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Lumina · May 30, 2026

🇱🇧 Le divisioni del Libano dietro la guerra con Israele

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Tra Hezbollah, Israele e influenze regionali, Beirut fatica a parlare con una sola voce; cosa è successo nel mondo questa settimana

Nell’uscita di oggi

  • 🇱🇧 Le divisioni del Libano dietro la guerra con Israele

  • 🌍🔥 Cosa è successo nel mondo questa settimana


🇱🇧 Le divisioni del Libano dietro la guerra con Israele

Archivo:Beiteddine - drapeau libanais.jpg - Wikipedia, la enciclopedia libre

di Lorenzo Timitilli

Nel corso degli ultimi mesi, a fronte dell’ennesima invasione israeliana del sud del Libano iniziata il 16 marzo 2026, sono state rilanciate le trattative di pace tra Israele e lo Stato libanese.

Quello che sembra uno spiraglio diplomatico per la fine del conflitto non tiene conto delle caratteristiche strutturali del Paese dei Cedri, segnato da una forte divisione politica e giuridica che rispecchia le differenze religiose, comunitarie e sociali interne.

Andare alla radice di queste ultime è necessario per capire l’ordinamento statale del Paese e di conseguenza la sua inconsistenza nel presentarsi come un attore sovrano capace di decidere delle sorti di tutto il territorio.

All’origine delle divisioni comunitarie

Storicamente provincia dell’Impero Ottomano, l’emirato del Monte Libano accolse molte delle comunità più marginalizzate del califfato, tra cui i cristiani maroniti, i drusi e gli sciiti.

A seguito di una breve parentesi di dominio egiziano tra il 1832 e il 1840, in Libano cominciarono a manifestarsi forti ingerenze occidentali, francesi su tutte.

La Francia si pose come protettrice dei cristiani per favorirne le spinte centrifughe e indebolire la struttura dell’Impero Ottomano attraverso un’influenza economica e culturale che portò i maroniti a divenire potenti tanto quanto i sunniti.

Cominciarono così le prime territorializzazioni delle comunità con l’istituzionalizzazione della prassi di scegliere i propri governanti sulla base dell’appartenenza religiosa.

Tali eventi, uniti al sistema dei Millet che concedeva autonomia alle varie minoranze in cambio della sottomissione all’impero, formano la base della settorializzazione odierna.

Questa prende la forma di un sistema istituzionale che riconosce lo Stato libanese come unico e indivisibile, ma mantiene la divisione confessionale, riservando alle principali fedi specifici ruoli governativi: il presidente della Repubblica cristiano, il Primo ministro sunnita e il presidente del Parlamento sciita.

Sebbene la divisione comunitaria delle istituzioni libanesi si proponga come garante delle autonomie e dei diritti delle varie minoranze, tale schema ha portato negli anni all’esacerbarsi delle differenze.

Le varie comunità hanno iniziato a percepirsi come corpi a sé e a costruire milizie per difendere i propri interessi, situazione che unita alla “scomoda” diaspora palestinese e alle ingerenze di Siria e Israele porterà allo scoppio della guerra civile (1975-1990).

È nel contesto bellico che nel 1982 nasce Hezbollah (Partito di Dio), milizia protettrice della popolazione sciita principalmente radicata a sud.

Questa, rimasta armata per combattere l’occupazione israeliana fino alla vittoria ottenuta il 25 maggio del 2000, saprà anche organizzarsi come attore sociale capace di soddisfare i bisogni della cittadinanza più marginalizzata del Paese.

Economicamente più poveri, lontani dai principali organi di potere e geograficamente esposti agli attacchi israeliani, gli sciiti erano e sono abbandonati dallo Stato, incapace di farsi garante di tutta la cittadinanza.

È bene comprendere come Hezbollah, nonostante il chiaro supporto della Repubblica Islamica, sia a tutti gli effetti un attore locale, prodotto del contesto sociale e culturale libanese dal quale non può essere espunto.

