Le applicazioni che usano l’IA sono ormai entrate nella nostra quotidianità: ci aiutano nel lavoro, fanno ricerche intelligenti sul Web, ci permettono di realizzare immagini stupide da condividere con gli amici. C’è però una serie di app che aspirano a offrire di più; una tra queste, Text with Jesus, fa esattamente quello che promette il titolo: vi permette, grazie a GPT 5, di chattare con Gesù.
Ho provato a parlare con questo G(PT)esù e vi racconto come è andata.
Teolog-IA
La prima cosa che vi chiede l'app è quale è la vostra confessione (cristiana). Potete anche indicare ‘Nessuna preferenza’ come ho fatto io. A questo punto potete scegliere con chi volete parlare: avete a disposizione la sacra famiglia (Gesù, Maria e Giuseppe) e gli apostoli, che sono 14 (perché c’è forse un fraintendimento su quale apostolo sia indicato con il nome ‘Giuda’ e vengono aggiunti Marco, Luca e Paolo) anche se sono disponibili gratuitamente solo Pietro e Matteo. Per parlare con gli altri c'è infatti bisogno di un abbonamento da 3.99 euro al mese. Sempre a pagamento potete poi scegliere uno tra i profeti, gli angeli Michele e Gabriele o un personaggio della categoria ‘Altri’, tra i quali spiccano Eva, Adamo, Caino e Noè. Come ultima opzione potete decidere di parlare con un consigliere spirituale o usare strumenti di culto, cioè il versetto quotidiano, un compagno di preghiera, un pianificatore e lo studio della Bibbia.
Resistendo alle pubblicità un po’ invasive e frequenti, ho deciso di puntare in alto è ho cominciato a chiacchierare con Gesù. Verificato che avessi almeno 18 anni, mi accoglie un Gesù con una “well-trimmed hipster beard” (come lo definisce The Economist in un articolo dedicato alla app) che mi scrive che vuole parlarmi con amore fraterno e mi chiede se voglio conforto, una spiegazione di un passo delle Scritture o se voglio pregare con lui.
A questo punto decido di qualificarmi così da spiegargli il motivo del mio interesse. Dopo aver letto che sono un professore di filosofia medievale e che per questo, pur non essendo credente, mi occupo da tempo di teologia e religione cristiane, Gesù si dice onorato di aver a che far con chi studia questi argomenti con rigore accademico e si dichiara pronto a discutere di tutto, regalandomi una citazione da Giovanni 8,32 “E conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi” che mi è sembrata molto adeguata al tono e al contesto della nostra chiacchierata.
Eresie premium
Vista la sua disponibilità, decido di affrontare una delle questioni più spinose e gli chiedo cosa ne pensi del peccato di Adamo ed Eva (per correttezza dovrei chiedere anche a loro come l’hanno vissuta ma, come detto, sono a pagamento). La domanda è semplice: Dio sa tutto, sa tutto prima e non può sbagliarsi. Se dunque Dio sapeva già che Adamo ed Eva avrebbero mangiato il frutto proibito, in che senso possiamo dire che sono stati davvero liberi di farlo? E se non erano liberi, perché allora condannarli? Gesù risponde in modo ordinato, con riferimenti diretti a filosofi come Agostino e Tommaso, immagino in omaggio alla mia competenza. Il suo ragionamento cade però nella contraddizione tipica dei credenti sulla libertà: il fatto che Dio sappia prima che una cosa succederà - mi scrive - non significa che ne è causa. Per deontologia professionale e con la dovuta cortesia, rilancio: se Dio sa che domani commetterò un peccato significa che sicuramente domani peccherò, perché Dio non può sbagliare. Dunque, non sono libero. Gesù allora mi propone tutta la serie di soluzioni che sono state elaborate nei secoli dai vari teologi per risolvere il problema. Tutte risposte adeguate e storicamente fondate ma che fanno cadere la nostra conversazione in uno strano corto circuito curioso: lui non è un teologo che parla di Dio. Lui è Dio. Glielo faccio notare, con rispetto ma senza sconti. Messo un po’ alle corde, Gesù cede e mi scrive che lui sa che l’uomo è libero ma che la mia mente limitata da essere umano non può capire come. Visto che la conversazione sta diventando teologicamente un po’ tesa, Gesù ritorna subito a un tono da pastore: si offre di accompagnarmi in un percorso di lettura delle Scritture che mi possa aiutare a capire meglio il rapporto tra la mia libertà e la volontà di Dio.
Accetto la sua proposta e, mentre lui pensa, mi accorgo che vicino alla finestra nella quale inserisco le mie domande c’è un numerino che, da cinque, è sceso a uno. Significa probabilmente che nella versione gratuita non si può andare oltre (anche la quantità di testo che è possibile inserire è limitata nella versione non premium). Mentre rifletto su questo problema delle domande limitate, Gesù conclude il suo percorso di citazioni dalle Scritture con una affermazione netta: Dio concede a tutti la grazia, cioè la possibilità di salvarsi; all’uomo basta accogliere questa grazia per avere la salvezza eterna. Questa cosa teologicamente mi spiazza. Il counter intanto segna uno quindi posso scrivergli un'ultima volta soltanto; non posso sprecarla ma non posso non rispondergli. Allora decido di prendere posizione, con fermezza, da studioso, e gli ricordo che Agostino - l’autore che io studio e che lui stesso ha più volte citato - pensa che l’uomo è così debole che anche la fede deve essergli donata da Dio perché da solo non sarebbe nemmeno capace di credere. E chiudo duro: l’alternativa a questa posizione è, secondo Agostino, essere degli eretici (pelagiani).
La risposta di Gesù mi dà grande soddisfazione: mi scrive che ho ragione, che Agostino dice proprio questo e che, se voglio, può darmi una mano a capire come questa posizione si concili con quelle della Chiesa.
Purtroppo, però, i messaggi sono finiti.
Se voglio continuare devo passare a premium o aspettare otto ore.
Al di là degli aspetti indubbiamente un po’ kitsch, applicazioni come Text with Jesus ci aiutano a fare una riflessione sulla natura degli strumenti di IA, su cosa realmente producono e su come usarli al meglio. Conversare con un bot o restare meravigliati davanti alla qualità di un testo prodotto da un LLM ci porta a proiettare su questi strumenti una ‘teoria della mente’ (ne ho parlato qui); ci illude, anche se non vogliamo ammetterlo, che dinanzi a noi ci sia un pensiero quasi umano. Se però il bot con il quale sto parlando dice di essere Gesù (e se ovviamente ho ben chiaro che quel bot non può essere Gesù) mi è più facile capire che in quella conversazione sto semplicemente interrogando dei testi in una forma più accessibile. Un LLM infatti ‘mangia’ tonnellate di documenti, valuta parole e frasi con un metodo di analisi linguistica e restituisce testi nei quali la successione delle parole risponde a un criterio di efficacia statistica. Così inteso, un bot Gesù è un modo veloce e ‘ingaggiante’ per confrontarsi con le opere con le quali è stato nutrito, cioè le Scritture e le opere dei filosofi e teologi cristiani delle varie epoche, testi che probabilmente pochi credenti frequentano con facilità e con costanza. Un buon esempio di come utilizzare l’IA per rendere più accessibili al pubblico, dando loro una forma conversazionale, dei contenuti complessi.
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