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Storie in viaggio · Dec 3, 2025

Ripartire dal silenzio della casa

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Quando capisci che è il momento di fare spazio, dentro e fuori di te.

C’è un momento nella vita in cui ti accorgi che non puoi più lasciare le cose così come sono. Non parlo solo degli oggetti, ma di tutto ciò che ti circonda e che non ti assomiglia più, che pesa, che impedisce al respiro di scorrere. Di solito questo momento non arriva con rumore: si avvicina piano, come una consapevolezza che cresce lentamente, mentre altre volte ci travolge all’improvviso. E quasi sempre la prima cosa da cui sentiamo il bisogno di partire è ciò che ci circonda. Spesso, sistemare la casa diventa il primo passo.

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Qui in Svezia, la luce che svanisce in fretta e i primi freddi mi hanno aiutata a riconoscere questo passaggio. La mia casa, con le sue stanze raccolte, i libri, le stoffe, gli oggetti che trattengono storie, è diventata il punto da cui ripartire. Nonostante i lavori siano tanti, non ho fretta. E questo è tutto dire, considerando che dovrei occuparmi anche di alcuni lavori di ristrutturazione qui al Little Cottage. Ogni gesto è lento, meditativo, quasi rituale. Passare le mani sugli oggetti, decidere cosa tenere e cosa lasciare andare, riordinare angoli e ripiani: tutto questo mi aiuta a trovare chiarezza dentro di me. Una chiarezza che non riguarda solo la casa, ma una parte molto più vasta del mio presente. E da qualche parte bisogna pur ricominciare, anche se a piccoli passi.

E mentre sistemo, incontro la mia creatività sospesa: il ricamo, i fili, gli strumenti che custodiscono storie profonde. Li guardo come si guarda qualcosa di fragile e prezioso. Non è ancora il momento di riprendere in mano il lavoro, ma il semplice atto di fare spazio mi prepara, lentamente, a tornare a creare con più leggerezza. Per ora mi basta questo: fare spazio. E già mi sembra molto.

Mi accorgo che il lasciar andare non riguarda solo gli oggetti. È un esercizio silenzioso per liberarsi dei pesi invisibili, per ritrovare ciò che conta davvero. Ogni stanza che riordino, ogni pensiero che annoto sul taccuino, ogni piccola routine ritrovata, il bollitore che torna a fumare accanto alla stufa di ghisa nel mio studio, le camminate nel giardino ghiacciato, i cristalli di brina che trasformano le foglie in piccoli gioielli: tutto questo è un modo per tornare a vivere con più presenza.

Sto scrivendo mentre la luce del giorno si ritira. Le giornate si accorciano e ogni volta me ne accorgo un po’ di più. Eppure, è strano dirlo: questo buio, che di solito mi spaventava, ora mi sembra un rifugio. Il non essere vista, in ogni senso, mi fa stare bene.

Quando il buio arriva a metà pomeriggio, mi ritrovo in nuovi piccoli rituali: scegliere ricette da vecchi ricettari, catalogare le fotografie. Migliaia di ricette e immagini accumulate negli anni, che ho sempre rimandato di sistemare. A volte mi sorprende pensare a quanto le nostre giornate siano diventate fitte, veloci, così piene. E come anche solo cinque anni fa tutto sembrasse più semplice, più vero. Ripenso ai primi mesi dopo il mio trasferimento in Svezia, quando il tempo sembrava dilatato e il blog era il mio modo di tenere traccia di ogni passo.

Blog. Solo dirlo mi riporta a un’altra epoca, quando nei blog si trovavano piccoli mondi gentili, luoghi di pausa e meraviglia. Oggi i social, che avrebbero dovuto avvicinarci, spesso fanno il contrario, almeno per me. Così, di recente, ho pensato seriamente di chiuderlo, il mio blog. Perché continuare qualcosa che richiede così tanta energia, quando intorno tutto corre in direzioni opposte?

Eppure, nel momento di scegliere, ho sentito un no. Un no calmo, fermo. Se qualcosa richiede fatica non significa che non valga. Forse, anzi, è proprio il contrario. E allora sì: posso e voglio trovare il tempo per prendermene cura. Perché scelgo di prendermene cura ancora una volta.

Perché il blog, questo posto che per un po’ ho creduto di lasciare, è ancora casa per me. E ora, dopo tanto tempo, mi sento pronta a tornarci con lentezza, senza fretta. Tornare a condividere frammenti di ciò che sto imparando: rallentare, fare spazio, custodire le piccole cose che rendono la vita più gentile.

Sono stata travolta dalla vita proprio mentre cercavo di rinnovarlo, ma i punti fermi restano gli stessi: un luogo raccolto, un porto sicuro, un modo per ritrovarmi. Un po’ come questa nuova casa qui su Substack, che sto ancora imparando a conoscere e che, lo ammetto, mi sta sorprendendo con una calma che pensavo perduta.

Se vi va di camminare con me, anche solo per un tratto, vi aspetto.

A presto,

Antonella


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