“Barbalbero e la sua foresta si stanno svegliando” (Dario Amodei, Policy on the AI Exponential)
12 giugno 2026, orario di apertura della Borsa. SpaceX debutta al Nasdaq: settantacinque miliardi di dollari raccolti vendendo 555,6 milioni di azioni. Valutazione target: 1,75 trilioni di dollari, la più alta della storia delle quotazioni primarie. Il 30% delle azioni è andato agli investitori retail, contro il tipico 5-10% delle IPO standard: un segnale esplicito che Musk vuole il pubblico al fianco delle istituzioni. Il driver del valore è Starlink: circa 10 miliardi di ricavi nel 2025, il 58% del totale. Quello che si quota, in sostanza, è il più grande operatore satellitare commerciale del pianeta, con copertura internet globale e contratti militari ad alta marginalità.
Sei ore dopo, Anthropic ha ricevuto una direttiva del governo statunitense. Effetto immediato: sospensione totale dell’accesso ai modelli Fable 5 e Mythos 5, rilasciati da poche ore, per qualsiasi cittadino non americano, dentro o fuori il territorio degli Stati Uniti. Anthropic ha disattivato entrambi i modelli per tutti, inclusi i propri dipendenti, perché una compliance selettiva avrebbe richiesto di bloccare anche staff interno nato all’estero. La motivazione governativa è la scoperta di un metodo di jailbreak su Fable 5 considerato preoccupante per la sicurezza nazionale. Anthropic ha pubblicato una nota in cui dichiara di non condividere lo standard (”se applicato all’industria, fermerebbe ogni deployment di frontiera”), ma di adeguarsi all’ordine.
Appena due giorni prima, il 10 giugno, Dario Amodei (CEO di Anthropic) aveva pubblicato un lungo saggio intitolato Policy on the AI Exponential. Si apre con una scena tolkieniana: Barbalbero, il vecchio Ent della foresta di Fangorn, è tanto saggio quanto lento, talmente lento che impiega un'intera giornata per dire "buongiorno" a un altro albero. Per Amodei, le istituzioni politiche americane sono Barbalbero davanti all'AI che corre alla velocità degli Hobbit. La tesi del saggio: serve svegliarlo, in fretta, perché impari a regolamentare i modelli di frontiera in modo serio, qualcosa di simile all'FAA per gli aerei, con test obbligatori, audit di terze parti, potere governativo di bloccare un deployment se non supera le verifiche. Argomento ben costruito. La regolamentazione che è arrivata 48 ore dopo, però, non aveva la forma dell'FAA. Aveva la forma di un export control: un'azienda americana, un prodotto strategico, una lista di chi può o non può accedervi in base alla nazionalità.
Sembra tutto tremendamente nuovo e frenetico, ma la Storia si ripete. Negli anni Settanta, alcuni farmaci e tecnologie americane esistevano legalmente solo per americani: il governo USA li classificava come prodotti strategici, e ne regolava l’export paese per paese con liste di acquirenti autorizzati e divieti basati sulla nazionalità. La FDA decideva chi poteva produrli, il Dipartimento del Commercio decideva chi poteva comprarli, e l’industria mondiale si organizzava di conseguenza. È esattamente il regime che, per la prima volta in modo plateale, si sta applicando ai modelli AI di frontiera. Solo che, a differenza dei farmaci, ai modelli AI possono parlare miliardi di persone in tempo reale. Quando una nazione cambia le regole, il resto del mondo se ne accorge subito.
PS Quale che sia il senso di questi eventi epocali, J.R.R. Tolkien resta lo scrittore preferito di ogni parte in causa.
All’Apple Park di Cupertino, Tim Cook è salito sul palco di WWDC come CEO per l’ultima volta. Lo aveva annunciato ad aprile, succession plan in atto. Il keynote ha avuto un tono quasi commemorativo nei primi minuti, poi è andato dritto sull’AI con un peso che nessun WWDC degli ultimi tre anni aveva avuto. Siri AI debutta come app dedicata, sviluppata in partnership con Google e basata su Gemini, in arrivo su iPhone, iPad e Mac. Riconoscimento contestuale a schermo, memoria di conversazione, editing di immagini integrato, e un sistema di Multi-AI Extensions che permette di scegliere quale modello di terze parti risponde a quale tipo di richiesta. Claude entra ufficialmente su iPhone per la prima volta come opzione utente.
