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Al piffero di Vittorio Bonzi · May 18, 2026

Piffero Roundup #44 [maggio '26]

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Vittorio Bonzi · Al piffero di Vittorio Bonzi

Eccoci! Sono indietrissimo coi riepiloghi, anche perché non avevo deciso come ricollocarli — alla fine li faccio entrare nel novero dei post di inizio settimana con playlist allegata e morta lì —, e per rifarmi in parte questo è più consistente del solito, con ben cinque dischi al posto dei tre-quattro che mi prefiggerei di norma.

Provo anche una nuova struttura delle schede, lasciando sempre un collegamento a una pagina ufficiale da cui sentire o acquistare il disco e mettendo l’embed da Bandcamp se c’è per sentirlo direttamente, senza stare a dirlo ogni volta. Cominciamo.

Etichetta: Warner Classics / Erato
Uscita: 17/04/26

Link per ascolto/acquisto

Torna il prolificissimo ensemble capeggiato da Christina Pluhar, tra le paladine del corrente revival della musica antica. Il titolo viene dalla torre di aspetto dorato che domina il fiume Guadilquivir a Siviglia, donde si ripartivano le rotte per il Sudamerica, e ciò ci dà già un’idea del materiale: brani che testimoniano i flussi culturali tra la Spagna e le ex colonie — Messico, Venezuela, Argentina e Cile — lungo un viaggio dal Cinquecento a oggi. A unirsi all’ensemble stavolta sono tre cantanti, la soprano belga Céline Sheen, Luciana Mancini dal fascinoso e scurissimo registro di contralto e il nostro, bravissimo tenore Vincenzo Capezzuto; gli strumenti sono chitarra e arpa barocche, l’ormai immancabile cornetto, clavicembalo, arpa, fisarmonica (di Francesco Turrisi), maracas e, più caratteristico di tutti, il cuatro venezuelano, una chitarra a quattro corde appunto, suonata da Manuel A. Sánchez che canta sui tradizionali e dà una grossa mano negli arrangiamenti.

Com’è consueto per l’Arpeggiata, si intrecciano composizioni d’autore e tradizionali, e la resa è eccelsa: spiccano Cumaná 500 años, variazione su un polo margariteño di Alonso Mudarra e il fulminante Fandango di Santiago de Murcia; fra i contemporanei sono eccelsi Yo vengo regando Flores, merengue di Agustín “Chupa Caña” Rivas e il lentone argentino La Diablera di Hilda Herrera su parole di Antonio Nella Castro. Fra i tradizionali si segnalano l’apertura di Guayabo Zarandeao, i pezzi di bravura di Que me entierren en un Arpa e La Petenera e il lungo e improvvisativo Pajarito en sol. Mirabolante.

Provenienza: Inghilterra
Uscita: 13/03/26

Link per ascolto/acquisto

Segue un “corto” di Cole Stacey, il 50% degli India Electric Co., di cui ebbi il piacere di dirvi in occasione del suo disco solista Postcards From Lost Places, bella raccolta intimista di sofisticate ballate folk legate a luoghi persi o abbandonati dell’isola d’Albione. Questo Live at St Nicholas Priory è appunto una riproposizione dal vivo di alcuni di questi brani nel ben noto monastero nel distretto di Exeter (nelle isole del nord è ormai usuale tenere di questi concerti profani in tali luoghi, molti gruppi che vi ho segnalato li inseriscono nei loro tour — sarebbe da pensarci). Le canzoni sono quelle che abbiamo già sentito e apprezzato, salvo per il breve inserto poetico di City Saint.

Provenienza: Regno Unito
Uscita: 13/02/26

Andiamo in Caledonia con le RANT, gruppo di cui, ahimè!, non ho mai scritto. Si tratta di un quartetto d’archi tutto al femminile che propone dell’ottimo, come lo chiamano, chamber-folk, “folk cameristico”, riarrangiato per archi (e ogni tanto voci) con gusto e ricercatezza. Questo quinto è dal vivo come ben si capisce, e documenta un concerto tenuto al Cottiers Theater di Glasgow il settembre scorso. Si parte col botto col balcanico Göran, seguono vari pezzi di bravura come la svolazzante Da Haa, la polifonia tenue e insinuante di Back Home, la squillante Rosemarkie Man che mi sa un po’ dei leggendari Blowzabella, e la dimessa Iceland verso la chiusura.