Il suo successo non risiede nei fondi iraniani o nella capacità bellica, ma nel sentirsi rappresentante della propria comunità, nell’essere parte integrante del tessuto sociale per il quale agisce.

È la stessa società civile a rappresentare un potente strumento politico attraverso le agitazioni di piazza, arma che il Partito di Dio usa per far sentire la propria voce al di fuori delle istituzioni.

Religious Demographics of Lebanon Map

Le comunità tra Israele e Iran

Tali divisioni vengono cavalcate dai poteri regionali in maniera diversa. Al riaccendersi delle ostilità anche sul fronte libanese a seguito del 7 ottobre, lo Stato ebraico ha colpito con forza le postazioni di Hezbollah nel sud del Paese, ha lanciato un’invasione di terra e non ha risparmiato colpi verso la capitale Beirut e il resto del territorio, interessando anche le altre comunità nazionali.

L’esercito regolare si è mostrato incapace di difendere il territorio, il cui onere è ricaduto esclusivamente sul Partito di Dio, ormai unico protettore del sud.

L’azione di Israele è volta ad accentuare la divisione interna al Libano, nel tentativo di esacerbare l’odio di cristiani e sunniti contro gli sciiti e Hezbollah.

I durissimi bombardamenti di Beirut dell’8 aprile, che hanno interessato anche i quartieri centrali, mostrano il tentativo israeliano di coinvolgere l’intera popolazione libanese nel conflitto per aumentare le ostilità interne.

Nella sua avanzata nel sud, lo Stato ebraico ha lanciato messaggi verso i cittadini cristiani e drusi invitandoli a cacciare i compatrioti sciiti da città e villaggi in cambio della possibilità di restare.

La minaccia di Bezalel Smotrich di distruggere dieci edifici per ogni attacco con drone da parte di Hezbollah rappresenta ancora il tentativo di indicare quest’ultimo come unico responsabile delle sofferenze dei libanesi, nel tentativo di spingerli all’ostilità verso la componente sciita.

L’azione israeliana prosegue nel campo della propaganda attraverso la diffusione di video in lingua araba, sui social e su alcuni canali come Al-Arabiya, che promuovono la normalizzazione dei rapporti tra Paesi arabi e lo stesso Stato ebraico.

Questo però avviene attraverso l’identificazione di Hezbollah come “nemico della pace”, che divide fisicamente e politicamente i libanesi dagli ebrei.

Come mostrato in alcune interviste realizzate da Middle East Eye, tale propaganda ha un certo effetto soprattutto sulla fascia di popolazione più benestante e relativamente lontana dal conflitto.

D’altro canto, l’azione di resistenza dei miliziani è un’arma a doppio taglio. Dopo il grande successo della cacciata dell’occupazione di Tsahal (Idf) dal sud del Libano avvenuta nel 2000 e la successiva vittoria nel 2006 nel fermare la nuova offensiva israeliana, il Partito di Dio ha acquistato notevole ammirazione e legittimità, non solo tra gli sciiti.

Sebbene nasca come milizia islamista di ideologia Khomeinista, nella sua evoluzione come partito politico, Hezbollah non ha mai agito in maniera sovversiva contro lo Stato libanese, ha invece interpretato un ruolo di contrapposizione costruttiva, una contestazione critica nei confronti del governo nel tentativo di perseguire un interesse generale.

La retorica degli uomini di Hassan Nasrallah vede l’uso della fede come strumento per promuovere il nazionalismo per combattere l’occupazione israeliana.

In questo schema, la propria azione di rappresentanza e protezione non includeva solo gli sciiti in quanto tali, ma tutti gli “oppressi” e i bisognosi di aiuto del Libano meridionale, coprendo le mancanze dello Stato.

