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Appunti - di Stefano Feltri · Aug 11, 2026

Così Ranucci è finito nella rete di Lavitola

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Il faccendiere arrestato già dal 2024 solleticava la vanità del conduttore di Report evocando un futuro politico. La Procura, però, non si chiede perché

I pm non sembrano interrogarsi sulla plausibilità della storia che Lavitola racconta. Il piano sarebbe, in sintesi questo: con la bomba, Ranucci diventa intoccabile, poi si candida alle primarie del centrosinistra, le stravince, batte Giorgia Meloni alle elezioni, arriva a palazzo Chigi. Ma chi può credere a una simile montagna di sciocchezze? Purtroppo, dall’ordinanza di arresto di Lavitola, emerge la risposta: Sigfrido Ranucci si è incuriosito.

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L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Roma che ha disposto l’arresto di Valter Lavitola chiarisce tutto della vicenda della bomba contro Sigfrido Ranucci. Tranne un dettaglio, al quale la Procura non sembra davvero interessata: a che scopo Lavitola stuzzicasse la vanità di Ranucci allucinandogli un futuro politico.

Perché pensava davvero di farlo arrivare a palazzo Chigi, così da ottenerne qualche beneficio? O perché sapeva che schiacciare Ranucci su un progetto politico avrebbe consentito ai nemici di Report di etichettare ogni inchiesta della trasmissione come politicamente orientata, così da legittimare cambi di conduttore, ritorsioni o perfino la chiusura?

Le prime cento pagine dell’ordinanza chiariscono la convinzione dei pm, validata dal gip, su come sono andate le cose il 16 ottobre del 2025: alcuni personaggi vicini alla camorra, reclutati in Campania, sono venuti a Pomezia e hanno messo una bomba davanti alla casa di Ranucci.

Li ha reclutati Clesio Tavares Gomes, camerunense legato a Lavitola ma anche attivo a Napoli in contesti poco legali, su mandato di Lavitola. Punto e fine della storia. Non ci sono dubbi, non ci sono piste alternative.

L’attentato non era fatto per uccidere, anche se l’esplosivo era ad alto rischio di effetti collaterali e dunque era pericoloso.

Questa parte già la conoscevamo. Rimaneva la domanda: perché Lavitola ha organizzato un attentato contro uno che lo considerava e lo trattava da “amico fraterno”?

Il “piano” di Lavitola

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