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Al piffero di Vittorio Bonzi · Jun 29, 2026

Piffero Singles Roundup #12 [giugno '26]

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Vittorio Bonzi · Al piffero di Vittorio Bonzi

Eccoci! Riprendiamo dopo la pausa con un bel po’ di singoli, la grande maggioranza dei quali con video, che preparano il terreno alle uscite tra luglio e settembre. La faccenda è impegnativa, per cui cominciamo subito.

  • Per la copertina fa sempre piacere restare in Ibernia, stavolta con un nuovo brano della fiddler e cantante Clare Sands. Anam Cara è un bel brano originale dall’arrangiamento sontuoso realizzato a Belfast sulla scorta dei recenti disordini, e cerca di evocare un senso di unità senza disdegnare delle progressioni alquanto americaneggianti. Il relativo disco, They Tried to Bury Us, esce a ottobre.

  • Geograficamente ci spostiamo di poco, con una collaborazione tra Angeline Morrison, di cui tante volte vi ho volentieri detto, e il musicista e scrittore indo-scozzese Arun Sood. I due sono entrambi di origine mista ma con un radicamento comune nelle Ebridi, e proprio su questo si basa il disco, Donn/Dubh (“Bruno/nero”), che esce il 7 agosto per i tipi della Real World. L’ispirazione viene da alcuni testi celtici dell’alto medioevo in cui i venti venivano tracciati con diversi colori; e il materiale consiste di melodie folk frammentate e riassemblate in una direzione elettronica, non solo con i drone ormai alla moda ma anche con dei beat, sconfinando su territori ambient. Il singolo A Rìbhinn a Bheil Cuimhn’ Agad vede Angeline vagare in cerca di una ghruagach dhonn, “ragazza bruna”, come uno spettro del passato, prima che il brano esploda ad abbracciare il paesaggio. Confesso che il pastiche non mi ha esattamente convinto, ma date un’orecchiata e giudicate da voi.

  • Passiamo alla psichedelia turca col nuovo singolo dei BaBa ZuLa da Istanbul, che festeggiano i 30 anni di attività col nuovo disco XXX, in uscita il 19 settembre. Per ora abbiamo il singolo Kutsal Zeytin Halayı (“La danza Halay dell’olivo sacro”) che con motoristico incedere celebra l’ulivo come simbolo da contrapporre alle forze che stanno plasmando questi tempi turbolenti.

  • Ancora psichedelia e i suoi derivati in Cornovaglia, con un altro singolo dei Blind Yeo, il cui primo disco “lungo” The Lemoine Point esce il 28 agosto. Questa volta tocca alla title track, un brano sospeso e ritmatissimo che cerca di evocare il luogo liminale in cui ci si trova quando si sta ritrovando un centro dopo un grande dolore, in cui l’amore perduto appare come un peso inamovibile.

  • Aspettiamo sempre (voi, io ce l’ho in anteprima) il nuovo disco di Amelia Baker, in arte Cinder Well, californiana di ibernica adozione il cui doom folk ho sempre coperto con dolorosissima gioia. A Blooming Body esce a metà luglio e qui abbiamo il bel secondo singolo Beyond the Pale, che per gli standard della nostra ha un certo tiro e sorprende con gli inserti di clarinetto in coda. Il video è il frutto di un’immagine onirica che immagino ispirata dalle caldazze recenti.

  • Nuovo singolo di un disco uscito lo scorso autunno, ma non lo conoscevo e quindi approfitto. Danny Kuttner, cantante olandese dal bel timbro brunito (e di una bellezza eterea che mi ha turbato alquanto sulle prime) in questa Big Mouth unisce “lo-fi, neo-soul e jazz” in un brano cullante, arpeggiato e comunque più europeo di quanto suggerirebbe la presentazione, a partire dalla formazione cameristica con tanto di violoncello. Il disco Lilly, dicevo, è dell’ottobre scorso, ma il singolo è fresco e quindi niente.

  • Nuovo singolo di Grace Cummings da Melbourne, il secondo tratto dal disco Bloodhorse! che esce a metà agosto (in patria è un’uscita invernale, ha senso). I’m not Crazy rimanda a tanto cantautorato dei '70-'80 con le sue schitarrate in fuzz, e nel complesso mi ha convinto ben più della precedente My God.

  • L’ordine alfabetico mi porta a far apparire in successione singoli di autrici, va così. Julia Holter ha annunciato per agosto il nuovo disco Materia, e di conseguenza propone il primo singolo Fantasy, che invero non trovo tra le sue cose più ispirate — ok, brano lento che accelera poi cambiando del tutto tempo, ma la cosa inizia a sembrarmi un po’ un marchio di fabbrica inserito in modo più compiaciuto che altro. Sentiremo.

