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Lumina · Jun 9, 2026

🇺🇸 Palantir e i servizi segreti americani

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Nell’uscita di oggi

  • 🇺🇸 Palantir e i servizi segreti americani

  • 🌍🔥 Cosa è successo nel mondo questa settimana

di Daria Luisa Petrucci

In un mondo interconnesso, dominato dall’intelligenza artificiale e dalle tecnologie di social scoring, Peter Thiel, co-fondatore di Palantir insieme ad Alex Karp, una delle più importanti aziende high-tech produttrici di software utilizzati dai governi, sostiene ormai da anni che libertà e democrazia non siano più compatibili.

Per quanto una simile prospettiva possa apparire distopica, si tratta di uno scenario che sembra sempre meno lontano.

Nel 2025 le Forze armate statunitensi hanno firmato con Palantir un accordo da 10 miliardi di dollari che ha unificato in un unico contratto 75 accordi separati riguardanti la gestione del campo di battaglia, la logistica della catena di approvvigionamento, i sistemi del personale e l’analisi dell’intelligence.

Secondo Le Monde Diplomatique, Washington non stava “solo” acquistando un software: stava formalizzando una dipendenza che, di fatto, esisteva già.

Il governo statunitense si avvale, infatti, di diversi servizi forniti dall’azienda, in particolare di Gotham, una piattaforma sviluppata originariamente con il contributo della Cia e progettata per attività di intelligence e Difesa, capace di analizzare grandi quantità di dati per identificare minacce, connessioni tra soggetti e schemi ricorrenti in scenari militari e di sicurezza.

A questa si affianca Foundry, un software più generalista che consente di integrare e rendere interrogabili enormi quantità di dati provenienti da organizzazioni complesse.

Si tratta del software che il Doge utilizza per automatizzare la gestione del bilancio federale, del welfare, della sanità, dei dati amministrativi e delle operazioni interne dello Stato.

A completare il quadro c’è Maven Smart System, una piattaforma di comando e supporto decisionale basata sull’intelligenza artificiale, sviluppata dal Dipartimento della Difesa in partnership con Palantir, che integra dati provenienti da fonti diverse per supportare le decisioni operative in tempo reale.

L’utilizzo di questi sistemi genera un concreto problema di dipendenza tecnologica e algoritmica, determinato da due fattori: da un lato, l’estrema difficoltà di abbandonare il sistema una volta adottato; dall’altro, il modo in cui Palantir è riuscita a radicarsi all’interno degli apparati statunitensi.

Per comprendere il rischio di sicurezza rappresentato da Palantir bisogna partire da un’osservazione tecnica prima ancora che politica.

I prodotti dell’azienda non sono semplici software: sono piattaforme che non si limitano ad analizzare dati, ma costruiscono il modello stesso attraverso cui un’organizzazione interpreta la realtà.

Se uno Stato fonda la propria capacità decisionale su un’ontologia proprietaria sviluppata da un’azienda privata, cambiare fornitore significa smontare il sistema nervoso delle proprie operazioni (lock-in).

È in questo senso che Le Monde Diplomatique definisce Palantir il «sistema operativo de facto del governo degli Stati Uniti». Una volta costruita la propria architettura di intelligence attorno a Palantir, uscirne diventa tecnicamente e politicamente proibitivo.

Nonostante si tratti di una questione apparentemente tecnologica, il nocciolo del problema ha ben poco di informatico. Chi analizza i dati dell’intelligence decide, di fatto, cosa vedere e cosa ignorare, quali minacce considerare reali e quali trascurabili, quali connessioni siano rilevanti e quali scenari appaiano plausibili.

La seconda dimensione del problema è istituzionale e riguarda il modo in cui Palantir, fondata da Peter Thiel e Alex Karp, si è inserita negli apparati statunitensi non soltanto attraverso i contratti, ma anche attraverso le persone.

Il rapporto del Tech Transparency Project (Ttp, febbraio 2025) documenta come l’azienda abbia costruito nel corso degli anni un intenso flusso di personale tra i propri uffici e alcune delle istituzioni più sensibili di Washington: la Casa Bianca, la Cia, il Congresso e il Dipartimento della Difesa.

In particolare, il rapporto evidenzia una relazione particolarmente stretta con l’Ufficio per il Digitale e l’Intelligenza Artificiale del Pentagono, l’organo che supervisiona l’adozione di programmi basati su dati e Ia in tutto il Dipartimento della Difesa e che, di fatto, decide se e come acquistare prodotti come quelli sviluppati da Palantir.

Il passo successivo conduce alla Defense Intelligence Agency (Dia), l’agenzia del Pentagono incaricata della raccolta e dell’analisi dell’intelligence militare estera.

La Dia stava sviluppando da anni un proprio sistema proprietario per la gestione dei dati, ma è stata pubblicamente contestata da Palantir, che ha accusato l’agenzia di sprecare denaro pubblico ignorando soluzioni commerciali già disponibili, cioè le proprie.

