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Appunti sulla Cina · May 10, 2024

Long 🐉 - Uno scouting da Nobel

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Chiara Cigarini · Appunti sulla Cina

Con un catalogo che spazia dalla letteratura classica a quella contemporanea, la casa editrice Einaudi pubblica narrativa e saggistica riconducibile all’area cinese e sinofona dagli anni Cinquanta del Novecento. Ma è soprattutto grazie al lavoro di scouting, curatela e traduzione - che dalla metà degli anni Novanta è stato svolto dalla sinologa ed esperta di letteratura cinese contemporanea Maria Rita Masci - se Einaudi è riuscita a portare in Italia, traducendoli dall’originale, diversi capolavori del patrimonio letterario cinese (tra tutti ricordiamo Mo Yan, premio Nobel per la letteratura 2012). L’opera omnia dell’autore di Sorgo rosso, infatti, ben rappresenta un’idea di letteratura intesa come conoscenza e, di conseguenza, la volontà di individuare all’estero autori capaci di affrontare in modo creativo problematiche umane universali, avvicinando il lettore italiano “alla mentalità e all’ethos” di altri paesi, e preservandolo dagli stereotipi. Perché come ci spiega proprio Masci, l’attenzione alla Cina di questa realtà editoriale è motivata sia dal tentativo di raccontare un paese la cui storia ha avuto un’influenza significativa “sulla nostra società e sulle nostre scelte”, sia dalla volontà di portare avanti l’idea di un’editoria libera volta a “creare ponti e non cesure”.

Qual è il percorso che porta un’opera cinese sugli scaffali delle librerie italiane con il vostro logo? Potete raccontare l’esempio di un’opera da voi pubblicata di cui andate particolarmente fieri?

Dalla metà degli anni Novanta, la Casa editrice Einaudi si avvale del mio lavoro di scouting che si concentra soprattutto sulla letteratura cinese contemporanea. È proprio questo lavoro di selezione e presentazione che permette di valutare l’interesse di un’opera. Siamo particolarmente fieri di aver pubblicato tutti i libri di Mo Yan insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 2012.

Come e quando è nato il vostro progetto editoriale, e con quale obiettivo? La Cina è parte integrante del vostro progetto da sempre o avete pubblicato solo qualche titolo?

La Casa editrice Einaudi viene fondata nel 1933 da Giulio Einaudi e da un gruppo di amici educati ai valori della cultura, della libertà e dell’impegno civile. La sua attività, volta a promuovere la crescita culturale del nostro Paese in tutti gli aspetti, ha dato vita a un catalogo che spazia dalla storia alla letteratura, dalla politica alla scienza, dalla filosofia alle scienze sociali e ne incarna al meglio l’identità. Ha pubblicato titoli concernenti la sinosfera fin dagli anni Cinquanta, concentrandosi inizialmente soprattutto su classici della letteratura cinese, come Chin P’ing Mei (1955), I briganti (1956), Il sogno della camera rossa (1958), Le trecento poesie T’ang (1961) tradotti, a differenze dei titoli successivi, da lingue terze. L’interesse per l’evoluzione culturale e politica della Cina ha portato negli anni Sessanta alla pubblicazione di testi di saggistica e politica, ad esempio Lu Xun, La Falsa libertà (1968), Mao Zedong, Rivoluzione e costruzione. Scritti e discorsi 1949-1957 (1975), e testimonianze, come quella di Edgar Snow, Stella rossa sulla Cina (1963) e inchieste, come William Hinton, Fanshen (1969).

Nella successiva fase post-maoista fino a oggi, l’attenzione è stata portata sulla produzione narrativa con la pubblicazione delle opere di Mo Yan, Yu Hua, Wang Anyi, Mian Mian, Liu Sola, Han Shaogong, Su Tong, Yan Lianke, Zhang Wei, Liu Yichan, comprendendo anche opere provenienti da Taiwan, come Il maestro della notte di Bai Xianyong o di autori sinofoni o di origine cinese come Yiyun Li. La rilevanza della rinascita della poesia è stata testimoniata dall’antologia Nuovi poeti cinesi (1996) e dalle raccolte di Bei Dao, Yang Lian e altri.  Altre due opere che meritano di essere citate sono Antiche poesie cinesi nella traduzione di Ezra Pound “Cathay” (1993) e il saggio narrativo Il tè dell’oblio di Yang Jiang (1994).

