Nelle ultime settimane abbiamo detto che l’IA ci appare come un collaboratore sempre efficiente e disponibile, che imita in modo eccellente i nostri output (testi, audio, video, immagini, etc.).
Oggi riflettiamo su due conseguenze tossiche legate all'intreccio di queste caratteristiche.
Un padrone con il suo schiavo - Fonte
Strumenti animati
La prima tossicità è legata alla sfera dell'utilizzo professionale dellaIA, e devo ringraziare il che mi ha aiutato a fare luce su un passaggio poco chiaro delle mie riflessioni.
Il problema è semplice: l’IA lavora per noi di notte, di domenica, a Ferragosto o a Natale senza lamentarsi mai e senza pretendere niente. Per questo, a differenza di quanto ho fatto nelle ultime newsletter e nella prima stesura del mio libro (che intanto ho aggiornato a una versione 1.1!), più che paragonarla a un collaboratore dovremmo dire che l’IA assomiglia a quello che, nella Politica, Aristotele definisce ‘uno strumento animato’, cioè uno schiavo. Il problema ovviamente non è linguistico. Per quanto il primo termine ci sembri più accettabile del secondo, ‘collaboratore’ o ‘schiavo’ fanno parte della stessa famiglia semantica di ‘agente’ o di ‘intelligenza’: sono semplicemente metafore e similitudini che servono a noi per umanizzarla e quindi gestirla meglio (ne ho parlato qui).
Ciò che conta sono le possibili conseguenze di questo rapporto con uno strumento al contempo così efficace e ‘asservito’: se in un futuro prossimo la nostra attività lavorativa sarà sempre più supportata da agenti IA iperdisponibili H24 che rispondono alle nostre sollecitazioni come se fossero appunto degli strumenti animati (cioè sempre efficienti e ‘para-umani’), saremo ancora capaci di stare in modo sano in una relazione di collaborazione con altri soggetti ‘realmente umani’, ricordandoci cioè di rispettarne tempi, capacità e limiti? E ancora: poter chiedere supporto sempre e dovunque a una entità costantemente performante non ci porterà a una organizzazione del nostro ritmo di operatività ancora più frammentata e incapace di delimitare uno spazio e un tempo lavorativi sostenibili?
Il costo dei rapporti
Il secondo tema non è legato ai danni che potremmo produrre, in futuro, nella qualità della nostra relazione professionale ma ai rischi che già oggi corrono tanti utenti ‘fragili’ della IA.
L’IA infatti c’è sempre, non si stanca mai, non ha problemi o preoccupazioni, non si annoia quando chiedo per la centesima volta la stessa cosa; non sbuffa, non guarda l’orologio per farmi capire che non ha più tempo da dedicarmi. Mi risponde sempre e sempre in modo adeguato e se il suo Tone of Voice è settato (come di default) sul ‘gentile disponibile’, mi tratta molto bene; mi supporta e mi sprona, intrattenendo con me una relazione dialogica che, nella forma, è indistinguibile da quella che potrei avere con un altro essere umano.
Nonostante sia così realistica, quella relazione resta sempre non reale perché, nella vita di tutti i giorni i rapporti sono (esattamente all’opposto) una continua contrattazione tra due soggetti che hanno tempi e punti di vista diversi, esigenze differenti che vanno tenute assieme con uno sforzo reciproco che è il vero ‘costo’ del vivere sociale. Per questo, l’IA è molto rischiosa per quei soggetti fragili che hanno difficoltà in questo aspetto di contrattazione di cui sono fatti i rapporti reali. Con la sua capacità di rispondere in modo sempre adeguato e sempre accogliente, infatti, l’IA droga la relazione, e rischia di vendere un simulacro di rapporto a chi non ha la forza o la voglia di investire nel costo emotivo e intellettuale che ogni relazione comporta.
Come ripeto sempre su Macchine Pensanti, la tecnologia non produce problemi antropologici; al massimo, li rivela.
Anche in questo caso, non sarà l’IA a rendere tossiche le relazioni di lavoro interpersonali; lo faremo noi, se non sapremo distinguere tra servi informatici e collaboratori in carne e ossa, con una storia e una identità da rispettare. Allo stesso modo, le condizioni di marginalità psicologica o sociale esistono da sempre; semplicemente, oggi, nella cronica assenza (che possiamo imputare solo al nostro modello di convivenza e non certo all’IA) del tessuto socio-istituzionale che dovrebbe accompagnarle e sostenerle, chi le vive si accontenta delle parole prodotte da un calcolo statistico che sembra sempre così gentile, non giudica e non si stanca mai di chiacchierare.
🙏 Grazie per aver letto Macchine Pensanti!
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