La Casa Bianca di Trump si è schierata apertamente con Palantir. Il cofondatore e presidente dell’azienda, Peter Thiel, mentore di lunga data del vicepresidente JD Vance, esercita un’influenza significativa sulla nuova amministrazione grazie ai suoi legami con numerosi funzionari vicini al Presidente.

Il Ttp ha scoperto che la pratica di Palantir di assumere ex funzionari governativi è molto più estesa di quanto precedentemente noto. L’azienda sta facendo incetta di veterani provenienti dalla Casa Bianca, dalla Cia, dal Congresso e dal Dipartimento della Difesa, inclusi dipendenti di un importante ufficio del Pentagono.

Le porte girevoli, a dirla tutta, funzionano in entrambe le direzioni. Se da un lato Palantir recluta personale proveniente dalle principali istituzioni federali, dall’altro suoi ex dirigenti e manager stanno assumendo posizioni sempre più influenti all’interno dell’apparato statale.

Un ex dirigente dell’intelligence di Palantir è oggi responsabile informatico del governo federale. Un altro ex manager occupa una posizione di vertice nei sistemi informatici del Dipartimento della Salute, che nel frattempo ha assegnato all’azienda quasi 300 milioni di dollari in appalti pubblici.

Secondo Le Monde Diplomatique, quattro ex dirigenti tecnologici provenienti da Palantir e da altre aziende vicine all’ecosistema Thiel sono stati promossi al grado di tenente colonnello in una nuova unità del Pentagono creata nel 2025.

Se l’idea che una società privata possa esercitare un’influenza crescente sull’intelligence americana e sugli apparati decisionali dello Stato appare già sufficientemente distopica, è evidente che, nel mondo interconnesso di oggi, le conseguenze non resterebbero circoscritte agli Stati Uniti. Il teatro più esposto è l’Europa.

Il problema europeo è speculare: i governi del Vecchio continente si trovano costretti a scegliere tra dipendenza e irrilevanza tecnologica, poiché semplicemente non esistono alternative europee credibili in grado di competere per scala e capacità.

Il vuoto tecnologico è reale e i governi stanno colmandolo con ciò che è disponibile. Nessuna azienda europea è oggi in grado di offrire piattaforme comparabili a quelle sviluppate da Palantir.

Questo significa che gli Stati europei stanno costruendo le proprie infrastrutture di sicurezza su tecnologie americane controllate da soggetti privati portatori di una precisa agenda politica.

Il Regno Unito ha affidato a Palantir la gestione dei dati sanitari di decine di milioni di cittadini e ha firmato una partnership nel settore della difesa del valore di 1,5 miliardi di sterline.

La Germania utilizza strumenti di sorveglianza basati sulle tecnologie dell’azienda in diversi Länder e sta valutando di estenderne l’impiego a livello federale. La Bundeswehr è legata all’ecosistema Palantir attraverso un accordo con Rheinmetall, uno dei principali produttori tedeschi di armamenti.

Inoltre, anche qualora dovesse nascere un’alternativa europea, se Palantir consolidasse il controllo sull’intelligence americana gli alleati Nato che condividono informazioni con Washington si troverebbero di fronte a una situazione senza precedenti: i dati trasmessi potrebbero transitare attraverso sistemi gestiti da un’azienda privata dotata di propri interessi e di una propria visione politica.

Come documentato dal Tech Transparency Project, la strategia di Palantir segue un copione ben preciso: attività di lobbying sempre più intensa, 5,7 milioni di dollari nel 2024 contro un milione nel 2016, personale collocato in posizioni chiave e una rete di fondazioni e iniziative finalizzate a costruire consenso culturale e intellettuale.

È lo stesso schema adottato dai grandi colossi tecnologici prima di lei. La differenza è che Palantir lo applica non al mercato pubblicitario o all’e-commerce, bensì ai servizi segreti e alla Difesa.

Settori nei quali la trasparenza è strutturalmente limitata, il controllo democratico debole e il costo dell’uscita da una dipendenza può essere misurato in termini di sicurezza nazionale.

Gli Stati Uniti non sono privi di strumenti per contenere l’influenza di Palantir, come dimostra la loro lunga tradizione di controllo dei grandi centri di potere economico.

La differenza, rispetto ai precedenti storici, è che questa volta la partita si gioca all’interno degli apparati della sicurezza nazionale e dell’intelligence, settori nei quali il confine tra interesse pubblico e dipendenza da un attore privato risulta molto più difficile da tracciare.

Chi controlla l’intelligence americana controlla una parte significativa della visione del mondo sulla quale si fondano le decisioni di buona parte dell’Occidente.

Quando uno Stato delega a una piattaforma privata l’analisi dei dati sui quali basa le proprie decisioni operative, in ambito militare, di intelligence, sanitario, di welfare o di controllo dell’immigrazione, non sta semplicemente esternalizzando un servizio.

Sta cedendo una parte della propria capacità di giudizio a un sistema algoritmico le cui logiche di funzionamento, le cui priorità e i cui bias sono determinati da chi ha progettato il software.

Non si tratta soltanto di un fenomeno di corporate capture, ma di una trasformazione della sovranità stessa.

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