dovuto ad armi da fuoco si registra nella fascia 15-34 dei giovani afroamericani. In sostanza se sei nero, giovane e vivi negli Stati Uniti c’è un rischio concreto che tu muoia prima dei 35 anni per colpa di una pistola. 

Se vuoi approfondire la notizia ti lasciamo un po’ di fonti: in questo articolo della BBC trovi un po’ di statistiche generali sulle armi da fuoco in America negli ultimi anni. I dati trattati invece sono stati presi da due report: quello dell’Università di Chicago e quello del The Johns Hopkins Center for Gun Violence Solutions. 

Qui e qui trovi gli ultimi articoli del Guardian Us a riguardo

di Sara Varcounig Balbi

SPAM finisce qui per oggi.

Al prossimo episodio! 👋

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Read the original on associazionecassandra.substack.com

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