L’avrete già visto su Instagram, ma la chiamata per il settimo numero di Alkalina è aperta!
La finestra degli invii sarà aperta dal 27 Gennaio al 31 Maggio, ma ci riserviamo il diritto di estenderla se necessario.
Come al solito tutte le informazioni del caso sono su https://www.alkalina.net/invia.
Come da tradizione da quando abbiamo iniziato con i numeri a tema, il tema potrebbe essere un po’ oscuro. Permettetemi allora di chiarire: non basta che i racconti siano scritti in italiano, da un’autrice italiana, o che parlino di persone in italia per essere in tema1.
Vogliamo sentir parlare di questo paese, certo, ma con alcuni cambiamenti significativi. Italia si, ma diversa. Dopotutto siamo e saremo una rivista di speculativa. In che modo diversa? Pensate a cosa per voi vuol dire Italia, o magari a un singolo aspetto della vita nella penisola, che sia critico, neutro, positivo, folkloristico o via via.
Ora aumentatelo cento volte fino a fargli assumere proporzioni grottesche.
Per esempio, siete alla fermata dell’autobus, che non arriva.
Non è in ritardo, si è sfasciato durante la corsa e ogni passeggero si è portato a casa un pezzo.
Oppure è stato bloccato dal sindacato dei cinghiali.
Oppure il guidatore è Brancaleone da Norcia.
Questo è un metodo che potrebbe farvi trovare l’ispirazione giusta, ma non il solo.
Un grande avvantaggiato di questo tema è il genere distopico. Con una sana dose di pessimismo e un minimo di ispirazione tratta dalla realtà, non vi sarà difficile scrivere un racconto distopico italiano. Ma come al solito è importante ricordare che tutti i generi del fantastico sono ammessi, dal fantascientifico a ogni tipo di *-punk, dal fantasy all’horror e via dicendo.
Impossibile negare che già a scrivere ITALVIA ci stiamo riferendo, neanche tanto velatamente, a un periodo storico preciso. Spero che nessuno abbia bisogno di sentirsi ripete che Alkalina è una rivista fieramente antifascista. Ma questo non vuol dire che di fascismo non si possa parlare, che non si debba parlare, e che non si debba riderne.
D’altronde è difficile interpretare se non in modo squisitamente sarcastico alcuni degli slogan tipici del ventennio. E i suoi nostalgici, se da una parte ci fanno certo schifo, dall’altra sono dei personaggi macchiettistici per definizione.
Riappropiarsi quindi dell’estetica del fascismo per - francesismo - prenderlo per il culo, quindi, è una cosa che ci piace.
E qui torniamo al tema della call: il sarcasmo. Vogliamo racconti che siano provocatori anche di quel nazionalismo gretto che si infila così facilmente nella vita di tutti i giorni. Ci piacerebbe ricevere racconti scanzonati, a volte vignettistici. Pensate a due poveracci buttati nel Colosseo prima dei giochi che si guardano negli occhi e si dicono: Certo che siamo fortunati a vivere nel paese più bello del mondo!2
Un’altra interpretazione possibile è ITALIA VIA. Non c’é bisogno che vi spieghi che genere di racconti potrebbero associarsi con il tema, magari una fuga di cervelli, ma letterale. Dopotutto chi non ha sentito le meningi premere contro il cranio dopo una maratona di talk show?
Ma sto scivolando nella chiacchera a ruota libera, quindi è meglio concludere. La redazione aspetta i vostri racconti!
E ve lo dice uno che in genere polemizza contro la retorica degli “autori italiani”, che sa tanto di “formaggi nostrani”
Mi sorprende che non ci sia una vignetta del genere sulla settimana enigmistica.
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