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Nell’aprile scorso il Ministero della Sicurezza di Stato cinese ha accusato “forze ostili straniere” di finanziare influencer per diffondere tra i giovani la propaganda dello “starsene sdraiati”, la resistenza passiva che si esprime attraverso il rifiuto di comprare casa, sposarsi, fare figli, consumare, avere una vita attiva come vorrebbe il Partito. Il ministero non ha fornito prove e i giovani da parte loro hanno risposto con sarcasmo.
“Tangping” (躺平, “starsene sdraiati”) è il termine diventato di uso comune nel 2021 e che descrive il rifiuto crescente dei giovani cinesi di partecipare alla competizione sociale imposta dal sistema. La disoccupazione giovanile ufficiale ha raggiunto il 16,9% nel marzo 2026, mentre altre fonti stimano un dato che va dal 34% al 40%. L’articolo del Ministero, pubblicato il 28 aprile, imputava il fenomeno a organizzazioni straniere che produrrebbero in serie video con slogan come “starsene sdraiati è giustizia”.
Lo “starsene sdraiati” è l’espressione collettiva di coloro che hanno constatato come gli sforzi individuali, in un sistema con prezzi immobiliari pari a 40-50 volte il reddito medio annuo, non producano risultati.
Su Weibo l’hashtag del tangping è stato censurato, ma i commenti hanno continuato a proliferare. I più frequenti chiedevano con finto candore che lo stato assegnasse un buon lavoro a chi intende smettere di stare sdraiato, o proponevano di criminalizzare il tangping con la pena di otto ore di lavoro al giorno, un sogno irraggiungibile per chi vive nel regime del 996 (dalle 9 alle 21, sei giorni a settimana). Un commento, poi censurato, ha colto il nodo della questione in una manciata di parole: “Se non ci lasciate stare sdraiati, ci state forse chiedendo di sollevarci tutti insieme?”
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