Perché tradurre e pubblicare libri che parlano di Cina nell’Italia di oggi? Perché dedicare attenzione e risorse al mondo cinese?

La Casa editrice Einaudi presta attenzione alla Cina perché per storia, cultura e sviluppi sociali costituisce uno degli attori più importanti del mondo, molti eventi della storia cinese hanno avuto e hanno un’influenza diretta e indiretta sulla nostra società e sulle nostre scelte e indirizzi. Risulterebbe, inoltre, incomprensibile non farlo vista la vocazione di apertura al mondo esterno che la Casa editrice persegue dai suoi esordi.

Molti eventi della storia cinese hanno avuto - e hanno - un’influenza sulla nostra società, sulle nostre scelte e sui nostri indirizzi

Quando pubblicate un titolo cinese, che attese di vendita avete? Qual è l’opera di narrativa in traduzione che ha riscosso maggior successo di critica e/o di vendite? Quale il principale “insuccesso”, e come ve lo siete spiegato?

Le attese di vendita variano molto e non dipendono tanto dal fatto che un libro sia cinese o proveniente da un altro paese. Tuttavia, non stiamo registrando un interesse crescente del pubblico italiano verso la letteratura cinese. Le opere che hanno riscosso il maggior successo sono quelle di Mo Yan, grazie al premio Nobel. Non ci sono stati particolari insuccessi, quanto una vendita media inferiore a quella di altre letterature.

Si sente spesso parlare di una “guerra fredda” Cina-Usa, in particolare in relazione a una contrapposizione discorsiva che tende a inglobare anche il mondo culturale europeo. Quanto le tensioni ideologiche influiscono sulle scelte editoriali? Quanto hanno influito sulle vostre?

Noi crediamo che l’editoria non debba dipendere dalla politica e che la sua principale funzione sia quella di far circolare le voci e i semi di coscienza del mondo per garantire che si creino ponti e non cesure, aperture e non chiusure.

Crediamo che l’editoria non debba dipendere dalla politica e che la sua principale funzione sia quella di far circolare le voci e i semi di coscienza del mondo

Quanto pesa la difficoltà di invitare gli autori (costi, passaporto, censura…) nella decisione di pubblicare o non pubblicare un libro? Quanto il fatto che siano benvisti o malvisti in patria? Potete farci un esempio?

Non sono elementi che vengono tenuti in considerazione nel valutare la pubblicazione di un libro.

Come selezionate i traduttori e quanto intervenite sulle loro scelte “ideologiche”? Come valutereste la decisione di non tradurre il carattere 龙 con espressioni quali “drago” o “dragone”, e di preservare invece il pinyin inserendo una nota a piè di pagina?

Curo personalmente la selezione dei traduttori. Cerco di porre l’attenzione su un doppio binario: la fedeltà all’originale e la resa in un italiano non solo scorrevole, ma letterariamente valido. Per far questo si ricorre a un continuo negoziato fra ciò che è propriamente cinese – linguisticamente e culturalmente – e le necessità della nostra lingua. Spesso preserviamo l’originale trascritto in pinyin (con una nota quando indispensabile o, preferibilmente, sciogliendo il significato nel testo), ad esempio in casi come kang, mantou o le unità di misura.

Avete notato se il pubblico italiano reagisce in maniera differente rispetto al pubblico di altri paesi? Se sì, quali sono le differenze più significative? Per esempio, un best seller cinese tradotto in Germania che in Italia non vende o viceversa…

Non abbiamo notato differenze di rilievo.

Cosa rappresenta per voi la Cina, e in che modo questa idea si riflette nell’immagine che provate a raccontare al pubblico italiano?

Pensiamo che la letteratura sia una forma di conoscenza che affronta i problemi di fondo dell’uomo, ma avvicina anche alla mentalità e all’ethos di un paese, preservandoci dagli stereotipi. Per convogliare quest’idea, presentiamo al lettore italiano il meglio della creatività e dell’immaginario prodotto dagli autori contemporanei cinesi che utilizzano la lingua e la struttura narrativa per riflettere sul loro presente.

Long 🐉 vi da appuntamento il prossimo 10 giugno con un’intervista a Palmira Pregnolato, per la casa editrice Orentalia.

Read the original on appuntisullacina.substack.com

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