Etichetta: Glitterbeat/tak:til
Provenienza: Gothenburg, Svezia
Uscita: 10/04/26

Primo disco “lungo” dell’ottetto di Gothenburg capeggiato da Tommie Ek e Ibrahim Shahbo, che unisce krautrock e psichedelia in brani lunghi e pulsanti che strizzano l’occhio alla cultura dance e rave così diffusa nel paese. I brani sono spesso estesi e tendono a creare un flow, unendo elettroniche a percussioni esotiche come la mediorientale darbuka, timbri naturali assicurati da strumenti come lo scacciapensieri, il flauto e il saz, mandola della tradizione turca. Il risultato mi arriva come una sorta di versione pestata, trance e più strettamente mediorientale della Third Ear Band, se la cosa ha senso; con un risultato che cerca di trasportare fuori dal mondo e dalla storia, con una specie di collasso di folk, futurismo e primitivismo (quest’ultimo lo stiamo vedendo spesso e in molti media, aiutato dal fatto che ci troviamo in un’epoca di ingenti scoperte archeologiche; qualcuno più brillante di me avrebbe da farci delle riflessioni sopra), cantato da Alexandra Shahbo in svedese, turco e francese (la Francia è uno degli ingredienti della miscela, nella persona della flautista Fauna Buvat).

Il risultato finale consta di otto tracce mediamente estese che spesso hanno il sapore di estratti da sessioni improvvisative, che chiamano a lasciarsi andare più che ad apprezzare la struttura. Si segnalano la martellante apertura di Bland Stenar con continuo di scacciapensieri, il lisergico singolo Bland Traden con la sua house millenaria, e la lunga e vibrante elettronica ballabile di Frusen mossa. Alzate il volume e state attenti alle pareti.

Provenienza: Sheffield, RU
Uscita: 01/05/26

Ne parlavo poco tempo fa a proposito di Hannah James, ed eccoci col nuovo disco del trio femminile Lady Maisery insieme al duo virile Jimmy Aldridge & Sam Goldsmith, il secondo a vedere unite queste due formazioni. Il disco non è altro che il seguito di Awake Arise, spettacolare raccolta di tradizionali arrangiati sull’inverno, stavolta dedicato però all’estate.

Proprio come l’altra volta il disco cerca di fermare uno spettacolo piuttosto articolato offerto al pubblico, che alterna canzoni, poesia, recitativi, musica concreta e suoni ambientali per evocare la stagione — il risultato si condensa in ben 27 tracce di durata variabile. Difficile fare una cernita tra brani così consolidati, perdipiù pensati per l’ascolto insieme, ma dovendo proprio si segnalano l’apertura solare di Summer’s In, il recitativo rockeggiante di May Day, l’incalzante Mikaelidagen, il pop settantiano di Aftermath e il singolo Good As Gone a fornire una struggente chiusura. Strettamente per appassionati del folk isolano, ma a questo punto non mi è riuscito ancora di convertirvi tutti?

Chiudiamo la rassegna con un paio di brani singoli che non trovo sulle piattaforme di streaming tradizionale e che, quindi, non posso mettere in playlist (una delle fattispecie a cui riservare il roundup): un estemporaneo ritorno dei Sairie di Brighton con due versioni, una Tous Les Garçons Et Les Filles resa famosa da Françoise Hardy e la May Carol la cui resa più nota è forse quella di Shirley Collins. A seguire un originale dell’arpista e cantante indoscozzese Chloe Matharu, dedicata alle torbiere ardenti che punteggiano il paesaggio dell’isola di Lewis.

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Per il riepilogo è tutto. Ora tocca alla playlist, con ulteriori brani di Amy Gadiaga, The Breath, Sevkoya, Simone Campa & Riccardo Di Gianni, Yamasuki.

Di seguito il bottone per accedere alla playlist da Deezer, che con un paio di altri clic vi permetterà di esportarla su Spotify, YouTube Music o Apple Music. Seguono i link agli scorsi aggiornamenti e i consueti bottoni per la condivisione.

Non mi resta che ricordarvi che la cancellazione delle playlist su Spotify e YouTube Music prosegue, e alla fine di questa settimana ci saluterà quella del 23 aprile '25. È davvero tutto; buona settimana e alla prossima!

Ascolta la playlist

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Read the original on alpiffero.substack.com

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