Apple, dopo due anni di Apple Intelligence sotto le aspettative, ha smesso di provare a fare tutto in casa. Adesso brokera. Siri diventa un router che instrada le query verso i modelli di chi sa farli: Google di default, Anthropic per il coding, altri partner per casi d’uso specifici. Un cambio di approccio rispetto alla strategia “tutto on-device” che la stessa azienda ha predicato per una vita.
Visa e OpenAI hanno annunciato una partnership che trasforma ChatGPT in un’interfaccia di pagamento. L’utente collega le credenziali Visa al proprio account, e il chatbot completa gli acquisti direttamente. Non più “ecco i prodotti che potrebbero piacerti”: è il chatbot che esegue la transazione, indipendentemente dall’esistenza di un’app del venditore. Visa fa da rail, OpenAI da intermediario.
Il 1° giugno Anthropic ha depositato confidenzialmente i documenti per l’IPO presso la SEC. Sette giorni dopo, l’8 giugno, l’ha fatto OpenAI. Entrambi sono filing confidenziali: nessuna metrica pubblica su prezzo, numero di azioni, ticker, data del debutto. Quello che si sa è il contesto. Anthropic ha appena chiuso una Series H a 965 miliardi di valutazione, OpenAI è valutata circa 852 miliardi al suo round più recente di marzo. Le due saranno le IPO più grandi della storia del settore AI dopo SpaceX, e tutte e tre arriveranno sul mercato pubblico entro il quarto trimestre.
Il timing è inquieto: il deposito di Anthropic è arrivato pochi giorni prima del divieto governativo del 12 giugno sui non-americani. La stessa azienda che chiede al mercato pubblico di valutarla per il proprio potenziale di crescita globale non può più esporre i propri modelli più avanzati a quel mercato globale. Come si valuta una società la cui distribuzione internazionale è soggetta a discrezionalità governativa? La SEC dovrà rispondere nelle ammissioni. Per ora, la risposta è ignorarla.
A GTC Taipei NVIDIA ha annunciato Cosmos 3, il primo world model open di scala industriale. Architettura mixture-of-transformers, due varianti subito disponibili (Nano da 16 miliardi di parametri, Super da 64), una terza Edge da 2 miliardi entro fine anno. Cosmos 3 è il software base per addestrare robot e veicoli autonomi senza bisogno di dati raccolti nel mondo reale.
A corredo, NVIDIA ha presentato l’Isaac GR00T Reference Humanoid: chassis Unitree H2 Plus (1,80 m, 68 kg, 75 gradi di libertà), mani tattili Sharpa Wave a cinque dita, modulo onboard Jetson AGX Thor T5000 da 2.070 teraflop FP4, software stack completamente open. La strategia è la stessa di Android per gli smartphone: vendere il sistema operativo, gli strumenti di sviluppo e l’hardware di riferimento, e lasciare che il mercato si componga sopra.
La Cina ha annunciato un piano di investimenti pubblici da 295 miliardi di dollari sull’infrastruttura AI da realizzare entro il 2028. La cifra è ufficiale, dichiarata dalla National Development and Reform Commission a inizio giugno. Comprende data center governativi a basso consumo, reti energetiche dedicate al training dei modelli, una nuova generazione di chip prodotti localmente per ridurre la dipendenza da NVIDIA, e fondi mirati per laboratori statali ed équipe di ricerca aperti a scambi internazionali selezionati.
Il numero è meno enorme se confrontato con il capex degli iperscaler USA. Ma è enorme rispetto ai bilanci pubblici di ricerca degli altri paesi. La Cina sta scegliendo di trattare l’infrastruttura AI come l’industria pesante degli anni Cinquanta: un investimento di Stato lungo un decennio, con curvatura politica e direzione strategica.
