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Storie in viaggio · Nov 13, 2025

Il respiro dell’autunno

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Antonella Crisci · Storie in viaggio

Ciao,

è passato molto tempo dall’ultima volta che ho scritto.

In queste settimane ho pensato spesso a come riprendere da dove avevo lasciato e alla fine ho capito che non c’era un punto da cui ricominciare, ma solo un respiro da seguire.

E così dopo un lungo periodo di silenzio, torno a scrivere. Come fa l’autunno con la luce: piano, senza clamore. C’è qualcosa nell’autunno che somiglia al silenzio che sto attraversando. Le giornate si accorciano, i rumori si fanno ovattati, e io mi sono trovata a fare lo stesso: ritirarmi, in silenzio, come le foglie che tornano alla terra, lasciando ben in vista l’albero spoglio.

Non è un ritorno rumoroso, né una stagione che si chiude del tutto.

Perché la verità è che non tutto è passato. E, paradossalmente, mentre scrivo, mi accorgo che ci stiamo avvicinando a un anno esatto da quando tutto mi ha travolto. Come se non bastasse il periodo intenso che stavo attraversando mai avrei pensato a nulla di più devastante.

Eppure, in questo silenzio, ogni cosa continua a sedimentare a suo tempo, senza fretta. Cammino lentamente tra queste sensazioni, accogliendo il vuoto come spazio necessario per ritrovare la mia voce. Anche perché, in verità, non vedo altre soluzioni.

Il silenzio che sto attraversando non è vuoto. È un tempo sospeso, come quelle giornate d’autunno in cui il vento trattiene le foglie per un attimo prima che cadano. Negli ultimi mesi ho scritto poco, ma ho osservato e ho pensato tanto. Ho guardato la mia casa, gli oggetti, i gesti quotidiani con un’attenzione diversa. Ho ascoltato pensieri che rimanevano in giro per casa, ricordi che bussavano piano ed emozioni che travolgono e chiedono tempo per essere guardate senza fretta e, forse, con un po’ meno dolore. Ogni gesto quotidiano, ogni piccolo rumore, era amplificato dalla quiete che mi circondava e che, in fondo, cercavo. Come se ogni piccola cosa potesse raccontarmi chi ero stata e chi sono diventata, anche nelle parti che ancora fatico a riconoscere.

In questo tempo sto cercando di fare spazio: dentro e fuori di me.

Sto lasciando che le cose si sistemino lentamente, in una sorta di illusione, senza forzare il passo, anche se so che non sarà mai del tutto possibile. Paradossalmente, più cercavo di stare al passo, più mi chiedevo il perché. Forse sarebbe stato meglio non fare nulla, restare anestetizzata il più possibile, perché il risveglio ogni giorno che passa è sempre più spaventoso.

Scrivere, per me, non è solo raccontare: è capire.

E per un po’ non ci riuscivo. Le parole non uscivano, o forse non avevano un posto dove posarsi. Così ho taciuto, ma ho continuato a osservare. Non tutto è risolto, e forse non lo sarà mai completamente. Ma ho capito che il silenzio non è assenza: è difesa, e forse è preparazione. È il terreno fertile in cui possono radicare nuovi pensieri, nuove parole, nuova forza per tornare a scrivere.

In autunno, la natura lascia andare senza clamore, ed è quello che sto cercando di fare anch’io. Le foglie cadono, gli alberi si spogliano, eppure tutto continua a vivere sotto la superficie. Ho scoperto che il mio silenzio assomiglia a questo processo: non è un abbandono, ma una preparazione. A cosa, non saprei.

Lasciare andare non significa dimenticare o mettere un punto definitivo.

Significa concedersi il tempo per sentire, per osservare, per far sedimentare emozioni e pensieri.

Ogni foglia che cade ricorda che anche ciò che sembra perduto può diventare nutrimento per ciò che verrà anche se, a volte, mi sembra una vana consolazione per ciò che non sarà più uguale.

Paradossalmente, mentre mi avvicino a un anno da quando tutto mi ha travolto, sento che questo tempo di silenzio ha avuto senso, proprio perché mi ha permesso di vedere le cose con maggiore chiarezza.

Non tutto è sistemato e forse mai lo sarà ma qualcosa dentro di me ha trovato forza nelle radici più profonde, pronte a sostenere ciò che è rimasto.

Ed eccoci qui: sto tornando a scrivere. Con calma, senza pretendere che tutto sia già chiaro o sistemato. Non con la fretta di riempire pagine o recuperare il tempo perso, ma con la pazienza di chi sa che ogni parola ha bisogno del suo spazio.

Ho ricominciato dal blog, con alcuni post che raccontano frammenti di questo periodo che sembra infinito: riflessioni sul tempo che passa e piccoli gesti che diventano significativi quando li osservi con attenzione. Ogni riga scritta è come un passo tra le foglie cadute: lento, attento, ma dannatamente reale. Tornare a scrivere significa anche riconnettermi con chi mi legge.

La mia avventura qui su Substack era appena iniziata tanto da non farvi sentire davvero la mia mancanza ma il lungo silenzio sul blog e su Instagram ha fatto sì che chi mi conosce cogliesse il momento delicato che stavo (e sto) attraversando.

Vuole dire condividere senza pretendere risposte immediate, accogliere chi vuole fermarsi a leggere e camminare insieme, anche solo per un pezzo di strada.

Come l’autunno insegna, non c’è fretta: c’è solo il ritmo naturale del tempo e delle parole. E io sono pronta a seguirlo, piano ma con intenzione in questo periodo in divenire: non so bene che forma avrà, ma se avrete la pazienza e la comprensione che, da sempre, mi circondano, lo capiremo insieme.

Se volete, mi trovate sul blog.

Nel frattempo, condividilo con chi pensi possa essere interessata! Ogni supporto è importante per me. Grazie ❤️

A presto,

Antonella

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Read the original on antonellacrisci.substack.com

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