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Dinamiche Uomo-Donna · Jul 18, 2026

L'ascesa del vigilantismo

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Andrea Rodolfo Nadia · Dinamiche Uomo-Donna

Parentesi breve, prima di un articolo bello impegnato.

Un paio di giorni fa, su varie piattaforme social, ho chiesto a chi si era indignato del comportamento di Giuseppe Barboni che cosa avrebbe fatto al posto suo per rimuovere dalla strada l’iracheno ubriaco che bloccava il traffico a San Benedetto del Tronto e per evitare che lo rifacesse, a parte chiamare la polizia sapendo che non avrebbe risolto nulla. Qui la trascrizione del video:

Faccio una domanda sincera a quelli che ritengono vergognoso e barbarico il gesto del militante di Futuro Nazionale che ha picchiato l’immigrato che bloccava il traffico a San Benedetto del Tronto. Partendo da alcuni fatti.

1) Bloccare il traffico non è cosa da poco. Non significa dare semplicemente fastidio. È grave e pericoloso. Immaginate di avere un’emergenza seria e trovare uno che blocca il traffico. Immaginate un’ambulanza che trova uno che blocca il traffico.

2) Quel tizio stava lì da due ore, era ubriaco, belligerante, aveva già dato problemi grossi in altre occasioni, si era già dimostrato violento, era già stato arrestato e rilasciato più volte.

3) Il video integrale – non gli ultimi venti secondi tagliati e pubblicati dai giornali per creare la storia del fascista che aggredisce un poverino a caso – mostra che il militante gli ha chiesto educatamente per diversi minuti di spostarsi, ha ricevuto insulti a profusione, una manata in faccia pure, e a quel punto lo ha riempito di botte.

Fatto presente tutto questo, la mia domanda è: voi come vi sareste comportati? Che avreste fatto per spostarlo da lì? E che fareste per evitare che lo rifaccia?

Cortesemente, non rifugiatevi nell’ignavia rispondendomi “non spetta a me / avrei chiamato le forze dell’ordine”. Le forze dell’ordine erano già state chiamate. E sappiamo benissimo che far arrestare gente del genere significa ritrovarla esattamente dov’era il giorno dopo.

Accettare che le cose vadano sempre più in merda dicendo “non bisogna mai usare la violenza”, “è sbagliato farsi giustizia privata” è mascherare la propria codardia da virtù morale. Sono frasi fatte che si racconta chi non ha le palle di chiedere a un gruppo di maranza sul treno di abbassare la musica per giustificare la propria passività e sentirsi bene con se stesso.

Cosa avreste fatto se fosse toccato a voi intervenire?

Il video ha avuto un riscontro che non mi aspettavo. Fra YouTube, Instagram e Facebook ho ricevuto migliaia di commenti, e voglio fare un paio di considerazioni. La prima è un chiarimento sulla mia posizione, che qualcuno potrebbe aver legittimamente frainteso.

Non sono un fan del vigilantismo. Il funzionamento di una società civile richiede che i cittadini rinuncino a farsi giustizia da sé per lasciarla nelle mani dello stato. Ma come ha detto il mio buon amico Matteo Fais nel suo articolo in difesa di Mario Roggero, questa rinuncia comporta un patto: che lo stato si occupi effettivamente di dare giustizia al cittadino e di difenderlo dai criminali. Nel momento in cui questo patto viene meno – ed è sotto gli occhi di tutti che sia venuto meno, in buona parte perché, come ho detto in un’altra occasione, non ci si può aspettare che un’acquario pensato per ospitare tonni ospiti tutta la fauna marina – imporre al cittadino di rinunciare a far da sé significa a tutti gli effetti imporgli di restare inerme.

In uno stato che funzionasse, che tutelasse efficacemente i suoi cittadini, sarei il primo a voler punire gesti come quello di Giuseppe Barboni – o quello di Mario Roggero, visto che ho menzionato anche lui – anche con pene più severe di quelle per l’ubriaco che bloccava il traffico e per i tre rapinatori rispettivamente. Ma non siamo in quello stato. E no, non è legittimandoli che diventeremo il Far West. Siamo già il Far West. Lo siamo diventati nel momento in cui è diventato inutile denunciare un furto e normale leggere sui giornali “soggetto noto alle forze dell’ordine accoltella passante”. Allo stato attuale, gli uomini disposti a intervenire autonomamente sono l’unico medicinale rimasto – illegale, pieno di effetti collaterali, tutto quello che volete – per impedire l’ulteriore avanzata del cancro.

E qui veniamo alla seconda considerazione: cos’avrebbe fatto chi tanto si indigna per l’uso di questo medicinale, se gli fosse toccato rimuovere l’ubriaco dalla strada senza poter contare sulla polizia? Ammetto di non aver letto tutti i commenti perché sono veramente troppi, ma ne ho letto qualche centinaio e, come mi aspettavo, ho ricevuto ben poche risposte.

Diversi ci hanno tenuto a dirmi che non erano tenuti a rispondermi. Prendo atto che significa che una risposta non ce l’hanno, perché altrimenti, mi ci gioco quanto volete, non avrebbero visto l’ora di scriverla per smerdarmi.

I più onesti hanno detto che sarebbero intervenuti usando la forza, ma non “quel livello di violenza”. Che è cosa nobile nell’intento, ma, mi permetto, mostra l’ingenuità di chi non è mai stato realmente coinvolto in situazioni simili: spostare un uomo con la forza significa inevitabilmente incorrere in un confronto violento. E in tutta la colluttazione, l’unica mossa di Barboni che avrebbe potuto effettivamente fare danni seri all’iracheno è stato sbatterlo a terra. Nel momento in cui gli è andato sopra, gli ha dato letteralmente colpetti. Come ha notato chiunque abbia lottato almeno qualche volta, se avesse avuto seriamente intenzione di fargli male glie ne avrebbe fatto molto di più. E infatti lo si è visto praticamente illeso a un’intervista di qualche giorno dopo.

Altri hanno ammesso che di intervenire non se la sarebbero sentita perché avrebbero solo rischiato la propria incolumità. Che è perfettamente legittimo, ma, in tal caso, direi che si perde anche un po’ il diritto di sindacare sui metodi usati dall’unica persona che ha avuto il coraggio di intervenire.

Detto questo, voglio chiudere ‘sta storia con un po’ di leggerezza prima di tornare ai miei soliti temi, quindi chiudo con lo screen del commento migliore. Anzi, dei due commenti migliori!

Questo lo vorrei incorniciare. Merita il premio brainrot dell’anno 2026. È una poesia postmoderna. Un’ode alla perdita di significato delle cose e all’abbandono della capacità di processare il reale, completamente assorbita dai tic nervosi della discussione social.

Ma anche a quest’altro ci tengo a dare una menzione d’onore. I miei bicipiti, ahimè, si notano anche quando indosso le maniche lunghe. L’unico modo che avrei per nasconderli sarebbe indossare un sacco dell’immondizia. Cionondimeno, sono lusingato che all’autore del commento siano piaciuti.

Mi ha fatto pensare a Yasmina Pani e a Flaminia Bonanni. Con Yasmina ho avuto dei noti dissapori, con Flaminia non mi è mai capitato di parlare, ma in ogni caso a entrambe dico: ragazze, in questo momento vi capisco moltissimo!

Read the original on andrearodolfonadia.substack.com

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