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Ceccolo Broglia

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Ceccolo Broglia
Signore di Assisi e Bastia Umbra
Stemma
Stemma
TrattamentoSignore
NascitaTrino, 1352
MorteEmpoli, 15 luglio 1400
DinastiaBroglia
PadreEnrico Broglia
Madre?
ConsorteGiovanna Montiglio
ReligioneCattolicesimo
Ceccolo Broglia
NascitaTrino, 1352
MorteEmpoli, 15 luglio 1400
Cause della mortePeste
Luogo di sepolturaCattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze
Dati militari
Forza armataMercenari
GradoCondottiero
Battaglie
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Ceccolo Broglia (Trino, 1352Empoli, 15 luglio 1400) è stato un nobile e condottiero italiano, signore di Assisi e Bastia Umbra.

Origini e formazione

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Ceccolo Broglia nacque a Trino, nel Marchesato del Monferrato, nel 1352, da Enrico Broglia, appartenente all’omonima famiglia nobiliare di origine chierese.[1]

Le notizie sui suoi primi anni sono scarse, ma le fonti concordano nel collocarlo fin da giovane nell’ambiente delle compagnie di ventura dell’Italia settentrionale, dove si distinse rapidamente per capacità tattiche, energia di comando e notevoli qualità militari. Entrò probabilmente nella scuola militare di Alberico da Barbiano, dalla quale uscirono numerosi protagonisti del condottierismo italiano del tardo Trecento.[1]

Nel corso della propria carriera militare combatté al servizio di numerosi Stati italiani, tra cui i Visconti, la Repubblica di Firenze, lo Stato della Chiesa e varie signorie dell’Italia centro-settentrionale, distinguendosi come uno dei più autorevoli capitani di ventura della sua generazione.[1]

Carriera militare

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La prima attività documentata di Broglia risale agli anni della Guerra degli Otto Santi, quando militò nella Compagnia di San Giorgio fondata da Alberico da Barbiano. Nel corso degli anni Ottanta del XIV secolo partecipò a numerose campagne militari nell’Italia centrale e settentrionale, distinguendosi nelle operazioni condotte in favore della Chiesa, dei Carraresi, dei Visconti e della Repubblica di Firenze.[1]

Nel 1391 prese parte, tra le file viscontee, alla battaglia di Alessandria, combattuta il 25 luglio tra l’esercito di Gian Galeazzo Visconti e la coalizione franco-piemontese guidata da Giovanni III d'Armagnac. Lo scontro si concluse con una decisiva vittoria viscontea e contribuì ad accrescere ulteriormente il prestigio militare del condottiero.[2]

Negli anni successivi Broglia consolidò la propria fama di comandante esperto e disciplinato, entrando progressivamente tra i principali capitani di ventura dell’Italia centro-settentrionale. Le cronache coeve lo descrivono come un uomo d’armi energico e risoluto, capace di esercitare una rigorosa disciplina sulle proprie compagnie, ma anche come un comandante particolarmente esigente e talvolta spietato nella conduzione delle operazioni militari.[1]

La sua impresa più celebre fu la conquista di Assisi nel 1398, avvenuta durante la complessa lotta per il controllo dell’Umbria tra il Ducato di Milano, lo Stato della Chiesa e le signorie locali. La vittoria gli procurò la signoria della città di Assisi e della vicina Bastia Umbra, confermandone il ruolo di protagonista della politica militare italiana di fine Trecento.[1]

Numerosi futuri protagonisti del condottierismo italiano si formarono sotto il suo comando; tra questi le fonti ricordano in particolare Angelo Tartaglia, che ne ereditò successivamente la compagnia e le insegne militari.[3]

Nel 1400, mentre ricopriva la carica di capitano generale della Repubblica di Firenze, fu colpito dalla peste durante una campagna militare in Toscana. Morì a Empoli il 15 luglio dello stesso anno.[1]

In considerazione dei servigi resi alla Repubblica fiorentina, gli furono tributati solenni funerali di Stato e la sepoltura nella chiesa di Santa Reparata, allora cattedrale di Firenze, incorporata successivamente nell’attuale cattedrale di Santa Maria del Fiore. Le cronache contemporanee ricordano la grande partecipazione della cittadinanza e dei suoi uomini d’arme alle esequie, segno dell’elevata considerazione di cui godeva presso la Signoria fiorentina.[1]

Nella cultura popolare

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La figura di Ceccolo Broglia è rimasta profondamente radicata nella tradizione popolare di Trino, dove è celebrato come uno dei personaggi simbolo della storia cittadina. In particolare, il condottiero è rappresentato, con il nome di Capitan Cecolo Broglia (grafia tradizionale con una sola «c»), insieme alla Bella Castellana, tra le principali maschere del Carnevale storico di Trino, manifestazione che rievoca episodi della storia e del folklore locale.[4]

Secondo la tradizione popolare trinese, Capitan Cecolo avrebbe guidato una schiera di armati all’assalto della rocca di Camino Monferrato, riuscendo a liberare la Bella Castellana, che vi era tenuta prigioniera, per ricondurla trionfalmente a Trino tra i festeggiamenti della popolazione. Pur priva di riscontri nelle fonti storiche medievali, la leggenda costituisce uno degli elementi più caratteristici dell’identità folklorica cittadina ed è tuttora riproposta nelle rievocazioni e nelle sfilate carnevalesche.[5]

Nel corso del carnevale i due personaggi impersonano simbolicamente il valore cavalleresco, la fedeltà alla comunità e il legame con la memoria storica della città, rappresentando una delle più longeve tradizioni popolari del Monferrato.

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 BROGLIA, Cecchino, detto Broglia da Trino o da Tridino, su treccani.it.
  2. Fabio Romanoni, «E la gente di Francia malaccorta, tratta con arte ove la rete è tesa». La battaglia di Alessandria del 1391: il trionfo di Iacopo dal Verme, in Bollettino Storico-Bibliografico Subalpino, vol. 120, 2022.
  3. Angelo Tartaglia, su treccani.it.
  4. Carnevale storico di Trino, su comune.trino.vc.it, Comune di Trino.
  5. Renzo Rossotti, Le feste popolari in Piemonte, Newton Compton, 1984.

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