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Al piffero di Vittorio Bonzi · Aug 3, 2026

Piffero Singles Roundup #13 [agosto '26]

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Due parole di saluto pre-pausa + Piffero Playlist 06/08/26 con nuovi singoli

Eccoci! Come preannunciato, da adesso la rubrica Quick Roundup cambia nome e diventa Singles Roundup, che rispecchia meglio ciò che in effetti ha finito per essere — dal momento che si basa interamente sui singoli (non del tutto all’inizio, ma ormai sì) e che, alla fin fine, tanto “veloce” di solito non è, con tutti i video che escono. Il cambiamento è retroattivo, per non creare confusione numerando di nuovo le uscite da 1 (non siamo mica la Marvel Comics!); e ho già provveduto. E magari così confonde di più, ma ormai è andata.

Per il resto, ho aspettato un bel po’ a mettere insieme questa uscita e così ha finito per essere la più corposa apparsa finora; e con essa vi lascio prima della pausa agostana, che non so precisare quanto durerà — di certo non pubblicherò nel resto di questa settimane e nelle prossime due, ma non so ancora dire per la successiva (quella, cioè, che inizia il 24), se non che difficilmente riuscirò a pubblicare al suo inizio. Quel che è certo è che intendo riprendere al più tardi a settembre, al massimo ritmo che mi sarà possibile e piacevole, anche perché nel mentre sarà uscita un bel po’ di roba e altra ne uscirà — oltre al fatto che ci sarebbe una certa rubrica dei libri da riesumare, per non dire di seconde newsletter… (e il bello è che i libri, nel mentre, li leggo pure. Sigh). Ho davvero bisogno di lavorare all’organizzazione del tempo, anche per gli altri comparti della vita; sto provvedendo. E a proposito di tempo, non ve ne faccio perdere altro; cominciamo.


  • I fantastici Lankum di Dublino, dopo i risultati ottenuti, continuano col temporaneo scioglimento per dedicarsi ad altri progetti. Stavolta tocca alla roscia del gruppo Radie Peat, con questa Still I Love Him: le agre parole, su un amore clandestino in un contesto di lavoro duro e misero, sono state scoperte dall’amico e collega John Francis Flynn all’interno degli Irish Traditional Music Archives; essendo prive di melodia lo stesso John è intervenuto a dargliene una, e con l’arrangiamento drone è fatta. Il brano è un vero e proprio nuovo tradizionale, che si innesta sulla scia dei Lankum più lenti e struggenti (si veda Newcastle), pur distinguendosene per un arrangiamento più dimesso e abbondante in chitarra elettrica, e si guadagna la copertina con la sua ruvida bellezza. Si sa di tour (non da noi, e ti pareva) ma non di dischi.

  • È imminente (domani) l’uscita di Donn/Dubh, il disco electrofolk di Arun Sood & Angeline Morrison di cui vi ho detto l’ultima volta. Questa Òran Molaidh mi convince un po’ di più col suo incedere cantilenato, sebbene l’accostamento di timbri ancora non mi catturi.

  • I Bamako Express, con sede a Gand, Belgio, uniscono folk atlantico alle forme tradizionali dell’Africa occidentale; un mix non nuovo da quelle parti e sempre intrigante. Questa vivace e schitarrata Yira Ye prelude al disco L'Ombre du Croco in uscita a ottobre.

  • Spostandoci in terra d’Albione, torna in autunno Eliza Carthy col suo gruppo The Restitution (che ricordiamo per Queen of the Whirl, summa della carriera della Liza in quattro EP). Questa Mr Sits in the Dark è un folk rock ridanciano e piuttosto canonico che celebra il padre, il Grande Vecchio Martin Carthy. Il disco Frenemies esce in autunno.

  • Andiamo su territori più oscuri: la prossima settimana esce finalmente Bloodhorse!, nuovo disco di Grace Cummings da Melbourne; e siamo al terzo singolo, finora quello che più ha sciolto le mie iniziali perplessità: il piano pesante, gli svolazzi vocali e il tappeto d’arci di questa FAKE è una ballata mesmerizzante che ricorda i Nineties di molti di noi, come anche il video minimalista retto interamente sulla mimica di Grace.

  • Un po’ di bluegrass britannico con gli Honey & The Bear con una What’s left for Wishing pienamente nel loro stile; il disco A Wish & A Tide, per quanto faccia, non ho capito quando esce, ma mi pare sulla scia delle pubblicazioni autunnali a questo punto.

  • Siamo in Caledonia, dove l’ottima Josienne Clarke prosegue la sua serie di brani illustri con arrangiamenti minimali: a due mesi dal tradizionale Banks of the Swee Primroses, Josienne si cimenta stavolta non in un tradizionale, ma in un piccolo classico del British folk revival: nientemeno che Fotheringay, il brano scritto da Sandy Denny che all’epoca segnò il suo ingresso nei Fairport Convention: con arpa, tamburo e organo, ma soprattutto con una voce di sorprendente portamento, abbiamo una resa deliziosa di questa ballata sulla prigionia di Mary Stuart nel castello che dà il titolo al brano.