  • Ancora singolo dal nuovo disco dei Punch Brothers, gli assi del bluegrass capeggiati dall’estro mandolinistico di Chris Thile. A costo di ripeterci, The Unsung Adventures of Punch Brothers esce sul finire di luglio per i tipi della Nonesuch e sarà composto di soli brani strumentali. Stavolta tocca a un originale, Found in a Frozen Fog, forse il più impressionante uscito finora: il brano indugia e gira in tondo, tira e decelera, sorprende fino all’ultimo con un incedere quasi microtonale, eppure devoto alle radici del genere dando spazio ad alcuni micro-assoli. Bellissimo.

  • Ancora bluegrass dalla Nonesuch (l’ordine alfabetico sta davvero facendo strani scherzi), stavolta con l’instancabile Rhiannon Giddens, che con questa nuova Carolina Rain prelude al disco Hope Is the Thing with Feathers in uscita il 18 settembre. Il pezzo, un po’ alla Neil Young e omaggiante in modo chiaro quella Carolina a cui l’artista è legata per nascita e sin dall’esperienza coi Carolina Chocolate Drops, suggerisce un ritorno alle origini più marcato rispetto al precedente You’re the One di cui vi ho detto ormai quasi tre anni fa (sebbene il marito Francesco Turrisi qui ci sia, suonando la fisarmonica).

  • Tocca a una collaborazione: da una parte vi ho già parlato di Sophie Lukacs, musicista di Montreal appassionatasi però alla kora, arpa subsahariana che ha appreso a suonare dal maestro maliano Toumani Diabaté. Dall’altra parte abbiamo il chitarrista maliano Cheick Niang, a formare un duo in cui ciascun membro mette in campo uno strumento che, guardando alle origini, ci aspetteremmo più dall’altro. La collaborazione, ritardata dal recente colpo di stato in Mali, ha finalmente preso forma a Dakar. Sira sta per “viaggio” in lingua bambara e il brano è un intreccio straordinario di note rapide e precisissime che cesellano un’atmosfera di grande ariosità. Di un disco niente so, ma ce lo aspettiamo.

  • Torniamo alla psichedelia mediorientale con Od Layla Ba Ayara, EP di debutto degli israeliani Taftir per la Batov Records. Il gruppo è stato fondato dal frontman e chitarrista Tomer Ben nel momento in cui ha lasciato la città per un villaggio desertico in cui convergono artisti e musicisti, e dove ha facilmente creato un collettivo condensatosi poi nel quintetto che possiamo apprezzare ora. Per ora abbiamo il singolo Ayara (“villaggio”), registrato in presa diretta come saranno anche gli altri tre brani, dagli spiccati sentori analogici e sviluppato intorno a un groove ricorsivo e incessante. I membri hanno tutti esperienza con gruppi strutturati, e lo si può apprezzare nell’impeccabile esecuzione. Molto molto interessante. L’EP esce i primi di agosto.

  • Un sacco di bluegrass a questo giro: stavolta tocca ai nostri amati The Dead South da Regina nel Saskatchewan, con un’altra cover delle loro — bluegrassara e perciò derivativa, secondo la Regola d’Oro del BluegrassTM da me medesimo individuata in natura. Stavolta tocca ai Decemberists e alla loro Rox in the Box. Nessun annuncio di dischi per il momento — l’ultimo disco di originali, il bel Chain & Stakes, ha già due anni, per cui volendo… Vedremo.

  • Chiudiamo nel Malawi con Waliko Makhala, etnomusicologo e organizzatore di festival locali con cui si sta sforzando di creare un vero e proprio folk revival dell’Africa sud-orientale. L’operazione sta prendendo la forma di una raccolta, Sounds of Malawi, di cui aspettiamo il primo volume sul finire di luglio per i tipi della Hen House Studio di Venice, California. Il primo singolo proposto, Moto Wayaka, è suonato e cantato dallo stesso Waliko, che si dimostra ottimo chitarrista, e offre un groove fuori dal comune.

Completano l’offerta nuovi brani da Al Khair, Anaïs Rosso, BCUC & Captain Yossarian, Ori Kaplan & Lihu Melamed.

Di seguito l’immagine da cliccare per accedere alla playlist da Deezer, che con un paio di altri clic vi permetterà di esportarla su Spotify, YouTube Music o Apple Music. Seguono i link agli scorsi due aggiornamenti e i consueti bottoni per la condivisione.

Non mi rimane che ricordarvi l’apertura del Fuori Catalogo, la mia seconda newsletter a tema libresco, a cui vi invito a iscrivervi se la dichiarazione d’intenti vi sconfinfera. Buona settimana e alla prossima!

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Read the original on alpiffero.substack.com

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