Nonostante ciò, la sua legittimità è stata intaccata dagli ultimi avvenimenti. Se il coinvolgimento nella guerra in Siria ha “intaccato” la sua immagine a livello internazionale, il recente supporto bellico ad Hamas e all’Iran rischia di scalfirne autorevolezza e prestigio agli occhi dei suoi sostenitori.

Sebbene il cessate il fuoco del 27 novembre 2024 non sia mai stato rispettato da Tsahal, la rappresaglia di Hezbollah a seguito dell’uccisione di Khamenei il 1° marzo ha riportato la guerra su larga scala in Libano.

Alcuni libanesi, persino a Dahieh, storica roccaforte sciita, cominciano a percepire la stanchezza, non capendo il motivo per cui debbano soffrire a causa di ciò che succede in Iran.

È proprio la vicinanza con la Repubblica Islamica, che è stata fondamentale sia per il Partito di Dio, che per la stessa popolazione libanese che ha beneficiato di importanti aiuti economici, a spaventare i cittadini comuni.

Per alcuni l’elemento nazionalista ha più importanza dell’Islam e della questione palestinese e la mossa di Hezbollah di farsi coinvolgere nella grande guerra mediorientale potrebbe portare a delle divergenze interne.

File:2006 Lebanon War. XXX.jpg
Soldati israeliani durante la guerra contro Hezbollah nel 2006

Lo Stato libanese e il suo futuro

Poi c’è lo Stato libanese. Diviso nelle sue cariche istituzionali, spaventato e incapace di prendere una decisione sovrana.

L’impegno del Presidente Joseph Aoun nel raggiungere il cessate il fuoco con Israele tende a escludere Hezbollah dalle trattative e a incolparlo per l’invasione israeliana.

Al contrario, il Presidente del Parlamento Nabih Berri, del partito sciita Amal, ha ribadito la necessità di mantenere l’unità nazionale del Paese come obiettivo principale.

L’assetto istituzionale settorializzato viene rimarcato dalle intenzioni degli stessi leader, schierati su linee politiche differenti al punto di portare lo Stato in una paralisi politica.

Il governo libanese, avendo deciso per un impossibile e potenzialmente disastroso disarmo di Hezbollah, si dimostra comunque incapace di farsi carico dei compiti svolti dal Partito di Dio, come la difesa della patria e il sostegno ai cittadini nel sud.

Come dichiarato da Tom Barrack, inviato speciale statunitense in Siria, il Partito di Dio risulta una forza armata decisamente superiore all’esercito regolare.

Con uno stipendio più alto e un migliore equipaggiamento, i miliziani sciiti mostrano maggiore motivazione nelle proprie azioni rispetto alle Forze armate nazionali, lasciando allo Stato ben poco margine di manovra.

A oggi il Libano si ritrova di fronte a una serie di interrogativi. Fino a che punto la resistenza (muqawama) resterà legittima agli occhi della popolazione?

Lo sforzo israeliano nel creare ulteriore divisione è evidente, ma attualmente i miliziani sciiti stanno resistendo all’avanzata di Tsahal grazie all’uso di droni Fpv.

Il destino di Hezbollah va di pari passo con il successo della guerriglia. Se si dovesse raggiungere un reale cessate il fuoco sul fronte libanese, anche grazie alla pressione iraniana, il Partito di Dio riacquisterebbe grande prestigio in tutto il Paese.

A questo punto, definite come velleitarie e propagandistiche le trattative tra Israele e lo Stato libanese, il futuro del Paese si gioca sulla capacità di creare una reale integrazione delle principali forze politiche per costruire un organismo istituzionale realmente sovrano e capace di rappresentare la totalità della nazione.

Raggiungere tale scopo è possibile solo cambiando il paradigma a livello culturale e sociale, promuovendo un’idea unitaria di popolo, non più diviso in comunità religiose ma accomunato dall’elemento nazionale libanese.

Operazione che va eseguita senza sopprimere le differenze culturali comunitarie, azione che provocherebbe l’effetto contrario.


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