  • Tocca a una piccola istituzione come Natalie Merchant da Woodstock: il nuovo disco Cabinet of Wonder, in uscita più tardi nel mese, si compone di ben 17 brani tratti dal canone delle filastrocche per bambini, con un bell’arrangiamento classico eseguito dalla Chicago Symphony Orchestra. Il progetto a quanto capisco prevede un video di accompagnamento per tutte le tracce (ehp!); per ora ce n’è quattro e io qui ve ne propongo due: Little Miss Muffet e Humpty Dumpty, ambedue simpaticissime.

  • Siamo in Ibernia con un nuovo brano di Niamh Bury, a due anni di distanza dal bel debutto Yellow Roses (di cui non riuscii a dirvi, a mio disdoro). I Haven’t Gone è un brano essenziale che esalta la voce fascinosa, scura e metallica di Niamh (che per di più mi turba in altro modo), e di dischi nulla so.

  • Dall’Australia, il sempre prolifico compositore elettronico e chitarrista elettrico Oren Ambarchi ha in serbo per settembre il nuovo disco Cooked (di tre tracce, sulla cui durata mi aspetto sorprese). Per ora abbiamo un estratto (appunto…) di Hidden Tableau, una sorta di concerto ipnotico che si avvale, fra gli altri, delle tastiere di Jim O’Rourke. Non siamo esattissimamente nel mio mondo, ma è intrigante.

  • Li avevo scoperti e apprezzati nel '20 (appena dopo il per me cruciale 2019, anno che segnò la riesplosione del mio interesse per la musica del presente dopo parecchi anni) per poi, dopo qualche branino, vederli eclissarsi: parlo dei Sairie di Brighton, la cui psichedelia melanconica e graffiante mi aveva preso bene allorché ascoltai il loro primo EP Scarlet & Blue. Dopo uscite sporadiche, a sorpresa arriva il lungo di debutto, Beneath The Spreading Tree (data di uscita ancora ignota). Per ora possiamo goderci questa settantiana Harder Than It Seemed, impreziosita dalla voce tenue e liquida di Emma Morton.

  • Senza cambiare paese ma restando in tema di turbamenti, è in arrivo a ottobre un nuovo disco di Sorrel Nation, che documenta su Instagram la sua vita bucolica e riesce a condurmi a, per così dire, voli di fantasia anche quando bada all’orto sotto la caldazza. Ma sto divagando; il disco si chiama Creeping Thyme e il singolo di debutto è Ran Jonny Ran, nel consueto stile sospeso tra la West Coast in salsa albionica e vere e proprie escursioni nel country — con la voce di Sorrel che si mostra molto adatta, per limpidezza e portamento — il che mi prende tutto sommato meno di quando impasta il pane su Inst… ok, basta così.

  • Trad a profusione a questo giro: ci spostiamo a Dundalk, County Louth, per il nuovo disco dei Mary Wallopers, ottima formazione tradizionale che fa capo ai fratelli Charles e Andrew Hendy. Negli anni la formazione si è espansa e si è fatta sontuosa, sebbene con diversi rimpasti; ma non riscontriamo alcunché di ciò in questa Landlord’s Demise, allusione non proprio velata al problema del caro affitti che vede in azione solo gli Hendy a voce, bodhran e tin whistle. Il disco si chiama Paddywhackery e non so quando esce.

  • Passiamo a Londra per apprezzare il nuovo singolo dei Transglobal Underground, formazione al crocevia tra funky, elettronica e dub di sentore indiano. Questa bella e futuribile The Seahorse, dagli afflati un po’ cinematografici, non anticipa nuovi dischi a quanto mi consta adesso.

  • Chiudiamo la rassegna dei video (ve l’ho detto che andava per le lunghe…) con Tyler Ballgame dal Rhode Island che pubblica un singolo dal suo debutto For The First Time, Again uscito all’inizio di quest’anno per i tipi della Rough Trade. La proposta è quella di un pop rock reminiscente dei Fleetwood Mac, se non ho le traveggole, e questa Live It Down ne è un divertente esempio.


Completano l’offerta nuovi brani da Andries Boone, Borguefül, Eje Eje, Katherine Priddy, Maatakitj, Mama’s Broke, MWSOG, Nation of Language, Richard Thompson, Suzi Macgregor, Taftir, Trá Pháidín.

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È tutto. Buon agosto, buon lavoro a chi lavora, buone vacanze a chi vaca, i miei migliori auguri di riuscire a tenere testa alla canicola e alla prossima!

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