Diciamocelo: capire cosa fare “da grandi” oggi è molto difficile. Il mondo è instabile, le carriere non sono più lineari e il classico test attitudinale a crocette che si fa ogni tanto sta invecchiando rapidamente.
Qui entrano in gioco le intelligenze artificiali: se non sono oracoli né palle di cristallo, nulla ci vieta di provare a usarle come strumenti per hackerare il sistema dell’orientamento e renderlo finalmente su misura per te.
Il vecchio orientamento era “taglia unica”. Le nuove intelligenze artificiali, invece, lavorano come gli algoritmi di raccomandazione: possono analizzare cosa ti piace, dove vai forte, ma anche dove fai fatica o ti annoi. L’idea è scovare connessioni che a occhio nudo non si vedono. Magari vai bene in matematica ma odi la teoria astratta? Un sistema di IA potrebbe suggerirti l’ingegneria ambientale o la robotica invece della solita facoltà scientifica standard. In Marocco, sistemi simili hanno già aiutato a prevedere chi rischiava di mollare gli studi, permettendo di provare a intervenire prima che fosse troppo tardi.
Non è fantascienza. Negli Stati Uniti gli studenti usano già le IA per co-progettare i propri corsi. Qui in Italia, università come la LUISS stanno sperimentando assistenti virtuali agli open day per darti risposte immediate su sbocchi e corsi, senza farti perdere troppo tempo in code agli sportelli, anche se ogni tanto un tocco umano può fare la differenza. Il punto non è tanto farsi dire “cosa fare”, ma esplorare scenari realistici basati sui dati: se scelgo questo, quali sono le probabilità reali di trovare il lavoro che voglio?
Questa è forse la parte più utile per te. Le intelligenze artificiali possono analizzare quello che sai fare e quello che ti piace, e poi combinare questa analisi con quella dell’offerta scolastica e anche del mondo del lavoro. Puoi fare un percorso “a ritroso”:
imposti l’obiettivo (es. “voglio lavorare nella green economy”)
racconti le tue capacità
un’IA come ChatGPT o Gemini ti mostra quali competenze ti mancano oggi (skill gap)
ti suggerisce le tappe formative (laurea, corsi, certificazioni) per arrivarci.
Non è tutto oro quel che viene dai modelli linguistici le intelligenze artificiali imparano dal passato, e il passato è pieno di pregiudizi. C’è il rischio concreto che un algoritmo suggerisca carriere umanistiche alle ragazze e scientifiche ai ragazzi solo perché “storicamente è andata così”. Devi usare questi strumenti con spirito critico: le intelligenze artificiali propongono, ma tu disponi delle tue scelte.
Inoltre, c’è la questione della privacy. In Italia e in Europa siamo “coperti” dal GDPR: questo significa che hai diritto a sapere come vengono usati i tuoi dati e, soprattutto, che nessuna decisione automatizzata può determinare il tuo futuro senza l’intervento umano. La legge è dalla tua parte: l’algoritmo è un supporto, uno strumento, ma la responsabilità finale e la libertà di scegliere devono restare umane.
Senza fare previsioni che rischiano di invecchiare male, il futuro dell’orientamento sarà ibrido. Usa le intelligenze artificiali per mappare il territorio, simulare scenari e capire i trend del mercato. Ma ricorda che l’algoritmo non può “sentire” se un ambiente ti metterà a tuo agio o ti renderà felice. Usa i dati per orientarti, ma lascia che siano l’istinto e le relazioni umane a decidere la destinazione.
Rita Levi Montalcini era una giovane donna ebrea quando, durante il periodo del fascismo e della seconda guerra mondiale, vennero approvate le leggi razziali italiane: era il 1938. Era già laureata in medicina – veniva da una famiglia colta e benestante e aveva avuto ottime possibilità – quando le fu vietato di frequentare l’università e di lavorare nei laboratori di ricerca. Migrò in Belgio, poi tornò a Torino e trasformò la sua camera da letto in un laboratorio “segreto”. Continuare a studiare di nascosto, con strumenti di fortuna, fu il suo modo di dire no all’oppressione, un atto di resistenza intellettuale. Non divenne un genio grazie alle difficoltà, ma riuscì a preservare la sua identità di scienziata nonostante quelle difficoltà, grazie a una preparazione solidissima. In quelle condizioni difficili, con le bombe che cadevano sulla città e la necessità di rimanere nascosta per sfuggire all’olocausto, gettò le basi per scoprire l’NGF (Nerve Growth Factor), una proteina fondamentale che controlla la crescita delle cellule nervose. Una scoperta che ha rivoluzionato la medicina e le è valsa il Premio Nobel.
La sua storia non serve a dirci “se vuoi puoi”, perché a volte volere non basta: servono mezzi e opportunità. Ma ci ricorda che la competenza che riesci a costruirti è una base difficile da portarti via. Studiare non serve solo a “trovare lavoro”, ma a costruirsi una cassetta degli attrezzi per leggere la realtà e restare liberi, anche quando il contesto intorno è difficile.
Un corso gratuito per imparare l’AI agentica, nuova frontiera delle intelligenze artificiali (i cinque giorni intensivi sono terminati, ma il corso si può seguire in qualunque momento.
Alpha Test ha fatto il suo chatbot dentro ChatGPT. Si chiama Alphonso e si può usare per iniziare a esplorare il mondo dei testi universitari (qui abbiamo raccontato come abbiamo fatto).
È una buona idea cominciare a “giocare” con questi strumenti. Qui trovi un po’ di risorse da cui partire per capire come si addestra un’AI e come si crea con le macchine, senza subirle.
Nessun post

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.