Sempre il 12 giugno, dal palco di VivaTech, è arrivata la conferma: Mistral AI sta chiudendo un round da circa 3 miliardi di euro a una valutazione di 20 miliardi. Una frazione minuta dei 965 miliardi di Anthropic o degli 852 di OpenAI. Ma Mistral, per definizione, può servire chiunque ovunque, ed è la prova che la corsa europea all’autonomia AI non è solo lessico politico francese.
Il dato più interessante è strutturale. La valutazione di Mistral cresce del 70% rispetto agli 11,7 miliardi di nove mesi fa. Il ricavo annuale ricorrente è arrivato a 400 milioni di dollari. Il governo francese tratta l’azienda come asset strategico nazionale al pari di Airbus o Total. Quello che il mercato sembra cominciare a prezzare non è solo la capacità del modello: è il suo passaporto.
Mentre la geopolitica AI si stratifica tra Stati Uniti, UE e Cina, l’Italia accelera a modo suo. Tre progetti di data center AI hyperscale, per oltre due gigawatt di capacità totale, formeranno entro la fine del 2026 quella che gli operatori del settore stanno cominciando a chiamare la “Puglia Data Center Valley”. I primi cantieri partono nelle prossime settimane, dentro un mercato data center italiano che passerà dai 7,5 miliardi di euro del 2025 a 13,5 miliardi nel 2030.
Tutti gli attori globali AI, alla fine, hanno bisogno della stessa cosa: server da accendere, energia per farli lavorare, terra su cui costruire. La Puglia, con clima migliore della Norvegia e costi più bassi di Francoforte, è di colpo geografia strategica. Il Mediterraneo può tornare a essere il bordo operativo dell’Europa?
Sono tre. Uno per blocco geopolitico. L’americano vive in una foresta di sequoie tra Washington e San Francisco. L’europeo abita una boscaglia mista fra Bruxelles e Berlino, parla spesso, in tre lingue. Il cinese sta in una foresta di bambù vicino Pechino, parla solo quando gli si chiede di farlo, e non accade spesso.
I tre Barbalberi hanno una funzione comune: decidono chi può inviare prompt a quali modelli AI. Il loro consenso è una sigla sul passaporto: il Permesso di Prompt. Senza, certe inferenze restano fuori portata. I cittadini americani hanno accesso pieno ai modelli americani, ridotto agli europei, bloccato ai cinesi. Gli europei accedono agli europei, rate limit severi sugli americani, niente cinesi. I cinesi solo i propri.
I tre Barbalberi non si sono mai parlati direttamente. Ogni tentativo di coordinamento internazionale rallenta nel punto esatto in cui un Barbalbero deve riconoscere l’esistenza di un altro. Ci vogliono anni.
Le aziende internazionali si adattano. Tengono team in ogni giurisdizione, addestrati solo sui modelli locali. Per progetti multi-blocco, si fa cabinet d’avvocati: un team per paese che condivide solo gli output, mai gli input.
Per questo esistono i compute exiles. Persone che cambiano paese per accedere a un modello specifico. Una linguista francese si trasferisce a New York per usare Mythos. Un ricercatore americano si trasferisce a Parigi per usare Mistral Enterprise. In cinque anni sono diventati milioni.
I confini fisici si attraversano con pochi controlli. I confini di inferenza no. Una persona con doppio passaporto può fare il giro del mondo in tre ore. Ma se vuole chiedere a tre modelli diversi cosa pensano di una stessa cosa, deve attraversare tre paesi in tre giorni.
Una scrittrice americana, intervistata da un magazine domenicale, dice di non aver più cambiato modello da quattro anni. “Non perché Claude sia il migliore. Perché è l’unico che mi parla in inglese senza chiedermi i documenti.”
I Barbalberi, intanto, dormono. Quando si svegliano, deliberano. Quando hanno deliberato, dormono di nuovo. Così le foreste crescono.
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