Vai al contenuto

Caso obliquo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il caso obliquo, in linguistica, indica un caso grammaticale non specificato della flessione che non sia accusativo, nominativo o vocativo, essendo questi tre detti casi retti. Collettivamente, i casi obliqui sono quindi l'insieme di tutti i casi diversi da nominativo, accusativo e vocativo[1]. In alcune lingue, invece, esiste un solo caso non retto polivalente che viene quindi detto obliquo e considerato a pieno merito nel numero dei casi. In quest'ultima situazione, ad esempio, può indicare il complemento di specificazione, di origine, di termine (oggetto indiretto), di materia, di compagnia, di unione, di agente, di causa efficiente, di causa, di fine/scopo, di argomento, di stato in luogo, di direzione, di moto a luogo e da luogo... La differenza tra questi complementi viene solitamente rimarcata con l'aggiunta di una preposizione. A volte una determinata preposizione regge obbligatoriamente il caso obliquo.

È presente in particolare come singolo caso non retto nelle lingue del Medio Oriente come l'arabo (sia classico/coranico sia arabo moderno standard), lo zazaki e il curdo. In più, è presente nelle lingue asiatiche come l'hindī, il bengali e il singalese. In greco antico, nella declinazione del duale può trovare applicazione l'utilizzo del caso obliquo come caso a sé, dato che tale numero presenta solo due uscite, una comune per tutti i casi retti (nominativo, accusativo, vocativo) e una per il caso obliquo (comune per genitivo e dativo).

Nel caso dei nomi animati, il tema del caso indiretto (obliquo) si forma sempre con una -න්- [-n-] infissa (cioè inserita dentro la radice, a differenza dei prefissi e suffissi), mentre per i nomi inanimati si ha -වල- [-ʋalə-]. Nel prospetto della declinazione plurale, gli infissi del caso indiritto sono indicati uniti ai suffissi dei casi nominali per motivi di semplificazione.

In arabo il caso obliquo è caratterizzato dall'uscita -i e ha due funzioni, ovvero genitivo e prepositivo (ossia lo portano i nomi retti da preposizioni). Per quanto riguarda la funzione genitivale, è molto importante per la costruzione dello stato costrutto, cioè l'equivalente del complemento di specificazione: "il libro del ragazzo" > kitābu l-waladi, in cui il soggetto kitābu porta la -u del nominativo e waladi la -i del caso obliquo. Nella lingua parlata e prima di una pausa le desinenze di caso non vengono tuttavia espresse.

In francese antico

[modifica | modifica wikitesto]

In lingua francese antica i casi delle declinazioni del latino diminuiscono e si sviluppano in un sistema di declinazione bicasuale (scomparso dopo il XIII secolo). Questo sistema era formato da caso retto (cas sujet) → forme derivanti dal nominativo, e caso obliquo (cas régime) → forme derivanti dall'accusativo.

  1. In questa situazione non si parla quindi di un caso grammaticale a sé stante: ad esempio, in latino il genitivo è un caso obliquo, ma questa lingua non contempla il caso obliquo nel novero dei suoi casi, allo stesso modo in cui il nominativo è un caso retto ma non esiste il caso retto.
  • Faruk Abu-Chacra, Arabic. An Essential Grammar, Routledge, Londra e New York, 2007.
  • Omar N. Koul, Modern Hindi Grammar, Dunwoody Press, Stati Uniti d'America, 2008.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]
  Portale Linguistica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di linguistica